Il segretario generale dell’Onu Guterres: fare pace con la natura è il compito del 21esimo secolo

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Il segretario generale dell’Onu Guterres: fare pace con la natura è il compito del 21esimo secolo ultima modifica: 2020-12-31T08:00:30+01:00 da Francesco Rasero
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Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nel suo discorso sullo stato del Pianeta alla Columbia University, non ha dubbi: «fare pace con la natura è la priorità del nostro secolo».

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Pace con la Natura | Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, allo “State of the Planet” 2020.

«Fare pace con la natura è il compito fondamentale del 21esimo secolo»: António Guterres, segretario generale dell’Onu, è intervenuto al meeting internazionale “The State of the Planet” organizzato dalla Columbia University, senza usare mezze misure nel tratteggiare la situazione ambientale della Terra.

«Ci troviamo di fronte a una pandemia devastante, a nuovi livelli di riscaldamento globale e di degrado ecologico e a nuove battute d’arresto nel nostro lavoro verso obiettivi globali per uno sviluppo più equo, inclusivo e sostenibile -ha esordito il leader delle Nazioni Unite- Per dirla in parole povere, lo stato del Pianeta è incrinato».

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L’umanità sta facendo la guerra alla natura

Il discorso di Guterres è andato subito al cuore del problema, senza convenevoli. «L’umanità sta facendo la guerra alla natura. Questo è un suicidio. La natura reagisce sempre, e lo sta già facendo con crescente forza e furia».

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha quindi elencato le principali criticità ambientali a livello planetario: «La biodiversità sta collassando. Un milione di specie sono a rischio di estinzione. Gli ecosistemi stanno scomparendo sotto i nostri occhi. I deserti si stanno espandendo. Le zone umide si stanno perdendo. Ogni anno perdiamo 10 milioni di ettari di foreste. Gli oceani sono sovrasfruttati e soffocano con i rifiuti di plastica. L’anidride carbonica che assorbono sta acidificando i mari. Le barriere coralline sono sbiancate e muoiono. L’inquinamento dell’aria e dell’acqua sta uccidendo 9 milioni di persone all’anno, più di sei volte il conto attuale della pandemia».

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Clima: siamo vicini alla catastrofe

Guterres ha citato i due più recenti rapporti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale e del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), sottolineando «quanto siamo vicini alla catastrofe climatica».
Il 2020, infatti, potrebbe risultare tra i tre anni più caldi del mondo e l’ultimo decennio è stato il più caldo della storia, anche per quanto riguarda i mari.

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«Il calore dell’oceano è a livelli record: quest’anno, più dell’80% degli oceani del mondo ha sperimentato le ondate di calore marino. Nel 2020 ci sono state temperature superiori alla media nell’Artico e in Siberia; il ghiaccio marino polare in ottobre è stato il più basso mai registrato e ora il ricongelamento è il più lento mai registrato. Il ghiaccio della Groenlandia ha continuato il suo declino a lungo termine e il permafrost si sta sciogliendo e rilascia metano, un potente gas serra».

E non solo: incendi apocalittici e inondazioni, cicloni e uragani sono sempre più la nuova normalità, con un costo globale stimato in oltre 150 miliardi di dollari.

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Politiche climatiche non all’altezza della sfida

Il segretario generale dell’Onu, nel suo discorso “Fare pace con la natura”, ha quindi evidenziato come i lockdown per il Covid-19 abbiano ridotto le emissioni e l’inquinamento solo in via temporanea, ma i livelli di CO2 planetari restano a livelli record, e in aumento, e il metano è salito ancora di più.

«Nel frattempo, le politiche climatiche non sono ancora all’altezza della sfida -ha attaccato Guterres- Le emissioni sono oggi superiori del 62 per cento rispetto a quando sono iniziati i negoziati internazionali sul clima nel 1990. Oggi siamo a 1,2 gradi di riscaldamento in più e stiamo già assistendo ad estremi climatici e volatilità senza precedenti in ogni regione e in ogni continente. Ogni decimo di grado di riscaldamento è importante».

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Il dito è puntato, in particolare, contro quei Paesi che hanno sfruttato l’attuale crisi per ridurre le protezioni ambientali, che stanno espandendo lo sfruttamento delle risorse naturali o ridimensionando le proprie ambizioni climatiche. «Al di là degli annunci, tutti devono superare una prova di credibilità».

Clima e Pace sono fattori interconnessi

«Le ricadute di questo assalto al pianeta stanno ostacolando i nostri sforzi per eliminare la povertà, mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare e rendendo ancora più difficile il lavoro per la pace, poiché le perturbazioni provocano instabilità, sfollamenti e conflitti -prosegue il ragionamento di Guterres- Non è un caso che il 70% dei Paesi più vulnerabili dal punto di vista climatico siano anche tra i più fragili dal punto di vista politico ed economico».

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Il segretario Onu ha quindi ricordato che, anche nel mondo sviluppato, gli emarginati sono le prime vittime dei disastri e gli ultimi a riprendersi.

«Sia chiaro: le attività umane sono alla base della nostra discesa verso il caos. Ma questo significa che l’azione umana può aiutare a risolverlo». Ed è per questo, appunto, che la priorità del 21esimo secolo, per tutti e ovunque, deve essere quello di fare pace con la natura.

Non esiste un vaccino per il pianeta

Guterres ha proseguito il suo discorso riprendendo il parallelismo con la stringente attualità del Covid-19. «Per sconfiggere la pandemia, vediamo la speranza sotto forma di vaccino. Ma non esiste un vaccino per il pianeta e la natura ha bisogno di essere salvata».

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Pace con la Natura | Un momento del dibattito che ha coinvolto Guterres alla Columbia University

Proprio nel superare la crisi legata al Coronavirus, però, l’umanità ha una possibilità di evitare la catastrofe climatica e ripristinare il pianeta.

«È il momento di premere l'”interruttore verde”. Abbiamo la possibilità non solo di resettare l’economia mondiale, ma di trasformarla. I trilioni di dollari necessari per superare il Covid sono soldi che prendiamo in prestito dalle generazioni future. Fino all’ultimo centesimo».

Una Coalizione globale verso emissioni zero

Il leader dell’Onu ha quindi elencato le possibili azioni da intraprendere, in tre punti: raggiungere zero emissioni entro i prossimi 30 anni; allineare la finanza globale con l’Accordo di Parigi e proteggere il mondo dagli impatti climatici, a partire dalle persone e dai Paesi più vulnerabili.

«Il 2021 dovrà essere l’anno di un salto quantico verso emissioni zero e le Nazioni Unite intendono per questo dare vita a una vera e propria Coalizione globale in tal senso -ha annunciato- Servirà anche che ogni individuo faccia sua parte: come consumatore, come produttore, come investitore».

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Guterres ha quindi rimarcato quanto sia fondamentale porre fine ai sussidi per i combustibili fossili, smettere di costruire nuove centrali elettriche a carbone e spostare il carico fiscale dai contribuenti agli inquinatori.

La decarbonizzazione, in una prima fase, potrà infatti portare a un’inevitabile perdita di posti di lavoro. «Sebbene le energie pulite permetteranno di crearne di nuovi, non devono essere sottovalutati i costi umani della transizione energetica: la protezione sociale, il reddito di base temporaneo, la riqualificazione e l’aumento delle competenze possono sostenere i lavoratori e facilitare i cambiamenti».

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Adattamento e resilienza danno un doppio dividendo

Altre due parole chiave del discorso alla Columbia University sono state “adattamento” e “resilienza”. «Siamo in una corsa contro il tempo per adattarci a un clima in rapido cambiamento e ogni dollaro investito nell’adattamento al climate change potrebbe fruttare quasi 4 dollari in benefici –ha rimarcato il segretario Onu– Pertanto, abbiamo sia un imperativo morale che un chiaro motivo economico per sostenere i Paesi in via di sviluppo, a partire da quelli insulari, ad adattarsi e a costruire la resilienza agli impatti climatici attuali e futuri, in modo preventivo e sistematico».

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Sistemi di allerta precoce, infrastrutture resistenti al clima, miglioramento dell’agricoltura, protezione degli ecosistemi sono tra gli strumenti per «dare al mondo un doppio dividendo»: evitare perdite future e generare guadagni economici e altri benefici.

In parallelo, la necessità globale è quella di investire nella biodiversità -aumentando le aree di conservazione delle specie e degli ecosistemi e rinunciando ad agricoltura e pesca intensive– e di ridurre in parallelo l’inquinamento dei mari, proteggendo coste e oceani.

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«La drastica riduzione della deforestazione e il ripristino delle foreste rappresentano la più grande opportunità per la mitigazione del clima basata sulla natura -ha messo in evidenza Guterres- Le conoscenze indigene, distillate in millenni di stretto e diretto contatto con la natura, possono aiutare a indicare la strada: le popolazioni indigene costituiscono infatti meno del 6% della popolazione mondiale, ma sono responsabili dell’80% della biodiversità terrestre».

Trasformare la produzione e il consumo di cibo così come investire nella sostenibilità urbana e nei trasporti saranno le altre sfide a cui il Pianeta è chiamato fin dai prossimi mesi.

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Dall’emergenza alla speranza: la lezione del 2020

Il segretario generale dell’Onu conclude con una visione positiva del futuro: «Ho dettagliato un’emergenza, ma vedo anche la speranza».

Città sempre più green, l’economia circolare che prende piede, nuove leggi a tutela dell’ambiente rappresentano, per Guterres, le avanguardie di un nuovo mondo che sta prendendo forma, spinto anche dalle nuove generazioni impegnate per il clima.

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Guterres, durante il suo discorso alla Columbia University sullo “stato del Pianeta”, ha dichiarato che l’umanità deve fare pace con la natura se vuole vincere le sfide del 21esimo secolo

Da qui, il suo appello finale: «Questo è il momento della verità per le persone e per il pianeta: il Covid e il clima ci hanno portato a una soglia. Non possiamo tornare alla vecchia normalità della disuguaglianza, dell’ingiustizia e del dominio incurante sulla Terra. Dobbiamo invece procedere verso un percorso più sicuro, più sostenibile e più equo. La porta è aperta, le soluzioni ci sono e dobbiamo percorrerle insieme. La solidarietà è umanità. La solidarietà è la sopravvivenza. Questa è la lezione del 2020: con il mondo che cerca disordinatamente di contenere la pandemia, impariamo la lezione e cambiamo rotta per il periodo cruciale che ci attende».

[Foto: un.org]

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Giornalista pubblicista, dal 1998 scrive su carta stampata e online. Oggi è vicedirettore di un giornale di informazione locale e gestisce Altrov*e, start-up che si occupa di copywriting e comunicazione. Ha lavorato per oltre un decennio nel settore ambientale, oltre ad aver organizzato svariati eventi culturali, in ambito artistico, cinematografico e teatrale. È appassionato di viaggi, in particolare nell’area balcanica e nell’Est Europa, dove ha seguito (e segue) alcuni progetti di volontariato. Ama conoscere, progettare, fotografare e stare a contatto con le persone. Ma ancora di più ama il rugby, i suoi gatti e la sua nuova famiglia.

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