Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, 51 i siti ancora in lista

deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

A tre anni dall’inizio del percorso decisionale pubblico, sono oggi 51 i siti ritenuti idonei a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, in diverse regioni d’Italia

Tre anni fa, il 5 gennaio 2021, fu resa pubblica la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e annesso Parco tecnologico, con 67 luoghi individuati in tutta Italia.

Deposito nazionale delle scorie nucleari, è pubblica la mappa dei 67 siti idonei in Italia

Oggi l’elenco è stato aggiornato, e scremato, dopo un lungo percorso tecnico-politico, lasciando ancora in lista 51 siti (di cui ben 20 nella sola Provincia di Viterbo) e aprendo alla possibilità -per chi abbia le caratteristiche adatte- di auto-candidarsi.

Nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti reso nota la Carta definitiva, elaborata dopo il confronto con i diversi territori da parte di Sogin, l’agenzia nazionale che si occupa delle scorie nucleari, e dall’Ispettorato nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (ISIN) con l’obiettivo di far emergere criticità o incompatibilità tecniche, logistiche, sociali e ambientali.

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I siti idonei in tutta Italia

Queste, divisi per Regione, le 51 aree che oggi fanno parte della nuova Carta nazionale delle aree idonee (CNAI):

  • Basilicata, 10 siti in totale: Montalbano Jonico (2), Matera, Bernalda, Bernalda-Montescaglioso, Genzano di Lucania-Irsina e Genzano di Lucania (4).
  • Basilicata e Puglia, 4 siti in totale: Altamura-Matera (2) e Laterza-Matera (2).
  • Lazio, 21 siti: Montalto di Castro (2), Canino-Cellere-Ischia di Castro, Soriano nel Cimino-Vasanello-Vignanello, Corchiano-Vignanello, Corchiano-Gallese, Corchiano, Gallese-Vignanello, Canino-Montalto di Castro (2), Tarquinia-Tuscania, Canino (2), Arlena di Castro-Tuscania (2), Ischia di Castro, Arlena di Castro-Piansano-Tuscania, Piansano-Tuscania, Tuscania, Arlena di Castro-Tessennano-Tuscania, Tessennano-Tuscania.
  • Piemonte, 5 siti: Bosco Marengo-Novi Ligure, Alessandria-Oviglio, Alessandria-Quargnento, Castelnuovo Bormida-Sezzadio, Fubine Monferrato-Quargnento.
  • Puglia, 1 sito: Gravina di Puglia.
  • Sardegna, 8 siti: Albagiara-Assolo-Usellus, Albagiara-Usellus, Mandas-Siurgus Donigala, Segariu-Villamar, Setzu-Tuili-Turri-Ussaramanna, Nurri, Ortacesus, Guasila.
  • Sicilia, 2 siti: Calatafimi-Segesta, Trapani.

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Cos’è e come sarà il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

Da diversi anni, su indicazione dell’Unione Europea, l’Italia deve dotarsi di una struttura unica in cui stoccare tutti i propri rifiuti di origine nucleare, che al momento sono sparsi in una ventina di siti temporanei, di minori dimensioni e dislocati in tutta la penisola. Avere un solo luogo di stoccaggio per tutto il Paese -costruito secondo i più recenti criteri- rappresenterebbe infatti una soluzione maggiormente controllabile e più facilmente gestibile.

deposito nazionale dei rifiuti radioattivi
Rendering della struttura, con più livelli di barriere per il contenimento delle radiazioni (fonte: Sogin)

La costruzione del nuovo deposito -il cui valore è stimato in almeno un miliardo di euro– avverrà su una superficie complessiva di 150 ettari, di cui circa 110 per l’area di stoccaggio vera e propria e altri 40 che andranno a ospitare il centro ricerche sulle radiazioni. Una volta operativo, il polo impegnerà circa 700 persone tra tecnici e ricercatori, oltre ad altre 400 figure professionali nell’indotto.

Il progetto unisce la presenza di barriere ingegneristiche e naturali in grado di contenere la radioattività per almeno 300 anni, realizzate secondo gli standard dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e sulla base delle esperienze internazionali già presenti.

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Nel futuro sito di stoccaggio nucleare saranno infatti sistemati definitivamente e in sicurezza circa 80 mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, la cui radioattività decade proprio nell’arco di tre secoli, per due terzi derivanti dagli ex impianti atomici usati per la produzione di energia elettrica e per la quota restante provenienti dagli impianti di ricerca, dalla medicina nucleare (applicazioni diagnostiche e terapeutiche) e dell’industria.

È inizialmente prevista anche la presenza di alcuni rifiuti nucleari ad alta intensità, che dovranno successivamente essere trasferiti in un deposito geologico idoneo: saranno stoccati in appositi contenitori altamente schermati, capaci di resistere anche a terremoti e incendi.

Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi
Il possibile aspetto esterno del futuro deposito nazionale per le scorie nucleari (fonte: Sogin)

Nello specifico, il Deposito nazionale sarà composto da 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, in cui verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta dei contenitori metallici con i rifiuti radioattivi.

Il tutto sarà coperto con materiali inerti e impermeabili, quindi da un manto erboso, per integrare la struttura con l’ambiente circostante e fornire un’ulteriore protezione.

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Francesco Rasero

Giornalista pubblicista, dal 1998 scrive su carta stampata e online. Oggi è direttore responsabile di una testata locale e gestisce Altrov*e, start-up che si occupa di copywriting e comunicazione. Ha lavorato per oltre un decennio nel settore ambientale, oltre ad aver organizzato svariati eventi culturali, in ambito artistico, cinematografico e teatrale. È appassionato di viaggi, in particolare nell’area balcanica e nell’Est Europa, dove ha seguito (e segue) alcuni progetti di volontariato. Ama conoscere, progettare, fotografare e stare a contatto con le persone. Ma ancora di più ama il rugby, i suoi gatti e la sua nuova famiglia.

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