Mar Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo è sempre più bollente

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Il Mar Mediterraneo è sempre più bollente ultima modifica: 2025-07-21T00:09:18+02:00 da Marco Grilli
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Il Mar Mediterraneo è sempre più caldo a causa della crisi climatica e le sue acque hanno raggiunto temperature record, con forti rischi per la biodiversità

La crisi climatica sempre più grave tormenta anche i nostri mari e soprattutto il Mediterraneo, le cui acque si stanno riscaldando in modo sempre più accentuato tanto da aver raggiunto temperature record.

“Il riscaldamento dei mari (ad iniziare dal Mediterraneo) comporta la dilatazione delle molecole idriche che, per raffreddarsi, abbisogneranno di tempi largamente superiori: ecco, perché il top di temperatura raggiunto dal mare Nostrum è foriero di conseguenze, che fanno presagire scenari ancora insondati”, comunica l’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche.

L’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche

Il Mediterraneo occidentale e l’Atlantico nord-orientale sono i mari che si stanno riscaldando di più. A fine giugno, infatti, le anomalie marine a livello globale si sono attestate sui +0,37° rispetto alla media 1991-2020, dimostrandosi inferiori a quelle registrate nello scorso biennio (dati Copernicus Climate Change Service – ECMWF). Al contrario, il Mare Nostrum ha fatto segnare le temperature più alte mai rilevate, anche se la parte orientale del bacino (dalle acque dell’Egeo a quelle che lambiscono le coste orientali egiziane) è risultata sostanzialmente in linea con le temperature medie. “Questo significa che il Mediterraneo occidentale è un ‘brodo’, dove le anomalie termiche arrivano a superare i 5 gradi tra Spagna, Francia, Corsica e Sardegna occidentale”, sottolinea l’Osservatorio ANBI.

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Negli ultimi giorni di giugno le temperature tra Mar Tirreno e Mar Ionio non sono scese sotto i 27° ed hanno raggiunto pure i 29°, dimostrandosi in anticipo di almeno una settimana rispetto ai dati del 2024,  che segnarono i 30° proprio nella prima settimana di luglio. La temperatura dei mari, inoltre, influisce sul clima della terraferma, basti pensare che laddove Mediterraneo ed Atlantico fanno segnare temperature da record, ovvero nell’Europa occidentale, le acque marine non riescono più a mitigare le correnti calde ed i rischi meteorologici aumentano, a causa dell’energia prodotta dall’incontro tra le correnti calde umide con quelle più fredde d’alta quota dell’Artico.

La crisi climatica, seppur largamente predetta, sta subendo una straordinaria accelerazione soprattutto nell’area mediterranea, dove i territori sono esposti a crescenti rischi”, ha commentato Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (ANBI). “Accanto ad un programma pluriennale di opere infrastrutturali, accompagnato ad un grande sforzo in ricerca ed innovazione, sono necessari interventi, che invertano l’esodo dalle aree interne del Paese: abbandonare quei territori, accentuando la pressione antropica lungo le coste, nei nuovi scenari climatici può diventare un pericoloso boomerang”, ha ribattuto Massimo Gargano, direttore generale di ANBI.

L’importanza  degli oceani e del Mediterraneo 

Oltre a mitigare i cambiamenti climatici per la loro capacità di sequestrare oltre il 40% dell’anidride carbonica, gli oceani contribuiscono pure a rinfrescare il pianeta, poiché assorbono circa il 90% del calore dell’atmosfera. Sono inoltre fondamentali per la loro capacità di produrre ossigeno (circa il 50% di quello disponibile) e cibo (quasi il 3o% delle proteine totali), “ma tutti questi servizi dipendono dalla loro salute. Oggi però è sempre più evidente che mari e oceani si sono ammalati: si stanno acidificando e scaldando troppo velocemente, soprattutto in Mediterraneo, con effetti negativi sugli organismi marini e sugli ecosistemi”, spiega Roberto Danovaro, professore di biologia marina all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Comunità scientifica del WWF Italia.

Siamo abituati a pensare al nostro mare come a un luogo di vacanza, divertimento, dove si fanno tuffi e gite in barca. Ma il Mediterraneo è molto di più: è una risorsa immensa e preziosissima. È il motore della blue economy italiana e dà lavoro a oltre un milione di persone. Nonostante occupi solamente lo 0,82% della superficie complessiva dei mari e degli oceani, è uno degli hotspot di biodiversità più importanti al mondo: ospita oltre 17.000 specie!”, commenta Stefano Raimondi, responsabile biodiversità di Legambiente.

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Le problematiche del Mediterraneo analizzate dal WWF

La crisi climatica accentua i suoi effetti nocivi nel periodo estivo con le ondate di calore, tanto che le acque del Mediterraneo toccano temperature superiori perfino a quelle dei mari tropicali.

Il Mare Nostrum è sempre più acido perché l’anidride carbonica viene assorbita dalle sue acque e, sciogliendosi, tende a formare acido carbonico che fa scendere il pH delle stesse acque marine. Quest’ultimo è diminuito fino a circa 0,2 unità rispetto al secolo scorso e prosegue ad abbassarsi ad una velocità tripla rispetto a quella delle altre aree oceaniche. “Bassi valori del pH hanno effetti negativi sulla crescita, riproduzione e resistenza ai cambiamenti ambientali di molte specie marine. In particolare, ne soffrono gli organismi che producono scheletri calcarei, come cozze, gorgonie, coralli, spugne e ricci di mare”, chiarisce Danovaro.

Il Mediterraneo è inoltre poco profondo (ha una profondità media di 1,5 km contro i quasi 4 dei grandi oceani) e tende a riscaldarsi molto più velocemente rispetto agli altri mari. Le ondate di calore sconvolgono quindi gli equilibri naturali, alterano gli ecosistemi marini e minacciano la biodiversità, causando mortalità massive e favorendo l’invasione di specie aliene tropicali, quali microalghe, piante marine e pesci esotici. “Molte specie del Nord-Mediterraneo, quelle del Golfo di Trieste o del Mar Ligure, preferiscono acque più fredde e sono messe in forte difficoltà dalle ondate di calore estivo, quando le temperature possono raggiungere 30-30,5°C, valori non tollerati da molte specie anche costiere”, spiega ancora Danovaro.

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Le estati da caldo estremo come quella del 2024, con temperature in luglio ed agosto ben superiori ai 30°C e riscaldamento delle acque perfino ad oltre 30 metri di profondità, hanno causato forti stress a molti organismi sessili (ovvero attaccati alle rocce), quali gorgonie, spugne, bivalvi e coralli rossi, con alti tassi di mortalità dovuti proprio alle infezioni e alle patologie correlate all’eccesso di calore.

“A partire dalla fine degli anni ‘90 molte aree del Mediterraneo, dalla Corsica alla Liguria dalla Costa Azzurra alla Riviera del Conero in Adriatico, hanno visto morie massive, con la perdita in poche settimane della fauna marina. Il risultato è un panorama sottomarino desertificato, soprattutto tra la costa e i 30 metri di profondità. Queste morie hanno effetti negativi anche sulla pesca perché riducono le possibilità di crescita dei giovanili di molte forme ittiche. Purtroppo, è quello che sta avvenendo anche in questa prima parte dell’estate 2025”, chiarisce Danovaro.

Altra conseguenza del riscaldamento globale è la perdita di cibo per gli organismi a marini a causa della morìa di macroalghe. Nel 2024 infatti sono scomparse molte foreste di grandi alghe brunepraterie sommerse di Posidonia oceanica. Esistono comunque soluzioni per cercare di ovviare a queste gravi problematiche, “un metodo efficace per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici è quello di proteggere la biodiversità. Recenti studi hanno dimostrato che un sistema ricco di specie resiste molto meglio ai cambiamenti climatici di un sistema impoverito. Questa soluzione, che va attuata subito, ci darebbe più tempo per mitigare i cambiamenti climatici riducendo l’uso di combustibili fossili. Tuttavia, laddove non si manifestano segnali di resilienza sarà necessario intervenire con il restauro ecologico. Si tratta di una sorta di terapia intensiva per il recupero degli habitat danneggiati o distrutti dall’Uomo o dai cambiamenti climatici, una misura prevista anche dalla nuova legge sul restauro della Natura dell’Unione Europea”, spiega Danovaro.

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Il rapporto Mare Caldo di Greenpeace

Il 2024 ha fatto segnare il record di temperature a livello globale e nel bacino del Mediterraneo: lo rivelano i dati raccolti nell’ambito del progetto “Mare Caldo”, condotto da Greenpeace Italia in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (DISTAV) dell’Università di Genova e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS).

“Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato sulla Terra, sia per la temperatura media globale dell’aria, che ha superato di 1,5°C i livelli preindustriali, sia per quella della superficie marina. Secondo i dati diffusi dal programma Copernicus e integrati con quelli raccolti nell’ambito del progetto Mare Caldo in Italia, l’anno scorso si è registrata anche la temperatura media annuale più alta mai osservata nel bacino del Mediterraneo, con un valore medio di 21,16°C, mentre i valori stagionali rilevati dai satelliti sono stati i più alti degli ultimi 43 anni”, si legge nel rapporto.

Tutte le 12 aree di studio italiane coinvolte nel progetto – di cui 11 site in aree marine protette AMP – sono state interessate da ondate di calore sia nel periodo invernale che in quello estivo, con la registrazione in più casi di picchi massimi di oltre 2,5°C sopra la media climatologica. Analizzando le AMP, nell’Isola dell’Asinara (Sardegna) si sono verificate ben 14 ondate di calore nella temperatura superficiale del mare, mentre sia a Portofino che alle Cinque Terre (Liguria) ve ne sono state sei. Quest’ultime hanno pure fatto segnare un valore massimo di 3,65°C durante una delle ondate di calore più estreme osservate nell’area. Né bisogna dimenticare che, in varie AMP, tali anomalie termiche si sono spinte fino a 40 metri sotto la superficie del mare.

“I dati del 2024 confermano l’aumento graduale delle temperature di anno in anno, con valori così elevati mai registrati prima nel bacino del Mediterraneo. Il nostro mare è ricco di biodiversità, ma rischiamo di perdere questo straordinario patrimonio naturale se non estendiamo la superficie di mare protetta e non riduciamo le emissioni di gas serra”, ha commentato Valentina Di Miccoli, campaigner mare di Greenpeace Italia.

I  monitoraggi biologici, condotti lo scorso anno da Greenpeace Italia nelle AMP di Tavolara Punta Coda Cavallo, Portofino e Ventotene-Santo Stefano, hanno evidenziato che le gorgonie (Eunicella cavolini e Paramuricea clavata) sono gli organismi più impattati dal cambiamento climatico. Considerando sempre le aree monitorate, tra le specie aliene termofile la più abbondante è stata l’alga verde (Caulerpa cylindracea), mentre tra i pesci termofili i maggiormente osservati sono stati il pesce pappagallo (Sparisoma cretense), il barracuda mediterraneo (Sphyraena viridensis) e la donzella pavonina (Thalassoma pavo).

“I risultati del quinto anno del progetto Mare Caldo mostrano in maniera inconfutabile gli effetti del cambiamento climatico sugli ambienti marini sommersi dei nostri mari. Le numerose anomalie termiche rilevate in tutte le stazioni della rete e la presenza di evidenti segnali di impatto negli ecosistemi costieri delle aree monitorate quest’anno sono indipendenti dalla loro localizzazione geografica, dalla diversa latitudine e dal diverso livello di conservazione”, la conclusione di Monica Montefalcone, docente di Ecologia dell’Università di Genova.

[Credits foto: DEZALB su Pixabay]

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Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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