27 Ottobre 2020

La Groenlandia perde più ghiaccio in questo secolo che negli ultimi 12.000 anni

Groenlandia

La Groenlandia perde i suoi ghiacci a una velocità record. Il ritmo di scioglimento è superiore a quanto si è visto negli ultimi 12.000 anni.

La calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo a velocità mai viste prima. È quanto dimostra un nuovo, allarmante, studio scientifico pubblicato sulla rivista Nature.

Alcuni ricercatori, guidati dall’Università di Buffalo, hanno effettuato simulazioni della calotta glaciale per analizzarne il passato, il presente e il futuro.

Gli scienziati hanno utilizzato ricostruzioni del clima antico e dati moderni per “ricreare” la vita della calotta glaciale. Sono quindi tornati indietro fino all’Olocene, ovvero circa 12.000 anni fa, per arrivare fino al 2100.

La ricerca ha potuto attuare queste simulazioni basandosi sui dati relativi a temperature e precipitazioni ottenuti grazie all’analisi delle carote di ghiaccio.

Da questo studio è emerso che la calotta di ghiaccio potrebbe sciogliersi completamente se l’umanità continuerà a bruciare combustibili fossili ai livelli attuali.

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La ricerca dimostra anche che il recente deterioramento della Groenlandia non fa parte di un ciclo naturale. Infatti, la velocità a cui sta avvenendo l’attuale scioglimento è molto diversa rispetto all’andamento altalenante del passato.

Sono dunque le emissioni di gas serra prodotte dalle attività industriali, ad avere un impatto allarmante sulla Groenlandia.

Per i ricercatori ci sono dunque due possibili scenari.

Nel primo il mondo si impegna a seguire una “dieta energetica”. Questa ridurrebbe il tasso di perdita della calotta glaciale a livelli solo leggermente superiori a quanto visto negli ultimi 12.000 anni. Nell’altra ipotesi, invece, le emissioni non diminuiranno, anzi aumenteranno. In questo caso il tasso di scioglimento sarebbe quattro volte superiore ai valori più alti sperimentati.

Secondo gli autori della ricerca questo messaggio deve arrivare in primis alla popolazione americana. Negli Stati Uniti, infatti, viene consumata più energia pro capite rispetto a qualsiasi altra nazione al mondo. Questo comporta anche una più alta produzione di CO2.

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Un altro studio che dimostra come tutti i Paesi debbano agire subito. Ridurre le emissioni significa anche rallentare il declino delle calotte glaciali.

Fabrizio Simone

Nato a Torino, dopo aver conseguito la laurea in Dams si iscrive a un master in progettazione della comunicazione digitale. Oltre a scrivere, lavora come guida al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni che comprendono il cinema e la lettura di libri e fumetti.

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