Nel terzo avvertimento all’umanità, in corso di pubblicazione, un gruppo di scienziati internazionali dichiara che la Terra è entrata in un’emergenza planetaria
“La vita sulla Terra si trova in una situazione di emergenza planetaria, causata dalla crescente pressione antropica e dal superamento di molteplici limiti planetari”: si presenta con questa significativa introduzione il “World scientists’ warning to humanity: a third notice”, ovvero il terzo grande avvertimento all’umanità da parte di un gruppo di scienziati internazionali, in corso di pubblicazione sulla rivista “BioScience”. Il testo è già disponibile online ma è passibile di leggere modifiche nella versione definitiva, mentre non è ancora completa la lista dei sottoscrittori.
Dopo gli appelli già resi noti nel 1992 e nel 2017, con questo terzo richiamo gli scienziati evidenziano che “il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, l’inquinamento, il degrado del suolo e l’esaurimento delle risorse si stanno intensificando mettendo a dura prova i sistemi naturali che sostengono la vita. Queste pressioni stanno già influenzando cibo, acqua, salute e stabilità economica in molte parti del mondo, in modo più grave per coloro che hanno contribuito meno a provocarle. Molte delle azioni necessarie per affrontare questa emergenza migliorerebbero anche la vita quotidiana di miliardi di persone. Ridurre l’uso dei combustibili fossili, ripristinare gli ecosistemi, diminuire l’inquinamento ed espandere l’accesso ai servizi di base possono portare ad aria e acqua più pulite, popolazioni più sane e sistemi alimentari ed energetici più sicuri”.
Helsinki rinuncia ai combustibili fossili, chiude l’impianto a carbone di Salmisaari
Gli autorevoli sottoscrittori dell’appello hanno individuato sei aree che necessitano di ampie trasformazioni, ovvero: il rapido abbandono dei combustibili fossili; la protezione e il ripristino della natura; l’allineamento dei sistemi economici ai limiti planetari; la riduzione dei consumi eccessivi nelle società ricche; la transizione verso sistemi alimentari sostenibili e infine una maggiore equità sociale e di genere attraverso un migliore accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ai servizi di base.
Sarà possibile raggiungere progressi negli ambiti indicati solo con un’equa ed efficace governance, una rinnovata cooperazione internazionale e netti cambiamenti nei valori e nelle norme sociali, all’insegna di relazioni più sostenibili.
“L’umanità possiede le conoscenze, gli strumenti e le risorse necessarie per ridurre rapidamente le pressioni ambientali e al contempo migliorare il benessere umano”, osservano gli scienziati, lasciando trasparire una nota di ottimismo.
Il pensiero degli scienziati
I firmatari dell’appello evidenziano che la sfida odierna non è solo quella di scongiurare le crisi, ma di mitigarne l’impatto rafforzando al contempo la resilienza delle comunità e degli ecosistemi. Occorre dunque un rapido cambiamento trasformativo, una riprogettazione dei sistemi umani al fine di contribuire al ripristino delle funzioni vitali della Terra e al miglioramento del benessere e della sicurezza della popolazione mondiale.
Con questo documento gli scienziati riflettono una responsabilità condivisa e un obbligo morale. Se i primi due avvertimenti (1992 e 2017) documentavano l’escalation del degrado ambientale, questo terzo appello conferma tale tendenza, evidenziando che i margini di manovra per le azioni correttive sono sempre più ristretti.
Rivolta a governi, istituzioni finanziarie, aziende e cittadini di tutto il mondo, la lettera giunge in un momento di interazione, accelerazione e rafforzamento a vicenda delle crisi ambientali e sociali. Si tratta dunque di un’emergenza che si sta sviluppando in un pericoloso contesto di “declino delle capacità istituzionali, erosione dell’autorità scientifica, escalation dei conflitti geopolitici e indebolimento della cooperazione multilaterale”.
La crisi planetaria sistemica non è però solo una storia di rischi e perdite ma anche di opportunità. “In questo terzo avvertimento valutiamo i segni vitali dell’attività umana, i limiti planetari del sistema terrestre e la portata della trasformazione ora necessaria per ridurre il rischio degli esiti più gravi per le società umane e per il resto della vita sulla Terra. Questo avvertimento è più di una valutazione scientifica. È un invito all’azione in un momento di convergenza di prove e pericolo imminente”, si legge nel documento.
Global Tipping Points Report 2025, i rischi dei punti di non ritorno
Le pressioni antropiche
Molti indicatori dimostrano come le attività umane stiano mettendo a dura a prova il sistema terrestre. Da una parte il ricorso generale ai combustibili fossili e le emissioni di gas serra alimentano il riscaldamento globale, dall’altra aumentano le pressioni sugli ecosistemi che comportano perdita di biodiversità, degrado forestale, aumento delle malattie zoonotiche e prelievo massiccio e crescente di acqua dolce.
“L’erosione delle tutele ambientali nelle principali economie mina direttamente la capacità di un’azione climatica efficace ed equa e di una protezione degli ecosistemi, così come il crescente numero di conflitti armati”, scrivono gli scienziati.
L’aumento del consumo di carne e la crescita del numero di ruminanti allevati aumentano la pressione sulle risorse, “la forte disuguaglianza nell’accumulo di ricchezza, nei modelli di reddito e di consumo fa sì che le persone e i paesi più ricchi siano responsabili di una quota sproporzionata dell’utilizzo globale delle risorse e dell’impatto ambientale, mentre la crescita demografica, seppur in rallentamento, aumenta la domanda aggregata di cibo, acqua, energia e materiali”, si legge nel documento.
L’umanità ha già superato sette dei nove limiti planetari, una situazione che aumenta il rischio di cambiamenti non lineari, effetti a cascata e trasformazioni a lungo termine e potenzialmente irreversibili del sistema Terra.
Ad esempio, il riscaldamento degli oceani causato dai cambiamenti climatici ha innescato lo sbiancamento e l’aumento della mortalità dei coralli, minacciando la biodiversità marina, l’ecosistema e la sicurezza alimentare di 500 milioni di persone. L’accelerazione del riscaldamento globale è probabilmente il primo segnale della perdita di capacità di resilienza del nostro pianeta. Per le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide occidentale le soglie critiche di non ritorno potrebbero essere già state superate, mentre per il permafrost boreale, i ghiacciai montani e la foresta pluviale amazzonica potrebbero esser raggiunte a breve.
Coralli del Mediterraneo, i risultati del progetto MedCoral Guardians
Sono solo due i limiti planetari ancora non violati, ovvero l’esaurimento dell’ozono stratosferico e la concentrazione di aerosol atmosferici. “Il parziale recupero dello strato di ozono dimostra che un’azione globale rapida, coordinata e basata su dati scientifici può invertire gravi danni ambientali. Ciò dimostra che l’umanità può agire con decisione quando la volontà politica si allinea con le prove scientifiche”, commentano gli scienziati.
Responsabilità ed equità
I fattori che contribuiscono a questa destabilizzazione sono concentrati maggiormente nei Paesi più ricchi e potenti, nelle grandi industrie e nei sistemi economici che puntano al profitto a breve termine e alla crescita continua. Paradossalmente, coloro che hanno meno contribuito a scatenare questa crisi affrontano i maggiori rischi e subiscono i danni più gravi, “ciò è in parte dovuto all’emarginazione dei popoli indigeni e delle comunità locali, che custodiscono gran parte della biodiversità mondiale. Una risposta equa all’emergenza planetaria deve pertanto allineare la responsabilità delle azioni intraprese con i contributi al danno ambientale, dando priorità alla protezione dei più vulnerabili. Le nazioni ad alto reddito, le persone più ricche e le grandi aziende generano i maggiori impatti ambientali e possiedono la maggiore capacità di agire. Inoltre, trasferiscono sempre più spesso il peso dei danni ecologici, attraverso le catene di approvvigionamento globali, su regioni e società distanti e meno influenti a livello politico”, denunciano i sottoscrittori del documento.
Mapuche contro Benetton, gli indigeni rischiano lo sgombero: cosa sta succedendo in Patagonia
Trasformazioni
Le sei trasformazioni fondamentali identificate dagli scienziati richiedono forti cambiamenti nei valori sociali e nella visione dei rapporti tra l’uomo e la natura. Bisogna esser consapevoli che ormai stiamo vivendo dentro a un’emergenza planetaria, “la conoscenza scientifica e il processo decisionale basato sull’evidenza devono guidare le risposte, insieme a cambiamenti nelle norme sociali, nei valori e nelle istituzioni che riconoscano la profonda interconnessione di tutti i sistemi viventi e la dipendenza dell’umanità della natura. Riconoscere l’importanza dei sistemi di conoscenza indigeni, locali e tradizionali, unitamente alla comprensione scientifica, sarà essenziale per costruire risposte più inclusive ed efficaci”, commentano gli scienziati.
Energia
Il documento dichiara che l’estrazione e l’uso di combustibili fossili sono incompatibili con la stabilizzazione del sistema climatico e devono essere rapidamente eliminati. La via è quella di una transizione equa e coordinata a livello globale verso sistemi di energia rinnovabile che operino entro i limiti planetari, riducendo al minimo gli impatti ambientali e sociali. Tra i benefici della transizione verso le rinnovabili vi sono anche una una maggiore sicurezza energetica e costi energetici inferiori a lungo termine.
Natura
Gli ecosistemi sani forniscono contributi essenziali all’umanità: proteggere e ripristinare la natura è dunque essenziale per la stabilità del sistema terrestre e per il benessere umano. Tutto questo senza dimenticare il ruolo dei popoli indigeni, che devono essere sostenuti e considerati come titolari di diritti.
Economia
“Allineare i sistemi economici ai limiti planetari richiede di superare i modelli di sviluppo che dipendono dalla continua espansione dell’uso di materiali ed energia”: stop dunque alla crescita continua di produzione e consumi e impulso alle economie orientate al benessere piuttosto che all’espansione perpetua, capaci di ridurre le disuguaglianze e l’impatto ambientale, mantenendo un’elevata qualità d vita.
Consumi
Affrontare lo squilibro correlato ai consumi eccessivi richiede cambiamenti comportamentali e riforme strutturali verso stili di vita sostenibili. “Soddisfare i bisogni primari di tutte le persone moderando al contempo i consumi tra i più ricchi può ridurre sostanzialmente le pressioni ambientali. Tali cambiamenti possono anche migliorare il benessere umano, riducendo al contempo il consumo di risorse e rafforzando l’equità sociale”.
Cibo
I sistemi alimentari generano circa un terzo delle emissioni globali di gas serra ed esercitano forti pressioni sulle risorse naturali. “Il passaggio a diete a base di alimenti vegetali integrali, la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari e una maggiore adozione di pratiche agricole sostenibili e rigenerative possono ridurre sostanzialmente le emissioni e il consumo di risorse, sostenendo al contempo la biodiversità e la salute degli ecosistemi”.
Plant Based Treaty: nel 2025 numeri in crescita, il mondo sta scegliendo l’alimentazione vegetale
Giustizia sociale
Società resilienti e sostenibili passano dalla promozione della giustizia sociale tramite l’accesso universale all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’alloggio e ai servizi di base. “Le società con maggiore equità, istruzione e accesso ai servizi di base sono costantemente più capaci di sostenere una gestione ambientale responsabile a lungo termine e un’azione collettiva”.
In conclusione gli scienziati non usano mezzi termini, “le scelte che verranno fatte nei prossimi anni determineranno se l’umanità riuscirà a stabilizzare il sistema terrestre e a garantire un futuro vivibile per le persone e per il resto della vita sulla Terra”.
[Credits foto: PIRO4D su Pixabay]
