Test del Dna ai cani

Test del Dna ai cani per contrastare l’abbandono delle feci

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Test del Dna ai cani per contrastare l’abbandono delle feci ultima modifica: 2024-04-04T06:38:09+02:00 da Francesco Rasero
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Si moltiplicano in Italia -dal Piemonte all’Alto Adige- le iniziative per far mappare il Dna dei cani tramite appositi test, in modo da creare delle banche dati per individuare chi abbandona le feci senza raccoglierle. E non solo

Far fare il test del Dna ai cani e creare una banca dati genetica: queste le misure che sempre più Amministrazioni in tutta Italia stanno sperimentando per contrastare l’inciviltà (dei proprietari) e per tutelare maggiormente gli animali.

Dall’inizio di quest’anno la mappatura è obbligatoria per legge, ad esempio, in tutta la Provincia autonoma di Bolzano, così come in diversi altri Comuni in giro per lo stivale. Uno dei primi è stato quello di Carmagnola, in Piemonte.

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Il progetto nel Comune di Carmagnola (Torino)

«L’idea è nata come strumento per provare a dare una risposta diversa a un problema molto presente nella nostra città come praticamente ovunque: quello delle deiezioni canine che non vengono raccolte dai proprietari, andando a lordare strade, marciapiedi e aree verdi pubbliche», spiega l’assessore all’igiene urbana del Comune piemontese, Massimiliano Pampaloni, che lanciò l’iniziativa già nel 2018 e che da allora è già stato contattato da decine di colleghi amministratori pubblici, desiderosi di provare a “copiare” il progetto.

«All’epoca venne aggiornato il regolamento civico relativo al benessere animale, introducendo l’obbligo di mappatura del Dna per tutti i proprietari di cani e la possibilità. almeno inizialmente, di poter fare i test gratuitamente, pagati dalle casse comunali -prosegue, stimando il costo complessivo dell’operazione in circa 100 mila euro- Poi è arrivato il Covid e tutto ha subito un forte rallentamento. Ma non ci siamo dati per vinti».

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E così, nelle scorse settimane, Carmagnola ha potuto annunciare di aver individuato -e multato, con sanzioni fino a 500 euro- i primi sei “padroni incivili” che avevano sporcato alcuni spazi pubblici, riuscendo a risalire alla loro identità tramite il profilo genetico del cane.

«Abbiamo dimostrato che il sistema funziona: ora lo mettiamo a pieno regime e, in parallelo, andiamo a verificare caso per caso quelli che ancora, dopo anni, non hanno rispettato l’obbligo di fare il test -conclude l’assessore- Questo annoso problema di igiene e di decoro potrà finalmente essere combattuto in modo concreto: limitandosi, come si faceva in passato, solo a multare i pochi che venivano colti in flagranza non vi erano infatti risultati significativi».

Già solo l’effetto-deterrente, stando a quanto riportato dallo stesso Pampaloni in Consiglio comunale, ha fatto calare le deiezioni abbandonate sul territorio del suo Comune di almeno il 70%.

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L’Istituto Zooprofilattico promuove il test del Dna ai cani

Fin dalle origini del progetto, Carmagnola è stata affiancata nel progetto del Dna canino dall’Istituto Zooprofilattico del Piemonte e della Valle d’Aosta, che ha supportato il Comune torinese dal punto di vista tecnico e scientifico nel definire modalità e procedure sia per quanto riguarda la prima fase di mappatura sia per la raccolta e l’analisi delle feci abbandonate.

«Risalire ad un individuo grazie all’analisi del suo Dna è una tecnica ampiamente utilizzata in genetica forense umana, spesso per risalire a chi si è reso colpevole di aver commesso un crimine -commenta il medico veterinario Pier Luigi Acutis, dirigente della Struttura Genetica e Tecniche omiche avanzate dell’Istituto di Torino- Analoghi principi di analisi sono utilizzati dal nostro laboratorio nell’ambito del progetto di lotta alla fecalizzazione canina».

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A partire dal tampone salivare, un prelievo non invasivo e non doloroso per il cane, si va infatti a creare una “carta d’identità” genetica di ogni singolo animale, basata sull’analisi di 17 marcatori, piccole sequenze di Dna che rendono unico ogni animale.

«Si tratta, ovviamente, dello stesso profilo genetico che è individuabile anche nelle deiezioni canine: diventa quindi facile confrontare quanto ottenuto con tutti i dati dei cani residenti nel Comune e individuare il “responsabile” in modo inequivocabile», prosegue Acutis.

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Il dirigente veterinario, inoltre, sottolinea come l’iniziativa vada vista anche a tutela della salute pubblica e di quella animale, oltre a contribuire a migliorare l’igiene urbana di un territorio.

«In questo modo si previene la diffusione di malattie infettive: è noto, infatti, che le deiezioni abbandonate nell’ambiente possono essere veicolo di agenti patogeni pericolosi per altri cani e anche per l’uomo -spiega- La determinazione del profilo genetico è inoltre un beneficio anche per i proprietari, in quanto consente di identificare il proprio cane in caso di furto, smarrimento, investimento oppure qualora il microchip non fosse più leggibile».

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Test del Dna ai cani per contrastare l’abbandono delle feci ultima modifica: 2024-04-04T06:38:09+02:00 da Francesco Rasero

Giornalista pubblicista, dal 1998 scrive su carta stampata e online. Oggi è direttore responsabile di una testata locale e gestisce Altrov*e, start-up che si occupa di copywriting e comunicazione. Ha lavorato per oltre un decennio nel settore ambientale, oltre ad aver organizzato svariati eventi culturali, in ambito artistico, cinematografico e teatrale. È appassionato di viaggi, in particolare nell’area balcanica e nell’Est Europa, dove ha seguito (e segue) alcuni progetti di volontariato. Ama conoscere, progettare, fotografare e stare a contatto con le persone. Ma ancora di più ama il rugby, i suoi gatti e la sua nuova famiglia.

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