Limiting Overshoot Spotlight Report, il nuovo rapporto UNEP avverte: il mondo supererà probabilmente 1,5°C nei prossimi anni. Ma lo sforamento può ancora essere limitato.
Il nuovo rapporto dell’UNEP Limiting Overshoot Spotlight Report avverte che il mondo si avvia verso il superamento della soglia di 1,5°C di riscaldamento globale rispetto all’epoca preindustriale. Ma lo sforamento non significa che la lotta alla crisi climatica sia finita: quanto sarà alto il picco delle temperature e quanto a lungo resteremo oltre quella soglia dipenderà ancora dalle decisioni che verranno prese nei prossimi anni.
Il rapporto Limiting Overshoot Spotlight Report, pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), affronta proprio questo scenario: non più soltanto la possibilità di evitare il superamento di 1,5°C, ma anche come limitare i danni nel caso in cui questa soglia venga oltrepassata.
Il mondo verso il superamento di 1,5°C
Per anni il limite di 1,5°C è stato al centro della diplomazia climatica internazionale.
L’Accordo di Parigi del 2015 stabilisce l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C.
Oggi, però, evitare del tutto un temporaneo superamento della soglia è diventato sempre più difficile.
Secondo il nuovo rapporto UNEP, anche nello scenario più favorevole il riscaldamento globale raggiungerebbe un picco intorno a 1,8°C prima di poter diminuire. Altri percorsi, caratterizzati da maggiori emissioni, porterebbero invece a livelli di riscaldamento ancora più elevati.
Il dato non significa che il limite di Parigi sia stato già definitivamente superato.
Il 2024 è stato il primo anno solare in cui la temperatura media globale ha superato 1,5°C rispetto all’epoca preindustriale, ma un singolo anno oltre questa soglia non equivale al superamento dell’obiettivo climatico di Parigi, che riguarda un riscaldamento medio di lungo periodo.
La differenza è importante perché cambia anche il significato della parola “overshoot“.
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Che cos’è l’overshoot climatico
Con il termine overshoot, cioè “sforamento”, si indica uno scenario nel quale la temperatura globale supera temporaneamente 1,5°C, raggiunge un picco e successivamente torna a diminuire.
Non tutti gli overshoot, però, sono uguali.
Più alto sarà il picco e più a lungo il pianeta resterà sopra 1,5°C, maggiori saranno i rischi climatici e i danni potenzialmente irreversibili.
È questo uno dei messaggi centrali del rapporto UNEP: anche se il superamento della soglia dovesse diventare inevitabile, ogni frazione di grado conta ancora.
Un mondo che raggiunge un picco di 1,6°C e riesce rapidamente a ridurre il riscaldamento è molto diverso da uno scenario nel quale le temperature salgono ben oltre 2°C e restano elevate per decenni.
1,5°C: cosa succede se superiamo la soglia?
Superare 1,5°C non significa che in quel preciso momento il sistema climatico precipiti in una nuova condizione irreversibile. Il problema è che ogni ulteriore aumento della temperatura amplifica i rischi.
Tra gli effetti più importanti ci sono:
- ondate di calore più frequenti e intense, con conseguenze sulla salute soprattutto per le persone più vulnerabili;
- eventi di precipitazione estrema e alluvioni più intensi in molte aree del pianeta;
- siccità e incendi più probabili o più severi in diverse regioni;
- innalzamento del livello del mare, destinato a proseguire anche se il riscaldamento dovesse successivamente diminuire;
- perdita di ecosistemi e biodiversità, con alcuni cambiamenti che potrebbero diventare difficili o impossibili da invertire;
- maggiore rischio di superare punti di non ritorno climatici, la cui probabilità cresce all’aumentare del riscaldamento.
Per questo la durata dello sforamento è fondamentale. Non basta chiedersi di quanto supereremo 1,5°C: bisogna chiedersi anche per quanto tempo resteremo al di sopra di quella soglia.
La battaglia climatica non è persa
Il messaggio dell’UNEP non è un invito alla resa. Al contrario.
Anche in uno scenario di overshoot, ridurre rapidamente le emissioni rimane essenziale per limitare il picco delle temperature e abbreviare il periodo trascorso oltre 1,5°C.
Ogni decimo di grado evitato significa infatti ridurre alcuni dei rischi associati al cambiamento climatico.
La priorità resta quindi una: tagliare le emissioni di gas serra il più rapidamente possibile.
Questo significa accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica, elettrificare i consumi dove possibile, ridurre l’uso dei combustibili fossili e intervenire anche nei settori più difficili da decarbonizzare.
Perché non basta rimuovere la CO2
Un elemento particolarmente importante è quello della rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera.
Tecniche naturali, come il ripristino degli ecosistemi e delle foreste, e tecnologie di rimozione del carbonio possono contribuire a ridurre la concentrazione di CO2 atmosferica e, negli scenari di overshoot, diventare parte della strategia per riportare gradualmente le temperature verso livelli più bassi.
Ma c’è un punto fondamentale: la rimozione della CO2 non può sostituire il taglio delle emissioni alla fonte.
Più alte saranno le emissioni nei prossimi decenni, maggiore sarà infatti la quantità di carbonio che dovrà essere successivamente rimossa dall’atmosfera. E le capacità di rimozione disponibili sono limitate, oltre a comportare costi economici, energetici e ambientali.
Per questo la priorità rimane la decarbonizzazione.
Adattamento: prepararsi a un clima che è già cambiato
Anche se riuscissimo a fermare rapidamente la crescita delle emissioni, una parte degli effetti del riscaldamento globale è ormai inevitabile.
Accanto alla mitigazione diventa quindi sempre più importante l’adattamento climatico.
Significa rendere città, infrastrutture e territori più resilienti alle ondate di calore, alle alluvioni, alla siccità e agli altri eventi estremi.
Sistemi di allerta precoce, gestione sostenibile dell’acqua, pianificazione urbana, protezione delle coste e infrastrutture più resistenti saranno strumenti sempre più importanti per ridurre il numero di vittime e i danni economici.
La crisi climatica, quindi, non si affronta soltanto riducendo le emissioni: bisogna contemporaneamente prepararsi agli impatti di un pianeta già più caldo.
Il vero obiettivo: rendere lo sforamento più basso e più breve
Il nuovo rapporto UNEP Limiting Overshoot Spotlight Report cambia quindi la domanda al centro della discussione climatica.
Non si tratta più soltanto di chiedersi se riusciremo a evitare completamente il superamento di 1,5°C. La questione diventa anche quanto possiamo limitare lo sforamento e quanto rapidamente possiamo riportare il riscaldamento verso livelli più bassi.
La differenza tra un overshoot contenuto e temporaneo e un riscaldamento molto più elevato e prolungato potrebbe tradursi in enormi differenze per ecosistemi, società ed economie.
Per questo 1,5°C continua a essere una soglia che vale la pena difendere, anche se il suo temporaneo superamento appare sempre più probabile.
Il messaggio dell’ONU, in definitiva, non è che la partita sia finita. È che il margine di manovra si sta restringendo e ogni ritardo rende lo scenario più difficile e più costoso.
La temperatura che raggiungeremo nei prossimi decenni non è ancora scritta. E proprio per questo, nonostante lo spettro dell’overshoot, ridurre le emissioni oggi continua a fare la differenza.
