Bycatch, con un parere motivato la Commissione europea ha contestato all’Italia la mancata attuazione delle direttive Habitat e Uccelli
Le catture accidentali dovute alle attività di pesca (bycatch) rappresentano una grave minaccia per la biodiversità marina, soprattutto se in quelle reti finiscono impigliati esemplari di specie rare, protette od in cattivo stato di conservazione.
Oltre a delfini, cetacei e tartarughe, “tra le specie minacciate dal bycatch vi sono gli uccelli marini che si nutrono essenzialmente di pesce e altri organismi marini e si tuffano in mare per cacciare le loro prede. Questo comportamento li espone al rischio di rimanere intrappolati nelle reti, quando queste sono posizionate vicino alla superficie, o rimanere agganciati agli ami nel tentativo di prendere le esche; spesso gli uccelli non riescono a liberarsi e muoiono per annegamento. In Italia, tra le specie più a rischio vi sono la Berta maggiore mediterranea, la Berta minore, il Gabbiano corso e il Marangone dal ciuffo”, spiega la Lega italiana protezione uccelli (Lipu).
Secondo le più recenti stime sono circa 200mila gli uccelli marini che restano vittime del bycatch nelle acque europee. Si tratta di numeri molto probabilmente sottostimati perché molti Paesi, tra cui l’Italia, non eseguono adeguate attività di monitoraggio.
La procedura d’infrazione
Proprio il nostro Paese è finito nel mirino delle istituzioni europee per la cattura accidentale di fauna marina protetta con strumenti da pesca. Nel febbraio 2024, infatti, la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione (n. 2023/2181) nei confronti dell’Italia per la mancata applicazione delle Direttive Habitat e Uccelli in materia di monitoraggio e prevenzione del bycatch nelle attività di pesca. In particolare, come sottolinea la Lipu, il nostro Paese non ha adottato misure adeguate per evitare perturbazioni significative di diverse specie di uccelli marini nei siti Natura 2000, designati per la loro conservazione.
La procedura d’infrazione ha fatto seguito alla denuncia presentata nel novembre 2023 dalla stessa organizzazione ambientalista, che all’epoca aveva sottolineato l’assenza di monitoraggi e misure di prevenzione per la tutela di vari uccelli marini, quali la berta maggiore, la berta minore, l’uccello delle tempeste ed il marangone dal ciuffo. Al momento dell’accoglimento della denuncia aveva espresso particolare soddisfazione Giorgia Gaibani, responsabile Difesa del territorio e rete Natura 2000 della Lipu, “la Commissione europea ha ravvisato la violazione italiana delle direttive ‘Habitat’, ‘Uccelli’ e ‘Strategia marina’ e di alcuni importanti regolamenti comunitari. È un fatto di grande rilievo, che può cambiare il corso della vicenda del bycatch e spingere il nostro paese ad affrontarla con decisione, fornendo anche i finanziamenti adeguati ai pescatori affinché possano mettere in atto misure di mitigazione. L’Italia dovrà ora prevedere monitoraggi per capire l’entità del fenomeno e approntare misure di mitigazione, essendo ampiamente dimostrato che il bycatch rappresenta una minaccia seria per la sopravvivenza degli uccelli marini, già provati da inquinamento, sovrasfruttamento di stock ittici e distruzione degli habitat costieri”, il suo commento.
Dopo aver ricevuto le ultime informazioni sul tema da parte della Lipu, a metà dello scorso dicembre la Commissione europea ha trasmesso all’Italia il parere motivato della procedura d’infrazione, sottolineando che il nostro Paese non monitora adeguatamente le catture accidentali per ridurne l’impatto su specie rigorosamente protette come il tursiope (Tursiops truncatus) e la tartaruga marina Caretta caretta, oltre a non aver adottato misure di conservazione adeguate per prevenire il disturbo e la mortalità di numerose specie di uccelli marini, tutelate nei siti Natura 2000.
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Il problema del bycatch
Le operazioni di pesca possono provocare spesso la cattura accidentale delle cosiddette specie non bersaglio, ovvero individui sotto-misura di pesci di interesse commerciale, oltre che di specie non commerciali o addirittura protette, come delfini, tartarughe, alcune specie di squali e razze, spugne e coralli.
“Un esempio di bycatch è rappresentato dalle tartarughe marine o dagli squali, che possono essere catturati durante la pesca al pesce spada o al tonno con il palangaro, poiché condividono lo stesso habitat di questi predatori e si nutrono delle stesse esche”, chiarisce la Blue Conservancy.
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Le cause principali del bycatch sono le tecniche di pesca non selettive, che includono ad esempio le reti a strascico, quelle da posta ed i palangari.
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Questi attrezzi, progettati per massimizzare la quantità di pescato, danneggiano gli ecosistemi marini e creano uno squilibrio ecologico che può compromettere sia la biodiversità marina sia la catena alimentare. Se, da una parte, le catture accidentali significano per i pescatori riduzione del pescato e potenziale danneggiamento degli stessi attrezzi da pesca, dall’altra rappresentano uno spreco significativo di risorse marine, poiché molte delle specie finite casualmente nelle reti o impigliate agli ami vengono rigettate in mare già prive di vita o ferite, quindi destinate a morire. La diminuzione delle catture delle specie bersaglio ha inoltre incentivato i pescatori a immettere sul mercato squali e razze, al fine di limitare le perdite di profitto.
“Nel Mar Mediterraneo più della metà delle specie di squalo presenti è sul punto di scomparire per sempre. I regolamenti e le misure per garantire la tutela delle specie vulnerabili di squali e razze sono già in vigore, ma è importante che tutti le applichino e che i pescatori sappiano con precisione come comportarsi in caso di catture accidentali”, chiarisce Vittoria Gnetti, biologa marina e responsabile del progetto di MedReAct per migliorare la conservazione di squali e razze a rischio nel Mediterraneo.
Nel complesso, secondo la Lipu, “il bycatch è un problema ancora troppo sottovalutato e sono ancora molte le azioni che devono essere urgentemente messe in atto per contrastare concretamente questa minaccia alla biodiversità, tra cui colmare le lacune dei dati, sperimentare le misure di mitigazione adatte a ridurre le catture accidentali, aumentare la consapevolezza dei cittadini e dei decisori politici su questo gravissimo problema”.
Oltre ad essersi mossa in sede europea presentando la denuncia da cui è partita la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, da alcuni anni la Lipu ha lanciato pure dei progetti di monitoraggio delle catture accidentali degli uccelli marini, basati su interviste a pescatori e raccolte dati a bordo dei pescherecci.
La stessa organizzazione ambientalista ha pubblicato inoltre una guida tascabile per l’identificazione delle principali specie vulnerabili catturate accidentalmente nella pesca italiana (suddivise in mammiferi marini, uccelli marini, pesci cartilaginei, spugne e coralli), con l’indicazione per ciascuna delle categorie IUCN relative allo stato di conservazione, sia a livello globale che in riferimento al solo Mediterraneo. A disposizione dei pescatori c’è anche la guida Lipu che insegna i modi per liberare gli uccelli marini rimasti impigliati agli ami.
Per quanto riguarda le strategie che possono essere attuate per ridurre la portata di questo fenomeno così impattante per la biodiversità marina, Blue Conservancy indica, ad esempio, l’utilizzo di attrezzi da pesca più selettivi, quali le reti con maglie più grandi che permettono alle specie non bersaglio di potersi liberare. Tra le più efficaci vi è poi la creazione di aree marine protette con divieto di pesca, dove possono trovare rifugio le specie più vulnerabili.
“Anche l’implementazione di regolamenti più rigorosi e il miglioramento del monitoraggio delle attività di pesca possono contribuire a ridurre significativamente questo fenomeno. Modificare le tecniche di pesca — ad esempio cambiando i metodi, la profondità o l’orario di posizionamento delle reti — si è dimostrato un ulteriore mezzo efficace per diminuire il bycatch”, ribadisce Blue Conservancy.
La loro parte la possono fare pure i consumatori, scegliendo di ridurre il consumo di pesce (in particolare delle specie al vertice della catena alimentare quali il tonno ed il pesce spada) od acquistando solo quello proveniente da pesca sostenibile e certificata. “Inoltre è indubbio che incentivare il dialogo con i pescatori, aumentando la consapevolezza sulle buone pratiche da seguire in caso di cattura accidentale e sull’importanza di queste specie per l’ecosistema marino, diventa indispensabile per ottenere risultati globali e a lungo termine”, commenta Marevivo.
La salute degli ecosistemi marini e la protezione della loro biodiversità passa anche dalla lotta al bycatch.
[Credits foto: DerWeg su Pixabay]
