3 Luglio 2026

Coralli del Mediterraneo, i risultati del progetto MedCoral Guardians

Coralli del Mediterraneo

I coralli del Mediterraneo sono sempre più minacciati dall’aumento delle temperature marine, ecco i risultati del progetto MedCoral Guardians per la loro tutela

Fondamentali per la biodiversità, la protezione delle coste dall’erosione e l’attenuazione dell’energia delle onde, i coralli del Mediterraneo sono a forte rischio di sopravvivenza a causa del cambiamento climatico e dell’aumento delle temperature marine. Un prezioso contributo di ricerca è appena giunto da MedCoral Guardians il programma della Fondazione Marevivo che unisce progetti tesi alla protezione di alcune specie di coralli del Mediterraneo (Cladocora caespitosa e Anthipatella subpinnata), il primo del genere per il Mare Nostrum.

Il lavoro è stato svolto nelle Aree marine protette (Amp) di Ustica (Sicilia), Tavolara-Punta Coda Cavallo (Sardegna) e Punta Campanella (Campania), grazie anche alla collaborazione della Fondazione “Nando ed Elsa Pieretti” ed al contributo  di istituzioni, enti di ricerca, imprese, fondazioni e organizzazioni del terzo settore, che ha dimostrato l’efficacia di un approccio condiviso alla tutela del mare.

“A livello globale stiamo assistendo a una regressione di circa il 50% delle barriere coralline: un segnale d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare. Se dei coralli tropicali si parla spesso, così non è per i coralli del Mediterraneo sui quali abbiamo voluto accendere i riflettori con MedCoral Guardians. Questo progetto si basa su tre pilastri fondamentali: monitoraggio, restauro, sensibilizzazione ed educazione. Proteggere la Cladocora significa salvaguardare la biodiversità del Mediterraneo e contribuire alla conservazione di un patrimonio naturale essenziale per il benessere delle generazioni presenti e future”, ha dichiarato Raffaella Giugni, segretaria generale Marevivo.

Cladocora

Quali piccoli animali marini invertebrati che tendono a formare colonie (classe degli Antozoi), i coralli sono tra gli organismi più antichi del Pianeta ed ospitano circa il 25% della fauna marina. Attualmente risultano minacciati dalle attività antropiche e dal cambiamento climatico, tanto che la loro perdita pare inarrestabile senza la messa in campo di azioni per la loro salvaguardia. Fondazione Marevivo s’è mossa con MedCoral Guardians, che mira in generale anche a sensibilizzare tutta la cittadinanza sulla gravità di questo problema.

L’attenzione è stata rivolta in primis alla Cladocora caespitosa, nota anche come madrepora a cuscino, un corallo esclusivo del Mediterraneo che costruisce delle vere e proprie scogliere sommerse, fondamentali per la vita di numerose specie animali e vegetali marine e per il contrasto all’erosione costiera. Questo raro e delicato corallo contribuisce anche al mantenimento degli equilibri ecologici costieri, oltre a rappresentare un importante bioindicatore della qualità delle acque e degli effetti dei cambiamenti climatici.

Caratterizzata da polipi di colore giallo chiaro (diametro di circa 5 mm) e di forma cilindrica, provvisti di una corona di tentacoli per il nutrimento e la difesa dai predatori, la Cladocora caespitosa è una specie coloniale che cresce su fondali rocciosi o detritici a partire da pochi metri fino a 35-40 metri di profondità, in ambienti esposti a forti correnti ed in zone riparate. Lo scheletro calcareo che compone la colonia è costruito con carbonato di calcio e origina le tipiche formazioni a cuscino. Cladocora caespitosa è presente fin dal Pliocene (tra i 5,3 ed i 2,8 milioni di anni fa) ed oggi si trova in modo discontinuo in tutto il Mediterraneo ed in alcune località dell’Atlantico (Marocco e Portogallo). Solo in poche località, si formano letti di Cladocora (cioè colonie subsferiche di 10-30 centimetri distinte l’una dall’altra) o banchi e scogliere sommerse, ovvero grandi formazioni che raggiungono diversi decimetri in altezza, coprendo diversi metri quadrati di superficie.

I polipi di Cladocora caespitosa vivono in simbiosi con le zooxantelle, alghe unicellulari che grazie alla colonia ricevono nutrienti essenziali per la fotosintesi, aiutandola a loro volta ad eliminare i metaboliti ed a costruire lo scheletro calcareo. Questa stretta relazione è fondamentale per la crescita e resilienza del corallo ma è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici ed all’aumento della temperatura marina, fattori che possono provocare la perdita delle zooxantelle e quindi lo sbiancamento del corallo (“bleaching”), portandolo velocemente alla necrosi. Altri pericoli per la Cladocora sono: l’ancoraggio selvaggio delle imbarcazioni turistiche, i dragaggi, le opere di ripascimento dei litorali, la pesca a strascico e la presenza di specie di alghe invasive.

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Minacce da scongiurare, perché le biocostruzioni formate dalla Cladocora caespitosa si configurano come vere e proprie oasi del Mediterraneo. “Le sue strutture calcaree, ricche di fessure e anfratti, ospitano un’ampia varietà di organismi, dalle alghe rosse ai briozoi, creando condizioni essenziali per la vita marina. In questo contesto, la Cladocora caespitosa agisce come un pilastro portante dell’ecosistema, garantendo la sopravvivenza di molte altre forme di vita. Oltre al suo indubbio valore ecologico, aiuta a sequestrare la CO2  in eccesso, svolge un ruolo fondamentale nella protezione delle coste, contribuendo a mitigare l’erosione costiera. Le sue strutture coralline assorbono l’energia delle onde, aiutando a preservare i litorali e a mantenere il dinamismo degli ambienti costieri”, commenta la Fondazione Marevivo. Cladocora caespitosa è classificata “in pericolo” nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).

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Stress termico

MedCoral Guardians ha permesso di mappare oltre 6.000 m² di fondale tra Ustica e Tavolara ed ha raccolto più di 200 osservazioni scientifiche. Al progetto hanno partecipato 17 centri diving, mentre circa 800 sono stati gli studenti coinvolti in attività di educazione ambientale e migliaia i subacquei che hanno condotto le attività di monitoraggio e citizen science. Oltre all’essenziale ricerca scientifica, MedCoral Guardians ha portato avanti anche le campagne informative e di sensibilizzazione al fine di coinvolgere le comunità locali ed i visitatori nella tutela di questo patrimonio di biodiversità. “MedCoral Guardians dimostra come la tutela del mare possa generare conoscenza e coinvolgimento, trasformando la comunità locale e i visitatori in protagonisti della conservazione”, ha dichiarato Davide Bruno, direttore dell’Area marina protetta di Ustica.

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A mettere a rischio la Cladocora caespitosa è lo stress termico, viste le temperature record del Mediterraneo negli ultimi anni, con il picco storico registrato a giugno 2025, quando la temperatura superficiale media del mare ha toccato quasi 24°C. Le sempre più frequenti ondate di calore marino sono all’origine del già citato sbiancamento, che provoca la morte di intere colonie.

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Dai dati raccolti sono emerse profonde trasformazioni degli ecosistemi coralligeni superficiali, che hanno confermato la particolare vulnerabilità di questo corallo allo stress termico. La vitalità della Cladocora caespitosa è inoltre influenzata da vari fattori ambientali, quali la profondità, l’illuminazione e la composizione delle comunità algali.

Dalle attività di monitoraggio si è passati poi alla fase del restauro, che ha seguito i protocolli dell’Università Politecnica delle Marche. Per la prima volta in seno al progetto è stata sperimentata la tecnica del restauro multispecie, rivelatasi la più efficace. “Dopo un anno, il tasso di sopravvivenza complessivo è stato del 40% e gli esemplari sopravvissuti erano tutti associati a strutture di coralli e macroalghe trapiantati insieme. Questo esito suggerisce che la presenza delle macroalghe, con il loro effetto ‘ombrello’, protegga la Cladocora dall’irradiazione solare diretta riducendone lo stress termico. Una speranza ulteriore per il ripopolamento dei banchi naturali degradati o in sofferenza arriva anche dalla sperimentazione avviata dallo stesso ateneo marchigiano grazie alla quale sono stati allevati con successo 200 frammenti di corallo con il 100% di sopravvivenza e una crescita attiva”, comunica la Fondazione Marevivo.

L’Area marina protetta di Ustica è stata grande protagonista del progetto: nelle sue acque sono stati realizzati due percorsi subacquei al fine di promuovere la conoscenza e la tutela del corallo in questione, mentre cinque boe di ormeggio destinate ai diving sono state installate per tutelare l’habitat marino, consentendo di evitare oltre seimila ancoraggi potenzialmente dannosi per la Cladocora  caespitosa.

Un vero punto di forza del progetto è la replicabilità e la scalabilità del proprio modello di intervento, reso possibile dalla proficua collaborazione tra le aree marine protette coinvolte ed il partenariato scientifico (Università Politecnica delle Marche, Stazione Zoologica “Anton Dohrn”, Rutgers University, Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”). Dopo gli ottimi risultati ottenuti, l’obiettivo di Marevivo è quello di estendere protocolli comuni per la protezione, il monitoraggio, il restauro ecologico e la divulgazione ambientale ad altre aree marine protette, ovvero nei luoghi strategici per la rigenerazione degli ecosistemi del Mediterraneo.

“Il restauro della madrepora cuscino, specie endemica e minacciata, rappresenta un passo concreto verso il recupero degli habitat costieri e ha un forte valore simbolico: dimostra che possiamo rimediare ai danni prodotti da decenni di attività sconsiderate nel Mediterraneo. MedCoral Guardians ha unito la ricerca scientifica e il lavoro di coordinamento e sensibilizzazione di Marevivo per portare avanti questa missione e vincere la sfida”, il commento di Roberto Danovaro, biologo dell’Università Politecnica delle Marche.

Anti Pathos

I cambiamenti climatici, l’innalzamento delle temperature marine, l’acidificazione degli oceani e l’inquinamento dei fondali marini (dovuto in primis alla pesca) minacciano anche i coralli neri del Mediterraneo, che creano candide foreste bianche ad oltre 50 metri di profondità, nonostante il colore nero del loro scheletro.

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La specie più facilmente osservabile nei nostri mari è l’Antipathella subpinnata, protagonista del progetto “Anti pathos – Corallo nero del Med”, frutto della collaborazione tra Marevivo, il biologo marino Giovanni Chimienti, il National Geographic Explorer e l’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari. “Anti Pathos” (“contro la sofferenza”) è il nome greco di questi coralli detti appunto antipatari, utilizzati in passato per realizzare amuleti contro le malattie e la malasorte.

Obiettivo di questo importante lavoro di citizen science è l’osservazione e la determinazione dell’areale di questi organismi marini, al fine di creare una mappa della loro presenza nel Mediterraneo. Le segnalazioni fornite nel 2025 da subacquei e divers hanno permesso di inserirvi i primi punti di avvistamento di Antipathella subpinnata lungo le coste di tutta Italia, in attesa degli ulteriori sviluppi.

[Credits foto: Fondazione Marevivo, marevivo.it]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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