25 Gennaio 2026

Good Boy, Indy entra nella storia del cinema: è il primo cane premiato come miglior attore protagonista

Agli Astra Film Awards 2026, Indy il cane protagonista dell’horror Good Boy entra nella storia vincendo come miglior attore

Nella narrazione c’è un concetto che torna sempre. Soprattutto quando un prodotto con alte aspettative non le soddisfa pienamente. Ovvero che è molto più interessante l’idea di partenza che il risultato finale. A volte è anche vero il contrario. Quella scintilla creativa risulta, fin dal principio, non priva di difetti. Ma ha un cuore e una sostanza che rimane. E per questo fa parlare di sé.

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Un esempio è il film GoodBoy di Ben Leonberg, al suo esordio alla regia. Dopo essere stato l’apertura della 23^ edizione di Alice nella città all’ultima Festa del Cinema di Roma, è stato distribuito in home video dall’etichetta Midnight Factory, chelo includerà nelle piattaforme streaming a partire da sabato 24 gennaio.

Si tratta di un piccolo film horror con un budget di 70.000 dollari e riprese che si sono protratte per tre anni. Il suo percorso produttivo non è troppo dissimile da altri esordi di giovani registi come Peter Jackson o Sam Raimi. Un budget irrisorio, tempi di realizzazione condizionati dalla necessità e un buon successo commerciale. Good Boy ha infatti incassato 8.7 milioni di dollari.

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Anche la trama è qualcosa di già visto: un uomo, Todd (Shane Jensen), si trasferisce in una casa isolata per ritrovarsi dopo un trauma. Deve però affrontare una presenza sovrannaturale legata alla scomparsa di suo nonno, il vecchio proprietario. Egli passava il tempo a fare videotape su videocassette. E ancora: Todd, si porta dietro il proprio cane, Indy. Proprio l’animale sarà il primo ad accorgersi che qualcosa che non va in quanto vede qualcosa dove gli umani non vedono.

In tanti film horror c’è questo cliché, ad esempio in Poltergeist – Demoniache presenze di Tobe Hooper (1982). Proprio dopo la visione di questo film a Leonberg venne l’Idea di spostare l’obiettivo e focalizzare lo sguardo del cane. E quale cane migliore del suo, Indy per l’appunto nella parte di se stesso?

Indy cane protagonista dell'horror Good Boy
Indy, il cane protagonista dell’horror Good Boy in una scena del film.

Questo è un motivo per cui Good Boy ha fatto parlare di fin dai primi teaser. L’altro è che Indy è stato candidato agli Astra Film Award come miglior attore in un film horror o thriller.

Indy era in competizione con attori “umani” come Ethan Hawke (Il mondo dietro di te, Sam Esmail 2023) e Sally Hawkins (La forma dell’acqua, Guillermo del Toro 2017). E Indy alla premiazione del 9 gennaio la spunta. Il premio è stato dato dalla Hollywood Creative Alliance, organizzazione no-profit composta da critici, giornalisti e content creator che celebra l’eccellenza del cinema e delle arti visive in merito anche all’inclusione.

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lndy ringrazia a suo modo con un video assieme al suo padrone Ben: «Indy è onorato nell’accettare questo premio» commenta Leonberg. «Specialmente sapendo che è accanto a interpreti che non hanno dovuto essere corrotti con dei dolcetti per centrare l’obiettivo». È il coronamento di un nuovo modo di vedere gli animali nel cinema. Non più solo come accompagnamento leggero o una metafora della condizione di un personaggio. Senza alcun tipo di antropomorfismo la prova di questo Nova Scotia Duck Tolling Retriever è sentita. Il suo comportamento è quello che ci si aspetterebbe in una situazione simile a quella raccontata. E coinvolge chiunque, sia chi possiede un animale domestico che no.

Ben Leonberg e il suo cane Indy
Il regista Ben Leonberg assieme a Indy nel video ringraziamento dopo la vittoria agli Astra Film Awards.

L’assunto su cui si basa il film, è estremamente semplice. Da un certo punto di vista, è già presente anche in altre produzioni horror degli ultimi anni come in Somnia di Mike Flanagan (2016). L’ orrore qui non è qualcosa di sovrannaturale. Non si vuole raccontare di mostri o anime dannate. Ci si rifà al sentimento di attaccamento che ciascuno di noi – uomo o animale che sia – prova verso il prossimo. È qualcosa che è parte della nostra vita. Quando, nello specifico, il suo ciclo sta giungendo alla conclusione: si tratta della paura della perdita.

Il protagonista di Good Boy vede questa manifestazione come orrore. Percepisce questa ineluttabilità come qualcosa di mostruoso. Un’ombra che si nasconde o che prende forma in una figura umana, senza volto, nera e viscida che cerca costantemente di afferrarlo. Vediamo il tentativo di identificare e contrastare questa presenza da parte di Indy attraverso lo spirito di Bandit, il Golden Retriever del nonno del suo padrone.

Quest’ultimo, Todd, è dilaniato dal dolore: cerca di allontanare Indy nei momenti peggiori, salvo ricercarlo subito dopo. L’affetto del cane è il suo unico legame reale, maggiore all’amore per la sorella Vera (Arielle Friedman). Emerge dai pochi dialoghi presenti l’apprensione di lei (che la accomuna per questo a Indy) e la crescente ritrosia di Todd. Come gli altri personaggi umani non ne vediamo quasi mai il volto. La macchina da presa resta quasi sempre all’altezza di Indy.

Good Boy una scena del film
Todd (Shane Jensen) assieme a Indy in un altro momento di Good Boy.

Indy e il suo rapporto con il suo padrone sono il cuore di Good Boy. È chiaro fin dalle prime scene, attraverso vecchi filmati che riassumono la loro vita fino al presente. Da quando il primo era un cucciolo e l’altro un ragazzo più spensierato. Li vediamo crescere insieme, sempre affiancati, nel bene e nel male, lungo tutto il loro percorso. È una storia di fedeltà, qualcosa che accomuna l’uomo e il cane fin dalle origini. Arrivando, in questo caso, fino alla fine.

Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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