27 Settembre 2026

Emergenza ricci per la siccità, la storia di mamma Ratin e l’appello del Centro La Ninna

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La siccità sta causando una vera e propria emergenza ricci: la storia di Ratin e l’appello del Centro La Ninna per aiutare la fauna selvatica e creare una rete spontanea di solidarietà

La grave emergenza siccità sta mettendo a dura prova la fauna selvatica e in particolar modo i ricci.

Il Centro Recupero Ricci “La Ninna” di Novello in Piemonte ha diffuso un appello in cui racconta come stia affrontando la situazione più critica nei suoi quattordici anni di attività.

A causa dell’aridità dei terreni e della forte riduzione degli insetti, sempre più animali arrivano alla struttura gravemente debilitati e disidratati. Pertanto, i volontari hanno lanciato un appello urgente per invitare i cittadini ad aiutare questi animali nei propri giardini per creare una rete spontanea di solidarietà per la fauna selvatica.

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Tra i tanti soccorsi effettuati in questo periodo, la storia del riccio Ratin e dei suoi quattro cuccioli evidenzia in modo concreto l’impatto di questa crisi ambientale.

La storia di Ratin, una mamma riccio senza latte

Ratin è una mamma riccio soccorsa e portata al Centro con i suoi quattro cuccioli dopo la distruzione del loro nido in un giardino. Al momento dell’arrivo, l’animale si presentava collassato, magrissimo e privo di latte a causa della forte disidratazione. Nonostante la debolezza, i piccoli continuavano a stringersi attorno alla madre quasi a  proteggerla e a non abbandonarla.

Per due giorni e due notti, il personale del Centro ha lavorato senza sosta. Ratin è stata sottoposta a reidratazione con flebo, farmaci, vitamine e cibo nutriente. Allo stesso tempo, i volontari hanno allattato i piccoli ogni due ore con una siringa e uno speciale latte per cuccioli proveniente dalla Germania. La madre e i cuccioli hanno così potuto riprendere le forze e oggi vivono in uno spazio sicuro in attesa di tornare in natura.

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Come aiutare i ricci nei giardini con acqua e cibo

Tuttavia, il caso di Ratin non è isolato. La mancanza prolungata di pioggia ha ridotto drasticamente la presenza di invertebrati nel terreno. Per questa ragione, qualche temporale o il calo delle temperature non bastano a risolvere il problema. L’emergenza ricci per la siccità richiede infatti un intervento diffuso su tutto il territorio.

Il Centro “La Ninna” chiede alle persone di adottare una semplice abitudine serale all’interno dei propri giardini. In particolare, è importante lasciare a disposizione degli animali:

  • Acqua fresca: posizionata in recipienti bassi e facilmente accessibili.
  • Cibo di sostegno: crocchette e cibo umido per gatti.
  • Alimenti da evitare assolutamente: non bisogna mai somministrare latte vaccino e pane, in quanto nocivi per la loro salute.

I segnali di pericolo e le cucciolate autunnali

Inoltre, il cambiamento climatico sta prolungando la stagione calda, favorendo nascite tardive verso l’autunno. Queste cucciolate sono particolarmente fragili perché i piccoli hanno poco tempo per accumulare il grasso necessario al letargo. Di conseguenza, un giovane riccio trovato all’aperto nei mesi autunnali con un peso inferiore a 300-400 grammi richiede l’intervento di un Centro di Recupero Animali Selvatici (CRAS).

 

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In aggiunta, è necessario raccogliere e consegnare subito un riccio a un CRAS quando l’animale si presenta:

  • Attivo all’aperto in pieno giorno.
  • Ferito, immobile o con camminata barcollante.
  • Fermo e esposto lungo una strada.

Il riccio come sentinella della salute degli ecosistemi

Oltre all’aiuto immediato, occorre gestire il verde in modo più sostenibile. Mantenere siepi, cespugli, piccoli mucchi di foglie e lasciar crescere l’erba permette agli insetti di sopravvivere, trasformando ogni giardino in una piccola oasi di biodiversità.

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La sofferenza di questa specie segnala un degrado ambientale più ampio. Il Centro collabora con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino (sotto il coordinamento della professoressa Maria Teresa Capucchio e nell’ambito del progetto europeo One Earth) per studiare le cause di mortalità dei ricci legate a inquinamento, cementificazione e perdita di habitat.

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«Prendersi cura di un riccio significa imparare a prendersi cura della vita. E imparare a proteggere la vita significa acquisire quell’attitudine mentale di cui avremo bisogno per proteggere anche noi stessi», conclude Massimo Vacchetta, veterinario del Centro Recupero Ricci “La Ninna”.

[Immagine di copertina @Centro Recupero Ricci La Ninna]

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