29 Ottobre 2026

Crisi climatica, ecco cosa ne pensano gli italiani

crisi climatica, sondaggio

La crisi climatica è un problema sempre più grave della nostra epoca, un sondaggio svela le opinioni e le preoccupazioni degli italiani sul tema

L’87% degli italiani ritiene che la crisi climatica sia un problema che incide sulla vita quotidiana, mentre gli sforzi messi in atto per fronteggiare questa emergenza paiono ancora insufficienti. Un interessante sondaggio, commissionato dalla Rete nazionale delle agenzie energetiche locali (Renael) all’Istituto Piepoli, ha preso in esame un campione di mille individui rappresentativo della popolazione italiana adulta, al fine di analizzare la percezione dei cittadini rispetto alla crisi climatica e alla questione energetica, approfondendone gli impatti sulla vita quotidiana, sul benessere e sulle condizioni economiche delle famiglie.

Metodo

Le interviste sono state realizzate dal 15 al 22 settembre 2026. Il campione  della popolazione preso in esame è composto da un 52% di donne e da un 48% di uomini, in un’area geografica così definita (47% nord Italia, 20% centro, 33% sud) e per tali classi d’età (9% 18-24 anni; 14% 25-34; 19% 35-44, 18% 45-54; 40% oltre 54 anni). Per quanto riguarda invece l’ampiezza dei centri urbani analizzati, il 30% del campione ha rappresentato Comuni fino a 10.000 abitanti, il 25% da 10.000 a 30.000, il 22% da 30.000 a 100.000 e il 23% oltre 100.000 abitanti.

Obiettivi

Analizzando la percezione della crisi climatica e la sua incidenza sulla vita quotidiana degli intervistati, il sondaggio ha mirato anche a comprendere l’impatto della questione energetica sul benessere e sulle condizioni economiche dei cittadini, nonché le priorità e gli interventi più efficaci per affrontare gli effetti di questa emergenza e il ruolo degli enti pubblici e delle Agenzie energetiche locali nella gestione della transizione energetica e delle sfide climatiche.

Cambiamento climatico, le catastrofi ambientali fanno lievitare i costi di spesa e bollette

Esiti

Quasi nove italiani su dieci (87%) ritengono che la crisi climatica influenzi la quotidianità e l’88% degli intervistati ha dichiarato di percepire un aumento degli eventi meteo estremi, in primis le ondate di calore (64%), seguite dalle piogge molto intense (45%), dai forti temporali (44%), dai periodi prolungati di siccità (31%) e dagli incendi (18%). La foto scattata dall’Istituto Piepoli è un ritratto impietoso di quanto sta succedendo ormai da tempo nel nostro Paese, che ancora fatica ad attirare la giusta attenzione mediatica e, soprattutto, a ricevere le necessarie risposte politiche. Le misure di adattamento e mitigazione si rivelano così sempre più urgenti per iniziare a rispondere efficacemente a questa grave emergenza che non risparmia nessuno.

La crisi climatica è sempre più trascurata dai media

Fa infatti riflettere la domanda sulla percezione della crisi climatica e degli eventi meteo estremi sui vari aspetti della quotidianità: l’86% del campione dichiara una forte incidenza sulla qualità della vita e sulla salute fisica, l’84% sul benessere psicologico e l’83% sullo svolgimento delle normali attività e sulla sicurezza personale e delle abitazioni.

Il comfort abitativo (82%) e la capacità di riscaldare o raffreddare la casa (80%) sono i due aspetti più condizionati dalla difficile situazione energetica attuale, derivata dalle crisi geopolitiche e culminata nella crescita spropositata dell’inflazione, che mette a rischio la capacità di acquisto delle famiglie. Non stupisce quindi il fatto che il 61% degli italiani abbia rinunciato, almeno qualche volta, al comfort termico delle proprie abitazioni per motivi economici: in prevalenza si è trattato di donne (64%), fino a 34 anni (69%), abitanti nel sud e nelle isole (71%) e in città di medie dimensioni (67%).

Vi è un altro aspetto molto interessante trattato nel sondaggio, che riguarda le conseguenze più diffuse della crisi climatica e degli eventi meteo estremi sperimentate personalmente. Ebbene, il 52% degli intervistati ha risposto in termini di benessere fisico (stanchezza, spossatezza e altri disturbi), il 50% ha indicato le limitazioni nelle attività all’aperto, il 48% un aumento dei consumi e delle spese per raffrescamento o riscaldamento e il 34% un minore comfort all’interno dell’abitazione.

Sorge dunque una domanda: le amministrazioni comunali stanno facendo abbastanza per contrastare i duri effetti del cambiamento climatico? L’opinione sul comportamento della politica risulta impietosa. Il 42% degli intervistati ha dichiarato che l’impegno su questo fronte è poco, il 28% per nulla, solo il 21% abbastanza e il 4% molto. Più alberi e aree verdi (52%) e maggiori zone d’ombra e spazi freschi (45%) sono considerati gli interventi prioritari per rendere le città più vivibili e pronte ad affrontare il cambiamento climatico, mentre una percentuale minore di intervistati indica la necessità di migliorare la gestione dell’acqua, delle piogge intense e del rischio allagamenti (39%), di incentivare le energie rinnovabili e le comunità energetiche nei quartieri (36%) e di riqualificare edifici e abitazioni per renderli più efficienti dal punto di vista energetico (34%). In dettaglio, l’intervento prioritario che la maggioranza degli intervistati (26%) suggerirebbe al sindaco del proprio Comune è proprio quello di piantare più alberi e aumentare la superficie destinata a parchi e aree verdi urbane, anche a costo di ridurre gli spazi destinati alle automobili.

Il nuovo piano dell’Inghilterra per contrastare gli eventi climatici estremi, mezzo milione di alberi in tre anni

Quel che emerge dal sondaggio è che il caldo estremo è sempre più temuto dai cittadini italiani. Come dar loro torto se pensiamo solo alle temperature record e alle continue ondate di calore registrate nell’estate appena trascorsa, che è stata la più calda dal 1950 secondo i dati forniti dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), con una temperatura media su tutto il territorio nazionale di 24,3 °C.  “La media di 25,6 gradi Celsius registrata ad agosto 2026 supera i precedenti record di 24,6 °C del 2024 e di 24 °C raggiunti nell’agosto 2017”, ha dichiarato Lorenzo Arcidiaco, ricercatore Cnr-Ibe. Alla luce di quanto vissuto e sofferto la scorsa estate, il 76% degli intervistati – in prevalenza residenti in grandi città (84%) del centro Italia (83%) – ha rivelato che riterrebbe utile la presenza di un rifugio climatico nei quartieri in cui vivono, ovvero di uno spazio pubblico accessibile, ombreggiato o climatizzato, dove trovare sollievo durante i periodi di caldo intenso. Alcune grandi città e non solo fortunatamente si stanno già attrezzando in tal senso.

Rifugi climatici, cosa sono e perché con il caldo sono diventati essenziali

Un altro importante capitolo del sondaggio è dedicato alle difficoltà create dai costi energetici in continuo aumento. L’88% degli italiani ritiene che questi ultimi incidano in modo rilevante sul bilancio familiare e da questo disagio sorge un maggiore interesse per il tema della transizione energetica. Secondo l’87% del campione per affrontare la crisi climatica serve un forte cambiamento nel modo di produrre e consumare energia, per l’85% i territori dovrebbero essere maggiormente coinvolti nelle decisioni sulla transizione energetica e servirebbe un sostegno economico per le famiglie al fine di raffrescare adeguatamente le abitazioni, mentre per l’81% i cittadini necessitano di essere accompagnati nelle scelte legate all’energia.

Di fronte a questi dati incoraggianti sulla consapevolezza dell’importanza della transizione energetica per garantire un futuro sostenibile a tutti – che anche la politica dovrebbe tenere in maggior considerazione – spicca un particolare interessante dall’analisi in dettaglio dei numeri: a reclamare di più un cambiamento è la fascia di popolazione degli over 54, nonostante il fiorire dei gruppi di giovani attivisti ambientali.

Il mondo dell’informazione ha una grande  responsabilità nel raccontare e tener alta l’attenzione sulla crisi climatica ed energetica ed è chiamato a fare uno sforzo maggiore, perché queste gravi emergenze non trovano ancora lo spazio che meritano sui giornali, in tv e sulla rete. Lo conferma questo sondaggio dove solo il 57% degli italiani ritiene di essere adeguatamente informato sui cambiamenti in corso nel settore energetico e sulle conseguenze che possono avere sui cittadini: si tratta in prevalenza di uomini fino a 34 anni e abitanti nelle grandi città. I media hanno ancora dunque notevoli margini di miglioramento, la crisi climatica merita di essere narrata e analizzata in modo più costante ed efficace.

La Via Italiana al Cervino è sconsigliata, l’allarme delle Guide Alpine e la crisi climatica in alta quota

Governo (55%), Regioni (45%) e Comuni (44%) sono considerati i soggetti più importanti per guidare e accompagnare i territori nel processo di transizione energetica, mentre l’Unione europea e le imprese del settore energetico si fermano rispettivamente al 39 e al 31%. È facile capire come la politica rivesta un ruolo fondamentale per promuovere il cambiamento, per riuscirvi ha bisogno però di essere ben coordinata e armonizzata e i cittadini paiono esser consci di questo fatto. Il 76% degli italiani è infatti favorevole all’istituzione di un ministero del Clima che abbia il compito di coordinare le politiche governative in materia di salute, ambiente, energia, infrastrutture ed economia, al fine di affrontare meglio quella sfida climatica che coinvolge tanti settori, toccando svariati interessi.

La conoscenza delle Agenzie locali per l’energia – ovvero di quegli organismi territoriali chiamati ad accompagnare le amministrazioni locali nei processi di transizione energetica e a favorire un uso più consapevole ed efficiente di questa cruciale risorsa – è ancora limitata tra la popolazione italiana. Solo il 45% dei cittadini ne ha sentito parlare ma l’utilità percepita è elevata: basta infatti informare adeguatamente sul ruolo e i compiti di questi enti per raccogliere un consenso ampio e trasversale tra gli intervistati (83%), convinti della loro importanza. Alle Agenzie locali per l’energia si chiede soprattutto – con un ex aequo al 41% – di supportare i Comuni nella definizione e realizzazione di interventi adeguati alle esigenze del territorio (41%) e rivolti alle persone e comunità maggiormente in difficoltà (41%), oltre che nella promozione di soluzioni capaci di migliorare la qualità di vita nei territori (41%).

Infine, rivolgendo uno sguardo al futuro, il sondaggio evidenzia che la crisi climatica e la questione energetica destano forti timori tra gli italiani. Alla domanda “pensando ai prossimi dieci anni, quanto è preoccupato per l’impatto che la crisi climatica e la questione energetica potranno avere sulla qualità della vita dei cittadini”, l’86% degli intervistati ha risposto molto o abbastanza, con le percentuali più alte rilevate tra le donne (88%), che hanno oltre 54 anni (90%) e vivono nel nord-ovest (89%), in Comuni da 30.000 a 100.000 abitanti (90%).

Solo una politica concreta e lungimirante potrà scongiurare queste fondate paure.

[Credits foto: geralt su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

I più letti

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Torino n. 36 del 17/12/2014 | Associazione culturale Ambiente in Circolo editrice | © 2014/2020 eHabitat.it

Ultimi articoli di Clima

salario dignitoso

Il salario dignitoso fa bene al clima e al pianeta

Un salario dignitoso, stabilito in 12 euro netti l’ora, è una misura di adattamento climatico urgente e necessaria, lo sostiene la Campagna Abiti Puliti L’Italia è un Paese sempre più diseguale contraddistinto dalla povertà lavorativa e dalla precarietà. La Campagna Abiti Puliti (CAP) ha fissato in 12 euro netti l’ora... Leggi tutto
Go toTop