L’elettrocuzione è la principale causa di mortalità indotta dall’uomo per i grandi uccelli e può provocare pure incendi, ecco le possibili soluzioni
Centinaia di specie di uccelli in tutto il mondo sono minacciate dalla mortalità diretta causata dall’uomo: i pali e i tralicci delle linee elettriche rappresentano ancora i maggiori nemici dell’avifauna.
Da un importante studio scientifico del 2024, che ha raccolto 1.704 registrazioni di mortalità da studi di tracciamento lungo la rotta migratoria afro-eurasiatica per 45 specie – tra cui rapaci, cicogne e gru – nell’arco temporale 2003-2021, emerge che l’elettrocuzione è nettamente la principale causa di morte indotta dall’uomo (40,5%), seguita dall’uccisione illegale (21,7%) e dall’avvelenamento (16,3%).
La percentuale delle morti per folgorazione sale al 47,2% se consideriamo la sola Europa, vista la maggiore diffusione delle linee elettriche sul territorio. Vi sono inoltre altri studi, basati sulla ricerca di carcasse di uccelli ai piedi dei piloni, che confermano l’elevata incidenza di mortalità per elettrocuzione, con la media in Europa di 14 uccelli folgorati ogni cento tralicci.
Il caldo estremo e la siccità che ormai interessano gran parte del Vecchio Continente aggravano ulteriormente la situazione, poiché l’elettrocuzione può addirittura provocare incendi, come sottolinea il Waldrappteam che guida il progetto europeo LIFE20 Northern Bald Ibis, teso da anni alla reintroduzione di una popolazione migratoria di ibis eremita in Europa, grazie anche all’innovativo metodo della migrazione guidata dall’uomo (HLM). L’obiettivo è quello di giungere, entro il 2028, al ripopolamento in natura di almeno 360 individui capaci di migrare tra il nord delle Alpi e la Toscana, al fine di garantire la sopravvivenza autonoma della popolazione selvatica.
Il rischio incendi
La stagione riproduttiva 2026 per gli ibis eremita in Europa è stata un gran successo, con un totale di 82 giovani involati dalle quattro aree di nidificazione di Burghausen, Kuchl, Überlingen e Rosegg. Ora inizia però un periodo molto complicato, poiché questi uccelli esplorano nuovi territori di alimentazione e utilizzano ripetutamente i pali della media tensione come posatoi, che se non messi in sicurezza possono diventare trappole letali. Quando i giovani di ibis eremita toccano contemporaneamente i componenti sotto tensione e quelli a terra possono subire una scarica elettrica, con conseguente rischio di morte.
“La questione ha assunto una dimensione ulteriore a causa del caldo persistente e della siccità che interessano gran parte dell’Europa. Una scarica elettrica può incendiare il piumaggio di un uccello. Se l’animale in fiamme cade poi su erba secca, arbusti o lettiera forestale, ne può derivare un incendio”, spiega il Waldrappteam.
Questo gruppo di ricerca biologica e conservazione ambientale cita molti studi internazionali in merito. In Spagna, ad esempio, sono stati documentati almeno 30 incendi di questo tipo in 12 anni, con il 2,4% dei roghi innescati dalle linee elettriche dovuti proprio alla folgorazione di questi animali. Un altro studio statunitense ha invece registrato 44 incendi di vegetazione causati da elettrocuzione di uccelli in un arco temporale di cinque anni, con il rogo più esteso che ha interessato un’area di oltre 4mila ettari. “Mettere in sicurezza i pali elettrici pericolosi è quindi molto più di una misura di conservazione delle specie: protegge gli uccelli e i loro habitat, riducendo al contempo i rischi per le infrastrutture e per le persone”, commenta il Waldrappteam.
Tra l’altro le soluzioni tecniche per evitare queste problematiche esistono già. I componenti pericolosi dei pali della media tensione possono essere isolati o coperti, mentre le stesse strutture per il posatoio possono essere progettate al fine di evitare che gli uccelli possano creare un collegamento conduttivo. Si tratta, in sintesi, di misure tecniche collaudate, realizzabili in tempi molto rapidi e dai costi contenuti. Con la messa in sicurezza dei tralicci di media tensione nell’ambito della legge federale sulla conservazione della natura, la Germania ha già dimostrato che il ricorso a requisiti legali vincolanti produce risultati degni di nota. Non da meno si è dimostrata la Svizzera, che ha introdotto normative per la progettazione e l’adeguamento dei tralicci allo scopo di tutelare l’avifauna. Purtroppo però la realtà odierna è quella dove i pali della media tensione non messi in sicurezza rappresentano una minaccia notevole in molte regioni europee.
Questa è infatti la causa più comune di morte per gli ibis eremita nelle zone di riproduzione austriache: l’obiettivo del progetto LIFE è quello di ridurre le perdite dall’attuale 45% a meno del 38% entro il 2028. Il Waldrappteam sta già lavorando con le aziende elettriche dell’Alta Austria (NetzOÖ), del Salisburghese (LSB) e della Carinzia (KNG) per la messa in sicurezza di oltre 160 tralicci ad alto rischio nei paraggi delle aree di riproduzione: una misura che aiuterà pure a proteggere altri uccelli come vari rapaci, gufi e cicogne che utilizzano ugualmente tali strutture come posatoi.
“Le misure isolate, però, non bastano: servono soluzioni complete, requisiti legali chiari e scadenze vincolanti. Rivolgiamo quindi un appello internazionale urgente ai responsabili politici e ai gestori delle reti elettriche: i pali pericolosi della media tensione devono essere messi in sicurezza in modo sistematico e completo – prima che altri uccelli muoiano e prima che l’elettrocuzione provochi ulteriori incendi”, l’appello del Waldrappteam.
Tutto potrebbe essere facilmente risolto con l’attuazione delle soluzioni tecniche già esistenti, in modo coerente e su vasta scala. “Ogni palo messo in sicurezza protegge uccelli, habitat e persone”, commenta il Waldrappteam.
Linee elettriche critiche
“La produzione di energia elettrica e la sua distribuzione hanno cambiato la vita degli umani e il paesaggio negli ultimi decenni. A fronte di una forte innovazione tecnologica del settore collegata a studi sull’utilizzo delle fonti rinnovabili per ridurre l’emissione in atmosfera di gas climalteranti, una parte dei sistemi di trasporto elettrico sono rimasti pressoché invariati negli ultimi decenni”, comunica l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).
La rete elettrica è diffusa capillarmente sul territorio, basti pensare che in Italia le linee per la bassa, media e alta tensione si estendono rispettivamente per 746.000, 366.000 e 75.000 km.
I cavi delle linee elettriche aeree, generalmente sospesi a tralicci alti alcuni metri da terra ma non isolati, risultano del tutto innocui per gli esseri umani ma possono essere letali per gli uccelli, quando posandosi su pali o tralicci toccano contemporaneamente due cavi o un cavo e la messa a terra.
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Questi casi di folgorazione per elettrocuzione sono correlati ad alcuni fattori, quali la dimensione dell’animale, le modalità di volo e la conformazione del sostegno della linea elettrica. Particolarmente pericolose risultano le linee elettriche situate in ambienti aperti privi di alberi e rocce, perché in questo caso gli uccelli preferiranno pali e tralicci come posatoi, non avendo alternative valide. Per l’avifauna vi è rischio di morte pure per collisione con i cavi aerei delle linee elettriche, mentre per quanto riguarda l’elettrocuzione non vi è la possibilità di apprendimento di un pericolo evitabile in futuro o trasmissibile alla prole, poiché la morte è immediata.
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“Data la notevole rilevanza dell’impatto che la morte per folgorazione ha sulle popolazioni di uccelli, a livello internazionale già da tempo sono state assunte iniziative per stimolare i governi dei diversi paesi ad adottare misure di mitigazione. La Convenzione di Bonn per la conservazione delle specie migratrici (UNEP-CMS) nel 2002 ha adottato una prima risoluzione per impegnare gli stati firmatari ad individuare e a mettere in sicurezza le linee elettriche pericolose per l’avifauna; questa risoluzione nel tempo è stata aggiornata sulla base delle nuove conoscenze acquisite ed è stata creata un’apposita task-force per fornire supporto tecnico. Parallelamente, si è attivata anche la Convenzione di Berna sulla Conservazione della Vita Selvatica e degli Habitat Naturali in Europa che ha approvato un’analoga raccomandazione nel 2004. Nel 2012 CMS e AEWA hanno pubblicato linee guida specifiche su come evitare o mitigare l’impatto delle linee elettriche sugli uccelli migratori e nel 2022 l’Unione mondiale per la conservazione della natura IUCN ha pubblicato il rapporto ‘Wildlife and power lines’ ”, commenta l’Ispra.
La letteratura scientifica evidenzia che la messa in sicurezza delle linee elettriche per tutelare l’avifauna comporta benefici pure per le aziende di distribuzione e gli utenti. Le folgorazioni, infatti, non provocano solo incendi come già analizzato, ma anche interruzioni e disservizi nella fornitura di energia elettrica.
“E-distribuzione, il principale gestore delle linee elettriche presenti in Italia, da alcuni anni si sta dedicando alla messa in sicurezza di linee elettriche pericolose per gli uccelli nell’ambito di progetti di conservazione dell’avifauna per lo più cofinanziati dalla Commissione europea in collaborazione con ISPRA. Grazie a questo impegno, le metodologie per intervenire sulle linee sono state messe a punto con successo, ma perché le morti per elettrocuzione nel nostro paese possano diminuire in modo significativo è necessario intervenire su ampia scala, a cominciare dalle aree strategiche per la loro conservazione (Zone di Protezione Speciale (ZPS), Siti di Importanza Comunitaria / Zone Speciali di Conservazione (SIC/ZSC), Parchi Nazionali e Regionali, Riserve Naturali, Important Bird Areas (IBA) dove maggiori sono le densità degli uccelli esposti al rischio di folgorazione (come ad esempio nei Parchi nazionali)”, ribatte l’Ispra.
Lo stesso istituto sta portando avanti campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte a tutti gli attori coinvolti in questa materia così delicata, oltre a dare supporto a E-distribuzione per l’individuazione delle linee elettriche che necessitano di interventi prioritari. Il progetto LIFE Egyptian vulture, volto alla tutela del capovaccaio, ha già permesso di mettere in sicurezza circa mille supporti in punti cruciali per la conservazione della specie in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Molto importanti risultano pure i progetti LIFE A-aquila e Abilas, che prevedono tra l’altro azioni per l’isolamento dei pali elettrici in Sardegna, nell’ambito del più ampio obiettivo di protezione e reintroduzione dell’aquila di Bonelli nel Mediterraneo occidentale.
[Credits foto: takenbyphil su Pixabay]
