Il ciclone Harry nel Mediterraneo ha colpito con venti fino a 130 km/h provocando numerosi e gravi danni al Sud. Un evento estremo legato al cambiamento climatico
Negli ultimi giorni il Mar Mediterraneo è stato teatro di eventi atmosferici di estrema violenza. Il momento più critico si è registrato il 20 gennaio, quando forti mareggiate e raffiche di vento fino a 100–130 km/h, portate dal Ciclone Harry che si è abbattuto nel Mediterraneo, hanno colpito duramente le isole e le regioni del Mezzogiorno.
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Le aree maggiormente interessate sono state Sardegna, Calabria e Sicilia, dove si contano i danni più ingenti. Il passaggio del Ciclone Harry ha provocato la distruzione di infrastrutture, linee ferroviarie, tratti di litorale e numerose strutture balneari, mettendo in ginocchio intere comunità costiere.
Attualmente i danni provocati dal Ciclone ammontano a circa due miliardi di euro mentre i Vigili del Fuoco hanno effettuato 2800 interventi.
Eventi estremi sempre più frequenti in Italia
Fenomeni di questa intensità non rappresentano più un’eccezione. Da alcuni anni anche il territorio italiano è sempre più esposto ai danni causati da disastri ambientali. Emblematico resta il ricordo dell’alluvione del 2023 in Emilia-Romagna, che ha mostrato in modo drammatico le conseguenze di piogge eccezionali e prolungate.
Nell’immaginario collettivo, i cicloni sono spesso associati a scenari lontani, come quelli dell’Oceano Atlantico o delle coste americane. Tuttavia, il cambiamento climatico sta modificando profondamente questo quadro.
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Il ruolo del riscaldamento climatico
L’aumento delle temperature globali, e in particolare di quelle marine, favorisce la formazione di eventi meteorologici estremi anche alle nostre latitudini. Mari più caldi significano maggiore energia disponibile per alimentare tempeste violente, che possono assumere caratteristiche simili a quelle dei cicloni tropicali.
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Secondo gli esperti, questi fenomeni sono riconducibili alla formazione di cicloni mediterranei, sistemi che nascono quando masse d’aria calda e umida provenienti dal mare incontrano aria più fredda in quota.
L’aumento della temperatura delle acque del Mediterraneo, legato al cambiamento climatico, fornisce maggiore energia a questi eventi, rendendoli più intensi e frequenti.
Ciclone Harry nel Mediterraneo, un fenomeno americano
Se nell’Oceano Atlantico questo tipo di fenomeno è relativamente comune, nel Mar Mediterraneo risulta ancora poco frequente. L’oceano, essendo una distesa d’acqua molto vasta e aperta, favorisce maggiormente l’interazione tra masse d’aria e correnti di diversa temperatura, creando condizioni ideali per la formazione di cicloni intensi.
Il Mar Mediterraneo, invece, è un bacino chiuso e di dimensioni ridotte, dove storicamente tali fenomeni si sono verificati con minore frequenza e intensità. Tuttavia, l’anomalo aumento della temperatura delle acque marine, unito alla presenza di aria fredda invernale in quota, ha favorito la formazione di sistemi ciclonici più violenti, dando origine a eventi atmosferici a cui l’Italia non era tradizionalmente abituata.
La conta dei danni
A subire gli effetti del maltempo sono stati cittadini, amministrazioni locali e operatori economici, soprattutto nei settori dei trasporti e del turismo.
Il bilancio più recente, secondo la Protezione Civile della Regione Sicilia, conta nel solo territorio dell’isola danni fino a un miliardo di euro.
In Sardegna invece dalla governatrice Alessandra Todde è stato dichiarato lo stato di emergenza.
Invece alla Calabria è stato riconosciuto lo stato di calamità naturale, mirato specificamente a coprire i danni subiti dal settore agricolo.
Per quanto riguarda i danni prodotti al settore agricolo, si parla, secondo Cna Agricoltori, di coltivazioni distrutte, infrastrutture agricole rovinate e produzioni compromesse. Il Ciclone Harry ha infatti prodotto danni gravi, colpendo aziende già provate da anni di emergenze climatiche e dall’aumento dei costi.
Nel settore ittico, invece, il bilancio dei danni potrebbe sfiorare i 40 milioni di euro considerando infrastrutture e imbarcazioni distrutte e mancati guadagni.
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Uno scenario che impone nuove risposte
Il passaggio del Ciclone Harry rappresenta l’ennesimo segnale di come il cambiamento climatico stia modificando profondamente la geografia dei fenomeni meteorologici estremi. Eventi un tempo considerati lontani dalla realtà italiana stanno diventando sempre più frequenti anche nel bacino del Mediterraneo, mettendo in evidenza la vulnerabilità del territorio e delle sue infrastrutture.
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Di fronte a uno scenario in rapida evoluzione, emerge la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione, investire nella messa in sicurezza delle coste e nel monitoraggio meteorologico, oltre a sostenere i settori economici più colpiti.
Il caso del Ciclone Harry non può essere considerato un episodio isolato, ma un campanello d’allarme che impone una maggiore consapevolezza e un’azione concreta per affrontare le sfide climatiche del presente e del futuro.
[Questo articolo è stato redatto con il supporto dell’intelligenza artificiale per quanto riguarda la fase di brainstorming e dell’organizzazione dei paragrafi e revisionato interamente da un giornalista della redazione]
