Fukushima, il Giappone è pronto al rilascio di acqua radioattiva in mare?

Giappone Fukushima

In Giappone l’acqua radioattiva proveniente da Fukushima potrebbe essere rilasciata nell’Oceano Pacifico. A questa scelta si oppongono pescatori e ambientalisti.

Nel 2011 in Giappone, più precisamente nella prefettura di Fukushima, avvenne un disastro nucleare causato da uno tsunami.

Lo tsunami distrusse tutti i generatori d’emergenza che davano energia alle pompe, necessarie per il raffreddamento dei reattori. Questo disastro portò a tre crisi nucleari.

Oggi, al governo giapponese si presenta il problema di come smaltire l’acqua radioattiva usata per raffreddare gli impianti danneggiati dalla catastrofe.

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Entro il 2022, infatti, tutti i serbatoi d’acqua dell’impianto raggiungeranno la loro capacità col rischio di traboccare da soli.

Da diversi anni si dibatte sule modalità di smaltimento dell’acqua radioattiva con proposte che vanno dall’evaporazione alla costruzione di più serbatoi di stoccaggio. Il governo nipponico preferisce però rilasciare l’acqua contaminata nel Pacifico, nonostante l’opposizione dei pescatori locali. Già l’incidente nucleare del 2011, dovuto al terremoto e al successivo tsunami, ha portato a un calo della richiesta dei prodotti marittimi della zona.

Lo Tsunami insegna, di cambiamenti climatici si deve parlare

I pescatori temono che lo sversamento dell’acqua radioattiva di Fukushima vanificherà anni di sforzi fatti dal settore ittico per ricostruire la reputazione dei propri prodotti.

Ovviamente i gruppi ambientalisti non hanno esitato a far sentire la loro voce, così come la Corea del Sud. La nazione, che ancora vieta le importazioni di pesce dalla regione, ha espresso molta preoccupazione per l’ambiente marino.

Il governo giapponese ha risposto, garantendo che promuoverà i prodotti di Fukushima e terrà conto dei timori dei pescatori.

Va precisato che l’acqua viene già filtrata, estraendo 62 dei 63 elementi radioattivi. L’unico rimasto è il trizio, dannoso per l’essere umano solo in grandi quantità.

Secondo il quotidiano Yomiuri Shimbun, l’intero processo, che partirebbe non prima del 2022, richiederebbe 30 anni per essere realizzato.

Nei prossimi 30 anni, dunque, l’acqua continuerebbe ad essere filtrata, diluita e gradualmente rilasciata. Un processo necessario per portare l’acqua a un livello di radioattività più sicuro.

[Foto di copertina: https://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_nucleare_di_Fukushima_Dai-ichi]

Fabrizio Simone

Nato a Torino, dopo aver conseguito la laurea in Dams si iscrive a un master in progettazione della comunicazione digitale. Oltre a scrivere, lavora come guida al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni che comprendono il cinema e la lettura di libri e fumetti.

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