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Dieta caporalato free, la campagna di Slow Food Youth Network contro lo sfruttamento nel settore agricolo

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Dieta caporalato free, la campagna di Slow Food Youth Network contro lo sfruttamento nel settore agricolo ultima modifica: 2020-07-13T08:00:59+00:00 da Davide Zarri
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Slow Food Youth Network lancia la campagna Dieta caporalato free che mira ad informare sulla natura delle filiere per acquisti più giusti e per combattere il caporalato in agricoltura

Dieta capolarato free, è la campagna informativa che si rivolge ai consumatori ponendo dei semplici quesiti. Quanto costa una passata di pomodoro da 50 centesimi? Potrà sembrare una domanda sciocca, eppure dietro a quel numero in etichetta spesso si celano costi nascosti, che riflettono enormi iniquità#dietacaporalatofree di Slow Food Youth Network, sta cercando di far luce proprio su questo e intende rendere noto ciò che dietro a prezzi così bassi.

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Dieta capolarato free, il vero costo di una passata di pomodoro

Parliamo del caporalato, una forma di reclutamento e di organizzazione della mano d’opera a carattere mafioso basata sullo sfruttamento del lavoro dei braccianti agricoli. Tutele inesistenti, condizioni di lavoro terribili, violenze e soprusi da parte dei caporali, il caporalato rappresenta ancora oggi una piaga ancora troppo diffusa, in particolare nel Sud Italia.

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Dieta capolarato free, migliaia di braccianti sottopagati e senza tutele

Tutto questo all’insaputa della maggior parte dei consumatori, troppo spesso inconsapevoli della natura delle filiere del cibo acquistato. Da chi e come viene prodotto, trasformato, confezionato e trasportato fin sugli scaffali del supermercato?

Il caporalato in numeri

Nonostante il caporalato sia sanzionabile per legge dal 2016, è un fenomeno tutt’altro che scomparso nel nostro Paese.

Secondo il recente Rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto, il business del caporalato in agricoltura è pari ad un valore di 4,8 miliardi di euro, mentre 1,8 sono di evasione contributiva. Coinvolge oltre 400 mila lavoratori, di cui 132 mila sono in condizione di grave vulnerabilità sociale e forte sofferenza occupazionale, anche a causa di paghe largamente al di sotto del minimo sindacale e orari disumani.

Una stima dell’Osservatorio quantifica in 30 mila il numero di aziende che nel 2018 hanno praticato una qualche forma di caporalato, circa il 25% del totale delle aziende del territorio nazionale che impiegano manodopera dipendente. Il tutto spesso caldeggiato, se non direttamente gestito, dalle organizzazioni criminali e dalle agromafie nostrane e straniere.

Dieta capolarato free, le contraddizioni di filiera

Non è una novità che le trasformazioni che ha subito la filiera agroalimentare in età moderna abbiano determinato uno strapotere dell’industria alimentare e, soprattutto, della grande distribuzione organizzata, a scapito delle imprese agricole.

Aste a doppio e a triplo ribasso, pagamenti incerti, modifiche unilaterali ai contratti, tutte pratiche commerciali sleali che hanno permesso alle grandi catene di supermercati, ipermercati e discount di tenersi per sé la stragrande parte del valore di vendita, lasciando ai produttori primari (che quel cibo lo crescono dalla terra) niente più che le briciole.

Sfrutta Zero, la salsa di pomodoro contro il caporalato, fatta con mani di tutti i colori del mondo

Ecco dunque spiegati quei prodotti a prezzi stracciati, e la ragione per cui gli imprenditori agricoli si trovano spesso nelle condizioni, più per necessità che per opportunismo, di dover ricorrere a pratiche illegali per star dentro con i costi.

Una pessima reazione a catena che non solo finisce per distruggere biodiversità, impoverire il suolo e «ammalare» il clima del Pianeta, ma schiaccia anche i diritti delle persone che in queste filiere ci lavorano.

Dieta capolarato free, la necessità di una filiera digitale e trasparente

C’è quindi bisogno di maggiore trasparenza. Un prodotto tracciato in ogni sua fase aiuterebbe il consumatore a fare scelte etiche e a rintracciare situazioni di illegalità, e la tecnologia in questo caso può essere buona alleata.

Dieta caporalato free Slow Food Youth Network, tecnologia innovazione in agricoltura
Innovazione e tradizione per un futuro più giusto e pulito

L’impiego del digitale permetterebbe infatti di raccogliere una sempre maggiore mole di dati, riducendo tempi e costi, e consentendo a tutti gli attori della filiera, consumatori compresi, una maggiore visibilità sui processi.

Sono sempre di più i casi di applicazione di blockchain al settore agroalimentare, per una maggiore efficienza e trasparenza nei processi. Le informazioni che ne derivano possono così essere valorizzate, dalla forca alla forchetta, per premiare le realtà più attente al benessere dei propri lavoratori e dell’ambiente.

Food ReLOVution: quando le scelte alimentari possono cambiare le sorti del mondo

Occorre, specie in campo agricolo, sperimentare un nuovo modo di agire che faccia dialogare il nuovo con il mondo dei saperi tradizionali. Riprendendo le sagge parole di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, “è responsabilità dell’uomo governare questi strumenti, non solo con razionalità e competenza, ma anche e soprattutto con saggezza e intelligenza del cuore”.

La mano invisibile siamo noi

La responsabilità di cambiare le cose è dei cittadini. Sta nell’agire informato del consumatore il primo passo per aggiustare questo sistema alimentare difettoso. Informandosi su dove, come e da chi viene prodotto il cibo che si porta in tavola, per la salvaguardia delle risorse naturali e per lottare contro le disuguaglianze.

Il prezzo finale del cibo riflette non solo la sua qualità ma anche le sue implicazioni sociali e ambientali, e deve pertanto essere giusto. Non soltanto per noi consumatori, ma anche per tutti coloro che hanno contribuito a portare quel cibo sulle nostre tavole.

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Classe 1992, di origini bolognesi, ha vissuto i suoi ultimi cinque anni con la valigia in mano. Ambasciatore italiano all’estero, è innamorato della sua terra, con i suoi colori, i suoi odori, i suoi sapori. Laureato in Food System Management all’Università di Bologna, ha una passione per il cibo, le lingue e la politica. Creativo, dinamico, affascinato dall’innovazione ed il cambiamento, nutre un interesse genuino per tutti i temi relativi alla sostenibilità. Alla continua ricerca della meraviglia, sostiene con forza che solo la conoscenza renda le persone davvero libere.

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