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Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2019 nel segno di #FameZero

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Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2019 nel segno di #FameZero ultima modifica: 2019-10-16T08:00:33+00:00 da Davide Mazzocco
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Il World Food Day di quest’anno è dedicato alla lotta contro la denutrizione che riguarda 821 milioni di persone in tutto il mondo

Oggi, mercoledì 16 ottobre, è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, l’occasione per fermarsi a riflettere sul cambiamento necessario e urgente che i paesi più sviluppati devono mettere in atto per il bene del Pianeta e dei suoi abitanti. Mangiamo troppo e male, consumiamo troppa carne e, soprattutto, sprechiamo troppo cibo.

Parallelalmente all’aumento del sovrappeso e dell’obesità in tutto il mondo è in crescita anche il numero di persone che patiscono la fame: sono 821 milioni le persone che soffrono di denutrizione, 1 abitante su 9. È per questo che l’edizione 2019 della Giornata Mondiale dell’Alimentazione chiede a Paesi, autorità, aziende private e società civile di agire per diffondere diete sane e sostenibili.

L’hashtag che riunirà i contenuti postati sui social in occasione del World Food Day 2019 è #ZeroHunger, in italiano #FameZero.

Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2019

Anche se il numero di persone che prendono coscienza dell’impatto che le nostre scelte alimentari hanno sul Pianeta è in costante aumento, con scrittori del calibro di Jonathan Safran Foer che decidono di dedicare al tema un loro libro, molto resta ancora da fare.

I consigli forniti dalla FAO sono riassumibili in una sorta di dodecalogo:

  • aggiungete legumi, frutta, verdure, frutta secca e cereali alla vostra dieta;
  • riducete gli amidi raffinati, gli zuccheri, i grassi e il sale;
  • rimpiazzate gli alimenti “bianchi” raffinati con i loro equivalenti “crudi” più nutrienti;
  • imparate a distinguere i grassi insaturi, migliori per la salute dei grassi saturi e degli acidi grassi trans;
  • pensate all’ambiente riducendo la vostra impronta alimentare;
  • variate la vostra alimentazione per la biodiversità e diventate locavori;
  • conservate gli alimenti freschi il più possibile e sprecate meno;
  • diversificate la vostra alimentazione utilizzando gli alimenti stagionali;
  • documentatevi sui valori nutrizionali e imparate a leggere le etichette;
  • diventate consumatori critici e non fatevi ingannare da pubblicità o imballaggi;
  • fate almeno 30 minuti di esercizio al giorno;
  • condividete con altre persone le vostre conoscenze e il vostro rispetto del cibo.

giornata mondiale alimentazione

Lasciare ai consumatori tutta la responsabilità di questa rivoluzione sarebbe intellettualmente disonesto. La FAO non dimentica che, oltre alle scelte dei consumatori, la rivoluzione deve coinvolgere i tre grandi attori che nutrono il pianeta: gli agricoltori e l’industria alimentare, i governi e le istituzioni, le imprese del settore privato.

La politica non può più stare a guardare. Viste le considerevoli somme allocate per i problemi sanitari legati alla denutrizione, le strategie e le politiche volte a garantire la disponibilità e l’accessibilità ad alimenti nutritivi devono essere economicamente vantaggiose per i paesi e i loro governi. Inoltre, le società e le imprese private devono influire positivamente sul settore alimentare per contribuire a un’alimentazione sana per tutti, siano essi produttori, istituzioni finanziarie, organi di stampa o ristoratori.

Lavorare per l’ambizioso traguardo di un mondo a #FameZero significa rivoluzionare un’economia che attualmente spreca un terzo della produzione alimentare.

Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2019

Ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono buttate o sprecate fra le mura domestiche, nei ristoranti, nelle mense, nei negozi e nella grande distribuzione.  Se dividiamo questa quantità per il numero di persone che soffrono di denutrizione scopriamo che ci sarebbe una tonnellata e mezza di cibo per ognuno di questi individui.

In un mondo che vede aumentare obesi e denutriti e in cui ci sarebbe cibo in abbondanza per le popolazioni che soffrono la fame, il problema è il sistema che ruota intorno all’alimentazione, il modo in cui il cibo viene trasportato e distribuito per darci la possibilità di mangiare qualsiasi alimento, quando e dove lo vogliamo.

È un sistema basato sulla sovrapproduzione e, concedendoci un paio di neologismi, sul sovratrasporto e sul sovraimballaggio. I costi del cibo che finisce nella spazzatura sono elevatissimi, nell’ordine dei 680 miliardi di dollari l’anno nei Paesi industrializzati e di 310 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. La quantità di perdite e sprechi alimentari riguardano soprattutto ortaggi, frutta e verdura (40-50%), pesce (35%) e cereali (30%).

Fra i numerosi dati ufficiali della FAO quello che evidenzia maggiormente le diseguaglianze è quello relativo al quantitativo di cibo sprecato pro capite: se in Europa e in Nord America la media pro capite ha un range compreso fra i 95 e i 115 kg l’anno, nell’Africa Sub Sahariana, nell’Asia del Sud e del Sud Est ogni persona getta solamente fra i 6 e gli 11 kg l’anno.

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Nei Paesi industrializzati il 40% delle perdite si verificano nella fase della distribuzione e del consumo. A livello distributivo, una grande quantità di cibo è sprecata a causa di normative della qualità che insistono troppo sull’apparenza dei prodotti.

Inutile aggiungere come lo spreco alimentare rappresenti una parte importante della dilapidazione di risorse, specialmente per quanto concerne l’acqua, la terra, l’energia, il lavoro e il capitale, senza dimenticare le emissioni di gas serra che contribuiscono al surriscaldamento globale e alla crisi climatica.

La giornata di oggi serve a ribadire come non ci possa essere rivoluzione ecologica senza un cambio di paradigma nel modo in cui 7 miliardi e mezzo di persone si nutrono.

 [Foto Pixabay]

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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