La pianta del mondo, il libro di Stefano Mancuso sulle storie degli alberi

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La pianta del mondo, il libro di Stefano Mancuso sulle storie degli alberi ultima modifica: 2020-10-23T08:00:14+02:00 da Davide Mazzocco
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Dal legno degli Stradivari agli alberi della libertà, dalle reti sotterranee del regno vegetale alla vitale importanza del verde pubblico, lo scienziato regala un altro saggio capace di conciliare narrativa, divulgazione e filosofia

Se in Plant Revolution aveva invitato a guardare al mondo delle piante come a un modello di cooperazione del quale tenere conto in politica e in economia e ne L’incredibile viaggio delle piante aveva mostrato come i vegetali siano molto meno statici di quanto si pensi, nel recente La pianta del mondo, Stefano Mancuso illustra alcune delle storie che stanno scritte nel legno e nelle forme che questo prende in seguito all’opera umana.

Secondo lo scienziato e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, in un pianeta in cui le piante rappresentano l’85% della biomassa è praticamente impossibile raccontare una storia “senza incappare nei suoi abitanti più numerosi”. Se ciò non avviene è soltanto a causa “della totale rimozione dal nostro orizzonte  di questi esseri viventi dai quali dipende la vita sulla Terra”.

Storie di alberi che non stanno fermi

Con una prosa che, libro dopo libro, si fa più accattivante, riuscendo a conciliare narrativa, divulgazione e filosofia, Mancuso ci guida in un viaggio attraverso i secoli e i cinque continenti. Scopriamo così le storie degli alberi della libertà che furono piantati nelle città francesi dopo la Rivoluzione o di come si giunse a scoprire il colpevole del rapimento del figlio di Charles Lindbergh attraverso l’analisi del legno con cui fu costruita la scala a pioli usata per raggiungere la stanza del bambino.

Mancuso non ha paura ad abbandonare il tono più serioso dello scienziato per raccontare aneddoti divertenti come la battaglia inscenata con un bibliofilo parigino per aggiudicarsi antichi testi di botanica o il duello all’ultimo dato per convincere un collega nipponico in merito alla scivolosità delle bucce di banana.

Nel capitolo dedicato alla musica viene svelato il segreto dell’unicità dei violini costruiti da Antonio Stradivari utilizzando il legno degli abeti rossi del bosco del Paneveggio. Perché non si riesce a costruire un violino capace di riprodurre il suono di questi formidabili strumenti? Non ve lo riveliamo per lasciarvi il piacere della scoperta attraverso la lettura.

Nel capitolo dedicato al sottosuolo, Mancuso torna sul tema della neurobiologia vegetativa che lo ha reso celebre a livello mondiale, raccontandoci la storia di ceppi che rimangono in vita grazie ai nutrimenti forniti, attraverso l’apparato radicale, dagli alberi presenti nelle vicinanze. Sembrerebbe una relazione a tutto vantaggio del ceppo, ma in realtà le piante dal fusto intatto rafforzano la loro stabilità potendo usufruire dell’apparato radicale della pianta tagliata.

L’umanità del futuro? Deve imitare il mondo vegetale

Mancuso riflette su come la cooperazione fra le piante possa essere di ispirazione per un nuovo paradigma sociale e politico. Dopo il lavoro rivoluzionario di Charles Darwin, l’idea dominante sull’organizzazione degli esseri viventi è stata quella della competizione, ma questo, secondo lo scienziato, è dovuto al fatto che si continua a trascurare il “peso” che il regno vegetale ha nella totalità della biomassa:

“Sono convinto che la causa principale dello scarso interesse per lo studio della cooperazione come forza evolutiva sia legata al fatto che la maggior parte – quasi la totalità – delle evidenze a sostegno di questa teoria proviene dal mondo delle piante che, come tali, non sono considerate rilevanti. L’antropocentrismo o, a voler essere magnanimi, l’animalocentrismo che affligge il mondo della scienza è un problema serio. La nostra visione del mondo come un luogo in cui i conflitti e le privazioni sono forze basilari che dominano l’evoluzione sono un classico esempio di questa distorsione animale”.

Sulla questione della cooperazione del mondo vegetale si sente il guizzo impetuoso dello scienziato innamorato del mondo oggetto del proprio studio: “scoperte ottenute nel mondo vegetale non vengono ritenute meritevoli di alcuna attenzione fin quando non sono replicate in ambito animale; al contrario, modelli ovviamente validi nel solo mondo animale sono, ipso facto, considerati di natura universale. Pensate all’irrazionalità di questa posizione: le scoperte effettuate nell’85% degli esseri viventi (le piante) richiedono, per essere ritenute universalmente valide, di essere confermate nello 0,3% del mondo animale! Non il contrario. E così viviamo con l’idea ridicola e pericolosa che quel che vale per lo 0,3% nobile della vita (gli animali) sia ciò che caratterizza la vita intera  e che è meritevole di essere conosciuto, il resto è tutto marginale”. Per rendere più chiaro il proprio messaggio Mancuso spiega con una metafora che è un po’ come se in un parlamento composto da 500 rappresentanti fossero soltanto 2 di loro a prendere le decisioni…

Altrettanto importante è il capitolo che riguarda le città e che spiega quanto gli alberi siano importanti per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico. Veri e propri “condizionatori naturali”, gli alberi sono anche dei prodigiosi assorbenti di CO2, tanto più efficaci quanto maggiore è la loro vicinanza alla sorgente di produzione. Nel ripensare le città non si potrà non tenere conto del ruolo fondamentale delle piante, tutt’altro che delle semplici comparse sul palcoscenico dei viventi.

[Foto Pixabay]

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui La Stampa Tuttogreen, Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online”, “Propaganda Pop” e "Cronofagia".

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