24 Agosto 2017

Il vecchio e il bambino, la poesia di Guccini e la necessità di tramandare la cultura dell’ambiente

Tra gli esponenti del cantautorato italiano, Francesco Guccini è uno di quegli artisti che ha sempre affidato ai suoi testi messaggi di grande impatto e spessore sociale, interpretandoli con coraggio e con sentimento. Tra le sue bellissime poesie in musica, storie su cui vale sempre la pena riflettere a fondo, non poteva dunque mancare un’attenzione particolare al tema dell’ambiente, più in generale al mondo che intendiamo lasciare alle generazioni che ci succederanno.

-Guccini-

È il caso de “Il vecchio e il bambino”, brano del 1972 contenuto in “Radici”, da molti considerato l’album manifesto del cantautore modenese, che contiene, tra le altre, la celebre “La locomotiva”. Guccini immagina un vecchio e un bambino camminare fianco a fianco in uno scenario apocalittico, tra polvere rossa e torri di fumo. Uno scenario presumibilmente post-nucleare e certamente post-umano.

I due personaggi, che rappresentano metaforicamente due generazioni opposte ma legate tra loro, come lo sono il passato e il futuro, osservano un mondo ridotto a brandelli dall’uomo, dove è sparita ogni traccia dello splendido Pianeta che c’era un tempo e della natura di cui era ricco.

Il vecchio racconta piangendo, quasi fosse un sogno, di un ambiente verde e rigoglioso andato distrutto dalla follia dell’uomo, dalla sua sete di potere, dalle guerre e dalla continua ricerca di ricchezze a scapito della Terra. “E il vecchio diceva, guardando lontano <<Immagina questo, coperto di grano, immagina i frutti, immagina i fiori e pensa alle voci e pensa ai colori. E in questa pianura fin dove si perde crescevano gli alberi e tutto era verde, cadeva la pioggia, segnavano i soli il ritmo dell’uomo e delle stagioni>>”.

Francesco-Guccini

Facendo leva sul rovesciamento, Guccini dipinge la sua storia in un ipotetico futuro in cui il mondo come lo conosciamo oggi sembra remoto e inverosimile, persino agli occhi di chi ne ha memoria diretta. Per il bambino della canzone, invece, appare addirittura come un’invenzione fatta di “cose mai viste”. “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre“, risponderà al vecchio.

Già negli anni ’70, un artista visionario come Francesco Guccini, denunciava l’immane danno che l’egoismo dell’umanità avrebbe causato al bene più prezioso che abbiamo, il nostro Pianeta, con effetti via via sempre più allarmanti e sempre meno arginabili, stressandolo fino al punto di non ritorno. Una prospettiva amara e catastrofica che, a distanza di non molti anni dalla pubblicazione del pezzo, suona sempre più come una profezia che si sta già avverando.

La mancanza di rispetto verso la natura, la mancanza di rispetto verso la Terra e i suoi equilibri, verso i suoi figli e verso i nostri, ci condurrà alla fine. È questo il messaggio del brano di Guccini, bellissimo e tagliante, raggelante se pensiamo che con il tempo e con il progresso, in quanto uomini, non abbiamo imparato a prenderci cura del nostro mondo, che semmai abbiamo continuato a stremare.

Guccini-concerto

Il vecchio e il bambino”, però, ci insegna anche a reagire prima che sia troppo tardi. Coltivare la cultura per l’ambiente, tramandarla di generazione in generazione fino a farla permeare nei nostri costumi. Essere consapevoli che il mondo di domani non sarà altro che il risultato delle nostre azioni.

Di seguito il testo completo de “Il vecchio e il bambino”.

Il vecchio e il bambino

Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera.
La polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera.
L’immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’intorno non c’era nessuno
solo il tetro contorno di torri di fumo.

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva.
Con l’anima assente, con gli occhi bagnati
seguiva il ricordo di miti passati.
I vecchi subiscono le ingiurie degli anni
non sanno distinguere il vero dai sogni
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero.

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti, immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori.
E in questa pianura fin dove si perde
crescevano gli alberi e tutto era verde
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’uomo e delle stagioni”.

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste
e gli occhi guardavano cose mai viste.
E poi disse al vecchio con voce sognante
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre”.

 

Alberto Pinto

Beneventano, laureato in comunicazione audiovisiva.
Appassionato di cinema, serie televisive, viaggi e di tutto ciò che è arte e comunicazione.
Creativo, curioso e sognatore, ama immergersi nelle storie e scoprirne dettagli e sfaccettature.
Per eHabitat scrive di musica e di cinema

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