Radioattività in Italia Chernobyl 2 Duga ph Francesco Rasero

Radioattività in Italia, nessun rischio proveniente dagli incendi nella zona di Chernobyl: lo afferma il Coordinamento Nazionale per le Emergenze Nucleari

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Radioattività in Italia, nessun rischio proveniente dagli incendi nella zona di Chernobyl: lo afferma il Coordinamento Nazionale per le Emergenze Nucleari ultima modifica: 2020-04-15T14:21:30+02:00 da Francesco Rasero
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Non è stato registrato alcun aumento di radioattività in Italia riconducibile agli incendi sviluppatisi a Chernobyl nel corso degli ultimi dieci giorni.
Lo sostiene il Coordinamento Emergenze dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare, intervistato da eHabitat.

«Al momento non ci sono misure che indichino la presenza di radioattività in Italia riconducibile agli eventi in corso in Ucraina»: è categorico l’ingegner Paolo Zeppa, responsabile dell’Ufficio Coordinamento Emergenze Nucleari e radiologiche dell’ISIN, l’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare, che da quasi due settimane segue quotidianamente l’evolversi degli incendi nella zona di Chernobyl.

Radioattività in Italia incendi a Chernobyl
Radioattività in Italia : intervista all’ing. Paolo Zeppa, responsabile del Coordinamento Emergenza Nucleare dell’ISIN

La sua struttura rappresenta il punto di allertamento nazionale (National Warning Point) e l’Autorità italiana competente, ai sensi delle convenzioni internazionali, in caso di un incidente nucleare o di un’emergenza radiologica, rappresentando anche il nostro Paese nelle varie organizzazioni internazionali del settore, a partire dall’IAEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

eHabitat, grazie alla collaborazione dello staff Comunicazione dell’ISIN, lo ha intervistato in merito alla situazione in Ucraina ed eventuali ricadute sul territorio italiano.

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Qual è, in linea teorica, il rischio di contaminazione radioattiva legato agli incendi che hanno interessato le foreste intorno all’ex centrale atomica di Chernobyl?

La radioattività che può essere rilasciata a seguito degli incendi è quella che, nel corso degli anni, è stata in parte assorbita nell’ecosistema a causa della contaminazione presente nel terreno in seguito alla catastrofe del 1986.

La contaminazione radioattiva che si sprigiona dall’ecosistema in questi casi è per lo più costituita dal radioisotopo Cesio-137, perché presente in quantità maggiori sul territorio e con maggiori caratteristiche di volatilità rispetto ad altri radionuclidi presenti nell’ambiente.

Insieme ai fumi, che vengono sospinti in alto dall’energia che si sviluppa dai fuochi, la radioattività viene raccolta dalle masse di aria nel loro passaggio sulle zone coinvolte dagli incendi e trasportata nella loro evoluzione sul territorio. Durante tale trasporto, la contaminazione radioattiva subisce una diluizione dovuta sia ai movimenti delle masse di aria che alla sua diffusione nel loro interno. Questa dispersione è tanto maggiore con il passare del tempo e, soprattutto con l’allontanarsi dal luogo del rilascio della radioattività.

La preoccupazione che la situazione attuale (la quale peraltro non costituisce una novità, essendosi già in passato verificatisi fenomeni simili in quelle aree) sta destando nell’opinione pubblica è legata al fatto che gli incendi si sono sviluppati anche all’interno della famosa Zona di esclusione, che si estende per 30 km intorno alla centrale di Chernobyl, dove la ricaduta radioattiva causa livelli di esposizione ancora oggi superiori a quelli per i quali è consentita la permanenza.

Radioattività in Italia incendi a Chernobyl
Gli incendi nelle foreste di Chernobyl stanno rilasciando il Cesio-137 accumulato negli alberi: ma può arrivare radioattività in Italia? (foto Artefact Project – Facebook)

Vi è la possibilità di una nube radioattiva che esca al di fuori dei confini dell’Ucraina? Nel caso, essa avrebbe possibilità di giungere fino in Italia? 

Seguendo il movimento delle masse di aria che evolvono su tutta la regione in questione, la radioattività eventualmente presente al loro interno può oltrepassare i confini ucraini ma, come detto, si deve tener presente che maggiore è il percorso fatto e minore risulterà la concentrazione di radioattività nell’aria.

Per quanto riguarda la possibilità che tali masse vengano a interessare il territorio italiano, comunque dopo un lungo percorso, questa dipenderà dalle situazioni meteorologiche su scala continentale. 
Finora, nei periodi di osservazione in cui abbiamo fatto girare i nostri modelli di previsione, non abbiamo riscontrato movimenti diretti principalmente verso la nostra area geografica.

Radioattività in Italia incendi a Chernobyl
Gli incendi di questi giorni nella zona di Chernobyl possono avere ricadute sulla radioattività in Italia? (foto DSNS Ucraina)

Quali livelli di radioattività potrebbero giungere in Italia dall’area di Chernobyl qualora i venti soffiassero verso il nostro Paese?

Riguardo la ricaduta che ci si potrebbe attendere in Italia dall’arrivo di aria proveniente dalla regione degli incendi, possiamo affermare che questa al massimo riguarderebbe la presenza di tracce di radioattività in aria. Una presenza di cui oggi ci possiamo accorgere solo grazie all’ormai elevato livello di sensibilità raggiunto dai sofisticati sistemi di monitoraggio della radioattività ambientale di cui disponiamo, ma che non costituisce alcun pericolo per la salute e non è rilevante da un punto di vista radiologico.

Ad oggi, comunque, nessuna misura della Rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale (RESORAD) ha prodotto un segnale della presenza di radioattività nel particolato atmosferico riconducibile agli incendi intorno alla centrale di Chernobyl.

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Tale rischio potrebbe aumentare se gli incendi proseguissero o riprendessero vigore nei prossimi giorni, interessando aree più vaste di foreste contaminate o addirittura la stessa ex centrale nucleare?

Come detto, il rischio di ricadute significative in Italia, o in altre regioni europee, appare decisamente trascurabile.
Peraltro, nella stessa Ucraina, i livelli di contaminazione nell’aria che si stanno registrando in questi giorni, in particolare nella regione e nella città di Kiev (a circa 100 km dalla centrale di Chernobyl), si sono sempre mantenuti molto bassi, ben al di sotto di quelli per i quali sarebbe necessaria l’adozione di specifiche misure di protezione per la popolazione.

Diversa, invece, sembrerebbe la situazione intorno alla centrale di Chernobyl, in particolare a ridosso delle linee di fuoco, dove i livelli di concentrazione della radioattività potrebbero essere tali da condizionare le normali procedure operative.
Tuttavia, una tale situazione, non sembra poter costituire un serio pericolo per la sicurezza degli impianti, per i quali sono comunque presenti aree taglia-fuoco per arrestare il cammino delle fiamme.

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Le situazioni a cui un’installazione nucleare deve essere in grado di resistere, annoverano, tra le molte tipologie di incidenti studiati nelle analisi di sicurezza, anche quella dei potenziali incendi che dovessero svilupparsi nell’ambiente esterno alla centrale stessa.

Appare remota, quindi la possibilità che tali situazioni possano comportare un rischio per gli impianti non trascurabile. Si aggiungano, inoltre, le opere di contrasto al progredire degli incendi che il Servizio statale di Emergenza dell’Ucraina ha dichiarato di aver già realizzato.

Incendi a Chernobyl aggiornamenti
Una delle simulazioni effettuate nei giorni scorsi dall’ISIN per studiare il possibile andamento di una nube nucleare causata dagli incendi a Chernobyl, senza alcuna radioattività in Italia

Una mappa da voi diffusa nei giorni scorsi, relativa a una simulazione del possibile fall-out nucleare legato agli incendi in corso, mostrava la possibilità di una nube fin sopra la Croazia e al mar Adriatico, quindi a poche decine di chilometri dalle coste italiane. Come deve essere interpretata?

Le mappe, come quelle prodotte dal Centro Emergenze Nucleari dell’ISIN, hanno un forte potenziale evocativo e, se non sono  lette attentamente, possono assumere un significato distorto rispetto a quello che rappresentano.
In quella specifica simulazione, i livelli di concentrazione della radioattività si ridurrebbero di oltre 100.000 volte rispetto a quanto presente nella regione degli incendi, senza peraltro aver ancora raggiunto i nostri confini. Senza contare che, già per la stessa Ucraina, si tratta di contaminazioni radiologicamente non preoccupanti.
Inoltre si è assunto che la radioattività venisse rilasciata tutta contemporaneamente in poche ore, anziché su un periodo di più giorni, come sta avvenendo.

Abbiamo comunque proseguito nelle simulazioni anche nei giorni successivi e possiamo affermare che non si riscontrano situazioni che possano far temere conseguenze sul nostro territorio. Infatti, l’elevata diluizione che la radioattività subirebbe nel suo trasporto, unitamente all’entità relativamente limitata già nelle aree interessate, consentono di ritenere la situazione non pericolosa per la salute della popolazione e per l’ambiente.

Radioattività in Italia Chernobyl 1986 ph Francesco Rasero
Paolo Zeppa, ISIN: “Non si registrano aumenti di radioattività in Italia in seguito agli incendi in corso in Ucraina. E, in ogni caso, la situazione non è paragonabile a Chernobyl 1986” (nella foto: il museo nazionale Chernobyl a Kiev)

Quanto in atto in questi giorni a Chernobyl è paragonabile o meno a quanto avvenne nel 1986?

Assolutamente no. Lo si deve affermare con grande chiarezza e fermezza. La radioattività immessa nell’ambiente a seguito dell’incidente alla Unità IV della centrale nucleare di Chernobyl è stata enormemente più elevata.

La quantità rilasciata del solo Cesio-137 nell’incidente si può stimare essere oltre 500.000 volte quella che possiamo prudenzialmente associare agli incendi in corso. Se poi si include tutta la radioattività che fu rilasciata nell’incidente del 1986, allora il rapporto sale a oltre 100 milioni di volte.

[Cover Image: area contaminata da radiazioni a Chernobyl-2, foto di Francesco Rasero]

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Giornalista pubblicista, dal 1998 scrive su carta stampata e online. Oggi è vicedirettore di un giornale di informazione locale e gestisce Altrov*e, start-up che si occupa di copywriting e comunicazione. Ha lavorato per oltre un decennio nel settore ambientale, oltre ad aver organizzato svariati eventi culturali, in ambito artistico, cinematografico e teatrale. È appassionato di viaggi, in particolare nell’area balcanica e nell’Est Europa, dove ha seguito (e segue) alcuni progetti di volontariato. Ama conoscere, progettare, fotografare e stare a contatto con le persone. Ma ancora di più ama il rugby, i suoi gatti e la sua nuova famiglia.

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