Progetto Ibis eremita, a Caprino Veronese è stata realizzata la prima voliera aperta d’Italia, uno spazio protetto e rifornito per la sosta e riproduzione di questa specie in pericolo
Arriva un nuovo aiuto per una specie classificata come “in pericolo” nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn): l’ibis eremita (Geronticus eremita), un uccello migratore originario dell’Europa centrale, dove scomparve nel XVII secolo a causa della caccia eccessiva.
A Caprino Veronese (Vr), il Waldrappteam ha individuato un’area alle pendici del Monte Baldo quale tappa ideale per gli ibis dopo il superamento delle Alpi. Openature Foundation si è da subito attivata per realizzarvi la prima voliera aperta d’Italia, ovvero uno spazio protetto fornito di acqua e cibo, destinato ad accogliere gli ibis per le loro esigenze di sosta, riproduzione e cura dei piccoli.
La voliera
“I primi 12 protagonisti, sei maschi e sei femmine tra i 2 e i 5 anni, arrivano dal giardino zoologico tedesco di Nordhorn e dal parco Natura Viva. In autunno, i nuovi nati lasceranno la voliera per unirsi agli stormi in arrivo dall’Austria e volare insieme verso la Toscana. Dopo l’inverno nell’Oasi WWF di Orbetello, questi uccelli potranno fare ritorno proprio qui, dove tutto è iniziato, per formare nuove coppie e riprodursi, dando così vita a una colonia capace di migrare garantendo la sopravvivenza della specie”, spiega Openature Foundation.
Questa importante nuova struttura copre un’area di 100 mq, è alta 4,9 metri, larga circa 16 e pronta ad ospitare 12 nidi. Inizialmente sarà provvista di quattro telecamere interne. Da questa colonia si punta a far partire 30 pulcini che possano unirsi ai migratori. L’obiettivo è quello di garantire la diversità genetica necessaria alla popolazione selvatica per renderla finalmente autosufficiente. Oggi, infatti, a causa dell’attività antropica, i pochi ibis eremita rimasti hanno perso la loro tradizione migratoria e sono diventati perlopiù sedentari. Stando ai dati forniti dal progetto “LIFE20 Northern Bald Ibis” che analizzeremo in seguito, aggiornati ad aprile 2026, vi sono quattro popolazioni sedentarie rispettivamente in Marocco (600 individui), Turchia (Birecik, 250) Spagna (300) ed Austria (100), mentre allo stato migratorio si contano 320 esemplari in Europa.
L’ibis eremita
Affascinante e misterioso, l’ibis eremita si contraddistingue per il becco lungo e ricurvo, il piumaggio nero e verde iridescente, la testa calva rossa con singole marcature nere e le lunghe piume crestate che incorniciano il viso. Ogni individuo ha un peso medio di 1-1,5 kg ed un’apertura alare di 125 cm, mentre la durata media di vita in cattività può arrivare fino a 30 anni. Quale uccello sociale, le colonie storiche sono arrivate a contare diverse migliaia di individui.
Gli ibis cacciano con l’aiuto del tatto avvalendosi del loro becco lungo e sottile. Si nutrono prevalentemente di larve di insetti, lombrichi ed altri invertebrati, frugando nel terreno in spazi aperti, come prati e pascoli con erba corta.
“I partner amano salutarsi con un rituale in cui spiegano le piume e si inchinano l’un l’altro con il verso ‘chrrupp’, tipico degli ibis eremita. Di solito, questo comportamento rituale scatena un gran numero di imitazioni in tutta la colonia, consentendo agli uccelli di essere uditi anche da lontano. Questi ibis sono generalmente monogami stagionali; le coppie durante la stagione riproduttiva possono variare di anno in anno. Alcune coppie, tuttavia, rimangono insieme per molti anni. Durante la costruzione del nido, l’incubazione e l’allevamento, la coppia diventa sempre una squadra solida e condivide le responsabilità”, si legge sul sito del progetto LIFE.
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L’habitat riproduttivo prediletto sono le pareti rocciose scoscese con numerosi anfratti, le femmine depongono fino a quattro uova ed i pulcini mettono le piume dopo circa 42-50 giorni, “volano quindi con i genitori per nutrirsi e in seguito spesso si uniscono ai loro coetanei per formare gruppi giovanili. Motivati da un’innata spinta migratoria, nei mesi autunnali seguono gli uccelli esperti fino al luogo di svernamento e imparano la rotta di volo”.
Prima dei progetti LIFE
Tutto è iniziato grazie al biologo Johannes Fritz, oggi direttore del progetto LIFE, che nel 2002 ha fondato il team dell’ibis eremita, dedito alla reintroduzione di questa specie in Europa. Nella sua carriera professionale, Fritz ha lavorato prima all’Istituto Konrad Lorenz di Altenberg e poi presso il Centro di ricerca Konrad Lorenz di Grünau, dove è presente una colonia sedentaria di ibis eremita.
L’idea visionaria di Fritz fu quella di insegnare di nuovo la migrazione ad una popolazione di uccelli divenuta ormai stazionaria. Inventò così le spettacolari migrazioni guidate e, grazie al sostegno del Parco Natura Viva, inaugurò tale procedura mettendosi a bordo di un ultraleggero e facendosi seguire da un gruppo di giovani ibis eremita nel tragitto dall’Austria all’Oasi WWF di Orbetello (Gr), dopo aver sorvolato le Alpi. “Questi individui non solo arrivarono a destinazione, ma anni dopo tornarono autonomamente a Nord per riprodursi e per insegnare la rotta ai nuovi giovani ibis. Oggi il Waldrappteam Conservation & Research continua questa missione: ‘genitori surrogati’ umani allevano i pulcini e volano con loro, ricostruendo, chilometro dopo chilometro, il futuro di questa specie”, chiarisce Openature Foundation.
L’inizio di una nuova tradizione migratoria risale al 2011, quando il primo ibis eremita migrò autonomamente dall’area di svernamento in Toscana a quella di riproduzione in Baviera. Da allora, ogni anno sempre più ibis compiono questa rotta migratoria, tanto che la popolazione europea rilasciata può esser considerata l’unica a mostrare il tipico comportamento migratorio della specie.
I progetti LIFE
Grazie al primo progetto LIFE, realizzato negli anni dal 2014 al 2019, una popolazione migratoria di ibis eremita è stata reinsediata nelle Alpi, con 142 uccelli concentrati in tre colonie riproduttive, tutte con un’area comune di svernamento in Toscana. Gli obiettivi del progetto furono raggiunti ma fu subito chiaro che una popolazione di tali dimensioni non poteva esser considerata autosufficiente, mentre aumentò la consapevolezza che gli sforzi di protezione avrebbero potuto quasi dimezzare le perdite dovute alla caccia illegale.
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Fu dunque presentata un’altra domanda che portò all’approvazione di un secondo progetto per il periodo 2022-2028, il già citato “LIFE20 Northern Bald Ibis”, finanziato per il 60% dall’Unione europea e per il restante 40 da partner e co-finanziatori. A questo nuovo progetto, diretto dallo Zoo di Schönbrunn a Vienna con la partecipazione del Waldrappteam Förderverein, prendono parte dieci partner di quattro Paesi (Austria, Germania, Italia e Svizzera). L’Italia è rappresentata dal Parco Natura Viva e da Openature Foundation.
L’obiettivo al 2028 è molto ambizioso: il ripopolamento in natura di almeno 360 individui che possano migrare tra il Nord delle Alpi e la Toscana, garantendo così la sopravvivenza autonoma della popolazione selvatica. “Oltre alle colonie esistenti nel sud della Germania e nella provincia di Salisburgo, verranno istituite altre tre colonie migratorie in Svizzera, Carinzia e Italia settentrionale. Nelle vicinanze verrà stabilita anche una cosiddetta colonia satellite con uccelli provenienti dai siti di riproduzione di Kuchl e Burghausen. L’Oasi WWF Laguna di Orbetello, in Toscana, continuerà a fungere da area di svernamento comune per tutte le colonie esistenti e previste. Ciò garantirà gli scambi genetici all’interno dell’intera popolazione”, spiegano gli organizzatori del progetto.
Al fine di stabilire nuove colonie riproduttive, il metodo principale resta la migrazione guidata dall’uomo (HLM). Il progetto LIFE ed il monitoraggio delle popolazioni negli zoo rendono possibile la selezione di pulcini con un’elevata variabilità genetica per il rilascio in natura.
Il nuovo progetto prevede la creazione di almeno cinque gruppi di allevamento a mano, ciascuno composto da trenta individui prelevati a due-otto giorni di vita ed allevati a mano da due genitori adottivi, capaci di garantire un imprinting specifico. A cinque settimane di età e poco prima di involarsi, i pulcini con i genitori adottivi sono trasferiti al campo di addestramento mobile, dove imparano a seguire l’aereo ultraleggero motorizzato con paracadute. “La squadra di volo composta da umani e uccelli si dirigerà verso sud intorno alla metà di agosto. Due aerei, ciascuno con un pilota e un genitore adottivo, accompagnano gli uccelli nel loro viaggio di circa 1000 km”, spiegano gli organizzatori del progetto.
Le tratte giornaliere medie sono di circa 180 km con una velocità media di volo attivo di 45 km/h. In condizioni normali, i giovani ibis eremita volano in una formazione a risparmio energetico: l’alternanza di volo in cerchio e in quota è la tecnica di volo più efficiente che gli permette di coprire una maggiore distanza senza pause. Tutta l’operazione richiede un notevole sforzo logistico ed il team è accompagnato da vari veicoli e rimorchi a terra. All’arrivo nell’area di svernamento ad Orbetello, gli ibis vengono posti in una voliera nel santuario per l’ambientamento.
Dopo qualche settimana si procede alla reintroduzione. Il “rilascio leggero” in piccoli gruppi di cinque-dieci individui, sempre in presenza dei genitori adottivi, consente la socializzazione con gli esemplari selvatici. I giovani ibis, tutti dotati un trasmettitore GPS, restano nell’area di svernamento fino alla maturità sessuale, che coincide solitamente con l’inizio del terzo anno di vita. L’etichettatura GPS fornisce dati completi sul comportamento spazio-temporale degli uccelli, che vengono pure inviati ad un database di ricerca e possono essere visualizzati sull’applicazione Animal Tracker.
Al di là dell’obiettivo primario di creazione di una popolazione autosufficiente, il progetto LIFE prevede pure azioni contro la caccia illegale e l’elettrocuzione. Per quanto riguarda la prima, in Italia si mira a ridurre la percentuale di perdite dovute a tale causa dall’attuale 31% a meno del 25% entro il 2028.
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Le scosse elettriche causate da tralicci di media tensione non sicuri sono invece la causa più comune di morte per gli ibis eremita nelle zone di riproduzione austriache: l’obiettivo è quello di ridurre le perdite dall’attuale 45% a meno del 38% entro la fine del progetto, grazie anche alla messa in sicurezza di oltre 160 tralicci ad alto rischio nelle vicinanze delle aree di riproduzione.
[Credits foto: Farbsynthese su Pixabay]
