Dalla vittoria di Sal Da Vinci alla resistenza di SAYF e Ditonellapiaga: il podio del 76° Festival di Sanremo segna il trionfo di una narrazione che mette al centro il territorio, la geopolitica e la critica al sistema
Il Festival di Sanremo 2026 si chiude con un verdetto che, per chi segue le pagine di eHabitat, suona come una conferma: l’Ariston non è più solo la culla del pop, ma un palcoscenico dove la realtà – cruda, materica e politica – ha provato a rompere la bolla degli sponsor.
Il podio composto da Sal Da Vinci, Sayf e Ditonellapiaga è il manifesto di un Paese che, tra macerie e convenzioni, cerca disperatamente una nuova via.

Sono stati 11 milioni 22 mila, con uno share del 68.8%, i telespettatori che – secondo la Total Audience rilasciata da Auditel – hanno visto la quarta serata del 76° Festival della Canzone italiana di Sanremo.
1. Sal Da Vinci, la voce delle radici
La vittoria di Sal Da Vinci con il brano Per sempre sì, rappresenta il ritorno alla terra e all’identità. La sua vittoria premia la capacità di dare voce a un territorio che resiste. La sua è una musica che profuma di Mediterraneo e che porta con sé le complessità di un sud che chiede dignità e cura, non solo applausi.
Sal Davinci, all’indomani della vittoria ha dichiarato in sala stampa che la sua è una vittoria del popolo, la vittoria di tutti quelli che vengono dal basso.
2. Sayf, il coraggio della ricostruzione post-bellica
Al secondo posto troviamo Sayf, con Tu mi piaci tanto, la canzonetta che ci mette di fronte a un futuro da ricostruire. Il suo brano trascinante risveglia con ironia il nostro animo attivista.
Sayf a Sanremo 2026, la canzonetta che ci mette di fronte ad un futuro da ricostruire
Sayf ha saputo unire sonorità mediterranee a un testo di denuncia: dalle catastrofi climatiche (con il riferimento diretto alle alluvioni in Emilia e Liguria) alla critica verso l’ideologia del successo e dell’avidità.
Il suo secondo posto è un segnale di speranza per chi crede in una musica che non ha paura di schierarsi, gridando “se ci armate, noi non partiamo” e riportando al centro del dibattito la pace e la giustizia sociale. Un artista che ci invita a ripartire “a mano a mano“, costruendo un futuro lontano dalle brutture e dalle ingiustizie del presente.
“Ci speravo anche se è quasi come perdere ai rigori. Per me è già un grandissimo sogno essere al Festival“, esordisce davanti ai giornalisti dell’Ariston.
3. Ditonellapiaga, il fastidio necessario contro il consumo
A chiudere il podio, la carica sovversiva di Ditonellapiaga. Il suo brano Che fastidio! ha dato voce a quella nausea collettiva verso il conformismo e il capitalismo sfrenato che abbiamo raccontato nel nostro speciale Sanremo 2026.
Ditonellapiaga a Sanremo 2026, “Che fastidio!” contro il capitalismo e il mondo delle convenzioni
Il suo terzo posto è un segnale chiaro: la critica al sistema dei consumi – quello stesso sistema che XR e Greenpeace hanno contestato sul blue carpet – è diventata mainstream. Ditonellapiaga ha trasformato l’insoddisfazione per un mondo “nuovo di zecca” ma privo di anima in un inno rock che rivendica il diritto di essere fuori dagli schemi.
“Per me è una soddisfazione anche perché non pensavo nemmeno di essere presa al Festival. Mi sembra un’allucinazione. Sono contenta che una proposta così originale strampalata come la mia abbia vinto” dice in sala stampa a chi chiedeva della sua vittoria.

Un Festival che “tiene insieme i pezzi”
Cosa resta di questo Sanremo 2026? Resta la sensazione che, nonostante la blindatura degli sponsor e il greenwashing imperante, le crepe nel sistema siano diventate voragini.
Sanremo 2026, le Bambole di Pezza e il valore dell’imperfezione contro la plastica del sistema
Il palmarès di quest’anno ci consegna una missione: non smettere di pretendere coerenza tra ciò che cantiamo e il modo in cui trattiamo il nostro pianeta.
Il Festival è finito, ma la ricostruzione dovrebbe cominciare subito, fuori dall’Ariston.
Festival di Sanremo 2026, tutti i premi
A Fulminacci il Premio della Critica “Mia Martini” – Sezione Campioni

Fulminacci – con la canzone Stupida sfortuna – ha vinto il Premio della Critica Mia Martini del 76° Festival della Canzone Italiana per la Sezione Campioni. A lui, i voti dei giornalisti accreditati presso la Sala Stampa Ariston Roof.
Il cantautore romano nel ringraziare per il premio incredulo dichiara: “Per me è una vittoria importantissima, il mio 7° posto mi ha sorpreso. È sempre stato il mio sogno fin da bambino“.
Fulminacci a Sanremo 2026, tra Stupida sfortuna e l’ansia ambientale di una generazione
A Serena Brancale il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla – Sezione Campioni

A Stella Stellina di Ermal Meta il premio People & Planet-Canzone Sostenibile
La giuria di esperti di sostenibilità ha selezionato la canzone di Ermal Meta per il premio People & Planet-Canzone Sostenibile “per la capacità di dare voce ai più vulnerabili, porre attenzione alle nuove generazioni, divulgare un messaggio universale di pace, in linea con l’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ‘Pace, giustizia e istituzioni solide’”.
Ermal Meta a Sanremo 2026, Stella Stellina dalla ninna nanna all’ecocidio
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[Foto di copertina ©Francesco Rasero]
[Questo articolo è stato redatto con il supporto dell’intelligenza artificiale e revisionato dalla redazione di eHabitat]
