Una situazione senza precedenti: l’emergenza Coronavirus ha cambiato tutto e ora rischia di far emergere con forza alcune delle più importanti ingiustizie alimentari della nostra società. Le parole del capo economista della FAO Maximo Torero Cullen al Corriere della Sera.
Può una pandemia rappresentare l’occasione ideale per fermarsi, riflettere sul passato e progettare un futuro nuovo senza ingiustizie alimentari?
D’altronde il fermarci ce lo ha imposto la pandemia di Covid-19, che in poche settimane ha esacerbato le fragilità del sistema. Chi lo sostiene è il capo economista della FAO Maximo Torero Cullen che, intervistato da Corriere della Sera, ha lanciato un monito affinché la società riveda le proprie priorità per un domani più equo e rispettoso dell’ambiente.
“Questa pandemia può permetterci di capire cosa bisogna cambiare e quali nuovi comportamenti sia opportuno adottare”, ha spiegato Torero Cullen.
Un nuovo modo di pensare e di agire, dunque, che può trarre origine dall’esperienza stra-ordinaria che come società globale stiamo affrontando, e che potrebbe portare ad un futuro radicalmente differente da quello che ci eravamo immaginati: “Dobbiamo trovare soluzioni per continuare ad essere efficienti, modificando gli atteggiamenti ai quali siamo stati abituati. Stiamo vivendo un’esperienza che può rivelarsi essenziale per modificare il nostro approccio futuro e renderlo meno dannoso per l’ambiente.”
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Insicurezza e spreco alimentare: le ingiustizie alimentari rischiano di dilagare
La pandemia di Covid-19 ha messo a nudo i punti deboli di un sistema impreparato ad affrontare una tale emergenza. “È la prima volta che affrontiamo una condizione così difficile, si tratta di una prova molto dura”, ha spiegato Torero Cullen.
Emergenza, questa, che rischia di esasperare alcune ingiustizie alimentari che la FAO cerca da tempo di portare all’attenzione di tutti.
Tra i temi più caldi, l’insicurezza alimentare, intesa come la mancanza di accesso a sufficiente cibo sano e nutriente, tipico delle fasce più vulnerabili della società. Ad oggi, sono 820 i milioni di persone che vivono quotidianamente il dramma della fame, a cui questa crisi potrebbe aggiungerne tanti altri.
Strettamente legato a questo, è il tema dello spreco alimentare, ossia la perdita intenzionale e non intenzionale di cibo, figlia di un comportamento inadeguato di aziende e privati, nonché delle inefficienze lungo la catena di approvvigionamento. Secondo il rapporto della FAO “Food wastage footprint. Impact on natural resources” (2019), il 14% del cibo prodotto nel mondo viene perso o sprecato dopo il raccolto, ancora prima di arrivare alla vendita al dettaglio, a causa di carenza di infrastrutture e cattive gestioni. Numeri, anche questi, che in una situazione come quella in corso sono destinati ad aumentare.
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Ingiustizie alimentari specchio di una crisi senza precedenti
La restrizione dei movimenti limita infatti l’accesso degli agricoltori ai mercati, sia per l’acquisto di materia prima che per la vendita dei loro prodotti, determinando enormi sprechi lungo la filiera. Con i rallentamenti nella logistica e i conseguenti ritardi nelle spedizioni ad aggravare ulteriormente la situazione.
Nelle campagne, inoltre, tra lavoratori colpiti dal virus e altri rientrati nei Paesi di origine, mancano braccia che raccolgano i prodotti della terra, destinati così a rimanere in campo.
Il rischio, a questo punto, è che le filiere di produzione e approvvigionamento si interrompano, con ripercussioni a livello globale: minore disponibilità di alimenti, ad un prezzo più elevato. A pagarne le conseguenze maggiori sarebbero così i soggetti più vulnerabili, che, a causa del basso reddito, hanno difficoltà ad accedere al cibo.
“Viviamo una situazione di stress che coinvolge sia la componente umana, sia le risorse e dobbiamo fare in modo, nell’immediato, che i governi si coordinino in maniera migliore. La nostra priorità è fare in modo di mantenere ‘viva’ la catena di produzione e distribuzione, applicando tutti gli standard di sicurezza necessari”, ha sottolineato Torero Cullen.
Servono robuste misure per contenere questa crisi, che da sanitaria rischia di degenerare in un’emergenza sociale e ambientale. E allora, forse, quel cambiamento di pensiero auspicato dal capo economista della FAO può davvero rappresentare quel quid necessario per “raddrizzare” un futuro mai stato così in bilico così come oggi.