31 Gennaio 2025

Festival di Sanremo, i brani che hanno colorato di green il palco più famoso d’Italia

Festival di Sanremo a tinte green. I brani che hanno cantato l’ambiente e le sue problematiche sul palco simbolo della canzone italiana.

Festival di Sanremo
Adriano Celentano è stato tra i primi a portare al Festival di Sanremo un brano dai temi ambientalisti. Photo Credits: Wikimedia Commons.

Manca ancora qualche giorno alla cosiddetta “Settimana Santa”, ma l’attenzione sull’imminente settantacinquesima edizione del Festival di Sanremo (dall’11 al 15 febbraio 2025) è  già altissima. Mentre cresce l’attesa per i brani in gara, un’intera nazione è pronta ad unirsi nel segno di una manifestazione che è da sempre musica, arte, moda, cultura e ritratto della società.

Dato il suo potere di fare notizia, il palco più famoso d’Italia è tradizionalmente un’enorme cassa di risonanza in grado di veicolare messaggi di ogni tipo attraverso la canzone. Il tema dell’ambiente non fa eccezione e sono diversi gli artisti che da Sanremo hanno cercato di smuovere le coscienze per il bene del Pianeta.

Tra i precursori non può che esserci Adriano Celentano, che nel 1966 presenta al Festival un brano destinato a diventare un vero e proprio manifesto della musica green italiana. Il ragazzo della via Gluck denuncia infatti la violenta espansione urbana che, già negli anni ’60, toglieva spazio alla campagna. Costretto a trasferirsi in città, dove “si respira il cemento”, una volta cresciuto, il ragazzo spera di poter comprare la casa nel verde in cui viveva da bambino, scoprendo con amarezza che al posto di quell’erba ci sono solo case su case.

Adriano Celentano, Il ragazzo della via Gluck che ama la natura

Pare che Celentano avesse rifiutato brani celebri per poter partecipare al Festival di Sanremo proprio con Il ragazzo della via Gluck. Il pezzo fu presto escluso, ma la kermesse gli diede lo slancio per ottenere il successo che ha ancora oggi e per portare il suo significato ad un pubblico straordinariamente vasto.

Il tema dell’ecologismo torna a farsi strada al Festival di Sanremo pochi anni dopo, nel 1970, con L’arca di Noè, brano proposto in doppia versione da Sergio Endrigo ed Iva Zanicchi. Il testo riattualizza l’episodio biblico per raccontare l’emergenza in cui versa il Pianeta, tra aerei modernissimi che lasciano scie nel cielo azzurro e animali morti che sanguinano cherosene.

Anche un duo popolarissimo come quello composto da Al Bano e Romina Power, nel 1989, decide di lanciare dal teatro Ariston un importante S.O.S. per salvaguardare il destino del nostro Pianeta. Cara Terra mia, terza classificata, è la lettera in cui gli allora coniugi Carrisi esprimono la loro preoccupazioni e le loro incertezze sullo status delle cose. “Il mare sta morendo di dolore. I fiumi di vergogna e impurità. Quel buco nell’ozono fa rumore. Che cos’altro poi succederà? Cara Terra mia, ti stan spaccando il cuore e tu lo sai. Cara Terra mia, che razza di futuro troverai?”.

 

Festival di Sanremo
Anche quest’anno eHabitat seguirà il Festival di Sanremo dalla sala stampa. Photo Credits: Wikimedia Commons.

Con il cuore pieno di nostalgia e di disappunto per la deriva della modernità, nel 1995 tocca al veterano Toto Cutugno cantare l’elogio di una vita che scorre al ritmo lento e genuino della natura. La bucolica Voglio andare a vivere in campagna esalta la semplicità a scapito della frenesia della città. “Non si può più comunicare. Qui non si respira più. Il cielo non è più blu e io non mi diverto più”.

Fa molto effetto riscontrare che il tema dell’ambientalismo in musica non sia affatto una questione recente, ma un’esigenza a cui si cercava di dar voce già molti anni fa. A cantare green al Festival di Sanremo, però, non mancano i beniamini della nuova generazione di cantanti.

Si va dalla fine del mondo prefigurata da La Rappresentante di Lista con Ciao Ciao all’Onda alta di Dargen D’Amico. Nella sezione Nuove Proposte 2020, invece, gareggiavano sia Tsunami degli Eugenio in Via di Gioia che la meno conosciuta Il gigante d’acciaio di Gabriella Martinelli e Lula. Si tratta di un brano sulle tragiche controversie legate all’ex Ilva di Taranto. “Non possiamo scegliere se vivere o lavorare” e ancora “Papà stava bene, s’è fatto una casa. Ha sposato due figlie e mo’ resto io. Con dieci anni d’amianto e molte rughe. Ha lasciato l’inferno per darlo a me”.

Dargen D’Amico ha portato le questioni climatiche a Sanremo 2024

Sono inoltre tanti i cantanti italiani che, fuori dall’Ariston, hanno messo la loro musica al servizio del Pianeta. Da Jovanotti a Piero Pelù, da Giovanni Caccamo a Renzo Rubino, passando per Giorgia, Elio e le Storie Tese, Ghali, Nina Zilli, Elisa e la coppia Noemi – Fedez in duetto.

La battaglia per combattere l’emergenza ambientale è però tutt’altro che vinta e ci auguriamo che anche in futuro il Festival di Sanremo e gli artisti in gara possano fare la propria parte per sensibilizzare gli italiani circa le tematiche green.

Per tenervi aggiornati sul Festival di Sanremo 2025, anche quest’anno eHabitat seguirà l’evento sul posto, dentro e fuori dal teatro Ariston, dalla sala stampa Lucio Dalla e dai luoghi della città in cui la manifestazione espande i suoi confini.

Alberto Pinto

Beneventano, laureato in comunicazione audiovisiva.
Appassionato di cinema, serie televisive, viaggi e di tutto ciò che è arte e comunicazione.
Creativo, curioso e sognatore, ama immergersi nelle storie e scoprirne dettagli e sfaccettature.
Per eHabitat scrive di musica e di cinema

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