Molecole, in preapertura al Lido, la Venezia di ieri e di oggi fra quarantena e memorie

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Molecole, in preapertura al Lido, la Venezia di ieri e di oggi fra quarantena e memorie ultima modifica: 2020-09-04T08:00:08+00:00 da Emanuel Trotto
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Molecole, film di preapertura della 77^ edizione del Festival del cinema di Venezia. Il regista Andrea Segre, dopo “Il pianeta in mare” torna a raccontare una Venezia non turistica, fra lockdown e acqua alta, e memorie paterne.

«’Che cosa farò domani?’ Si tratta di una domanda che ci si pone spesso. Rimanda ad un futuro più vicino ed immediato. Porta a metterci in discussione. Spesso la si pone quando si è ad un capolinea. Quando la terra ti manca da sotto i piedi. Si tratta di un altro modo di dire: ‘E adesso?’» Così avevo scritto l’anno scorso introducendo il film di Andrea Segre Il pianeta in mare. Allora ci domandavamo quale fosse il futuro, a intervallo di decenni, per gli abitanti di Marghera. Uno dei maggiori poli industriali d’Italia e d’Europa a cinque chilometri, da Piazza S. Marco. Queste domande allora erano le parole chiave per prendere le fila di quel corpo celeste nella laguna veneziana.

Molecole il nuovo film di Andrea Segre a Venezia

Ma da allora di acqua fra i canali ne è passata, ma le domande restano sempre le stesse. Se non amplificate. Il raggio si estende a tutta Italia e, volendo, anche a tutto il mondo. «E adesso?», interrogativo che ci siamo posti tutti, negli ultimi mesi. Guardando le città dalle nostre finestre, quelle città vuote, fantasma. Un’Italia in quarantena. Un’Italia che guarda affannosamente a destra e sinistra. Che si sta domandando quale sia il suo futuro. Quali certezze ci saranno per i mesi a seguire. Un’Italia insolitamente vuota e silenziosa. Che fatica a trovare delle risposte. E Venezia non ha fatto eccezione. La città che più di tutte rappresenta il nostro Paese nel mondo. Venezia è insolitamente placida.

Il pianeta in mare, Marghera fra passato e voglia di futuro a Venezia76

Che fare, se non, porsi quella fatidica domanda. «E adesso?» collegata con «Che si fa?». Anche ad Andrea Segre sono passati questi pensieri per la testa. Residente da anni a Roma, è tornato a Venezia per lavorare ad alcuni progetti. Sempre legati alla sua città natale, affrontandone i suoi temi scottanti. Ovvero l’acqua alta e il turismo. Il primo tramite una collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto, il secondo mediante un lungometraggio di finzione. Ma a causa delle misure di contenimento, via via più stringenti, è rimasto bloccato a Venezia con la famiglia. Venezia si presenta al suo sguardo nella sua forma primigenia, di cinquant’anni prima, agli occhi di Segre. Più autentica e lontana da quella turistica.

«Per fare un film bisogna pensarlo, scriverlo, organizzarlo e girarlo. Per Molecole non c’è stato nulla di tutto ciò. Non mi sono nemmeno accorto di girarlo. L’ho vissuto ed è uscito da solo, in un tempo e una dimensione che non potevo prevedere. Molecole è sgorgato. Come l’acqua.» È l’acqua, infatti, grande protagonista di Molecole, film di preapertura alla 77^ Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia. Successivamente reso disponibile per 48h sulla piattaforma MyMovies legata alla Biennale Cinema. Su di essa verranno resi disponibili, man mano che prosegue la manifestazione, alcuni film delle sezioni Fuori Concorso e Orizzonti. Infine in uscita al cinema a partire dal 3 di settembre.

Molecole il nuovo film di Andrea Segre a Venezia
Elena, vogatrice ed istitutrice per turisti nel Canal Grande vuoto, oramai divenuta un’immagine simbolo.

L’unica cosa che può fare Segre è tornare a prendere appunti, e a filmare. Appunti per immagini. Per guardare al passato di una città per passare, costantemente, a quello personale. Un viaggio nella città, tramite i racconti e le esperienze di vita con alcuni cittadini veneziani. Venezia e questo nuovo e inatteso grande vuoto. Dall’altra Segre scava nei ricordi di famiglia. Per cercare di recuperare a distanza quel rapporto col padre, Ulderico. Tramite i Super8 di famiglia, a raccontare anche una Venezia della memoria, personale e non. Che riemerge a volte, altre volte rimane sfocata.

Come procede, nel concreto, questo viaggio per Segre? Parte a ritroso, dai suoi nonni paterni. Il nonno ebreo e la nonna che è sempre stata perseguitata tutta la vita dalla paura di una tragedia che potrebbe succedere. Da lì, ai primi mesi della quarantena, nei limiti del possibile, inizia a indagare. Contattando persone che, in un modo o nell’altro, sono collegate alla figura paterna. Come Elena, giovane vogatrice che tiene lezioni di voga in inglese per gli stranieri. In comune lei e Segre hanno le nonne, che erano amiche.

Mani che sostengono Venezia: l’installazione ambientalista di Lorenzo Quinn alla Biennale

Per poi passare all’amica di Elena, Giulia. Lei racconta il rapporto difficile dei Veneziani con l’acqua alta. In particolare quella disastrosa del 12 novembre 2019. I disagi che questo può creare, ma che rafforzano la loro resilienza. E la determinazione di restare. Dall’altra parte fa’ vedere come, invece, l’acqua alta che rischia di distruggere l’ecosistema lagunare. Le maree fanno scomparire le barene, ovvero le lingue di terra caratteristiche delle lagune. Segre si reca nell’isola di Sant’Erasmo, per rendersi conto del fenomeno.

Le barene a Sant'Egidio, un ecosistema in pericolo.
Le barene a Sant’Egidio, un ecosistema in pericolo.

Segre incontra anche Gino, pescatore e conoscitore della laguna. Con lui intavola una diatriba su quale sia il destino della città. O in mano agli stranieri, ai turisti, o ridarla in mano ai veneziani. Perché Venezia sta affondando. Nel Canal Grande e alla Giudecca le barche più piccole rischiano sempre di affondare per via del moto ondoso fatto da quelle grandi.

Si ritorna sempre a Ulderico, fisico che stava chiuso nel suo studio. Al lavoro sulle molecole, particelle infinitesimali ma che sanno condizionare la materia. Probabilmente per capire l’inevitabile e l’assurdo della vita. In particolare i radicali liberi. Le molecole dei radicali liberi si specchiano con le molecole di Coronavirus che condizionano il mondo. E portano a interrogarsi sul destino. La Mostra del Cinema 2020, fra mascherine e prenotazioni, dà una risposta positiva. Alla domanda del principio: «E adesso che si fa?». Si rinasce. Ed è possibile.

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Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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