Demetra in esilio, presentato nella sezione Biennale College Cinema di Venezia83 rielabora in chiave moderna il mito di Demetra e Persefone

Tutto ebbe inizio quando Zeus, Poseidone e Ade sconfissero il padre Crono e si spartirono il mondo: il cielo a Zeus, il mare a Poseidone e gli Inferi ad Ade. In questo regno d’ombra contrapposto alla luce e alla vita, Ade covò un profondo risentimento per il proprio isolamento. Finché non individuò la sua rivalsa nel desiderio per Persefone, figlia di Demetra, dea della Terra e della Natura. Approfittando del silenzio complice di Zeus, Ade attirò la fanciulla in un prato usando l’inganno di un narciso dai cento stami. La terra si spalancò e Persefone venne trascinata via, segnando il compimento di un’alleanza segreta tra i due dèi e l’inizio del tormento per il mondo superiore.
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La scomparsa della figlia scatenò la disperata follia di Demetra, che vagò per nove giorni e nove notti nell’oscurità. Scoperta la verità sul rapimento e la complicità di Zeus, la sua ira si trasformò in una punizione devastante. Ordinò alla Natura di arrestarsi, condannando la terra alla sterilità per impedire agli uomini di onorare gli dèi e minacciando l’estinzione dell’umanità.
Di fronte alla catastrofe, Zeus riesce a convincere Ade a restituire la giovane. Questi però vincola Persefone facendole ingerire i semi di un melograno, imponendo l’eterno ritorno a chiunque lo assaggi. Così, per una parte dell’anno, Persefone sarebbe rimasta negli Inferi e la Natura, stretta nel dolore, sarebbe sfiorita nell’autunno e nell’inverno. Con il suo ritorno alla luce, la gioia di Demetra avrebbe fatto rinascere la vita con il calore della primavera e dell’estate, avviando il ciclo delle stagioni.
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Per questo il mito Demetra e Persefone è considerato fondativo. Gli dèi incarnano ciò che gli uomini conoscono e allo stesso tempo ciò che temono, ossia lo scorrere del tempo. Però, inesorabilmente, gli uomini si dimenticano di loro. Heinrich Heine (1797 -1856) nel libro Gli dèi in esilio, si domanda cosa sarebbe successo agli antichi dei quando è arrivato il cristianesimo.
La rielaborazione di questo concetto ha portato la regista Maria Giovanna Cicciari a realizzare Demetra in esilio. Il lungometraggio è l’unico titolo italiano selezionato alla 14 Biennale College Cinema, il laboratorio internazionale per la realizzazione di film a basso costo. Presentato alla 83 Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia il 3 settembre è inoltre fra i titoli presentati sulla piattaforma streaming Biennale Cinema Channel. La sua visione sarà disponibile fino all’8 settembre.

Demetra in esilio rivede il mito classico asciugando all’osso lo spirito del mito, rendendo Demetra e Persefone una madre, Daria (Roberta Rovelli) e una figlia Lia (Ioana Miruna Drajneanu). Cercano l’una di emanciparsi a discapito dell’unione dell’altra. Le due donne vivono in un appartamento buio in una Milano deserta, stretta nella morsa del caldo. Le stagioni sembrano completamente scomparse in favore di un’estate perenne. Sul giornale si leggono soltanto notizie di costanti ondate di calore. L’inverno un sogno remoto che potrebbe non verificarsi mai. Flebile come un ricordo che scompare dalla memoria infinita e uguale a se stessa.
Il ricordo è una vecchia pellicola ritrovata da Lia tra gli oggetti della madre, in mezzo ai libri di botanica, agli erbari. Oggetti di una vita che non conosciamo. Daria è una madre apatica che passa le giornate a letto o a prendersi cura delle piante. Accarezzandole, cantando, chiamandole per nome, prendendosi cura più che a una figlia. Lia, invece, passa le sue giornate tra la cura della madre e le sue ricerche per un progetto artistico sul mito di Persefone. Gira la città, cerca angoli isolati per poter raccontare la sua visione. In particolare nella discesa agli Inferi, in un continuo ripetere, una moviola mandata avanti e indietro per trovare il punto giusto dove tagliare.

La ricerca disperata l’una dell’altra avviene all’interno di una realtà tesa alla costante ripetitività dei gesti e delle situazioni. In questo ambiente si palesa la minaccia di qualcosa di oscuro. Nel giardino condominiale c’è una botola ricoperta di erbacce. Un pozzo secco e abbandonato da tempo. Ma dal quale iniziano a sentirsi dei rumori nottetempo. I quali sembra che soltanto Lia possa percepire. Diventa il suo una percezione sull’ignoto del futuro. Dando alla ciclicità del tempo di riattivarsi, interrompendo questo eterno presente. L’allontanamento di Lia, potrebbe non contemplare il ritorno. La sua attrazione è troppo forte. Allontana Lia da una casa in cui la presenza materna è sottolineata da piante onnipresenti anche nelle decorazioni sulle mattonelle o nel verde di alcuni arredi.

Il film si muove per inquadrature fisse, azioni ripetute he subiscono leggere variazioni man mano che le due donne si allontanano inesorabilmente l’una dall’altra. La necessaria simbiosi fra madre e figlia viene sintetizzata dal concetto di mutuo appoggio teorizzato dal pensatore russo Pëtr Kropotkin (1842 – 1921). L’aiuto reciproco, permette alle piante di comunicare costantemente fra di loro, garantendo la sopravvivenza.
La rivisitazione del mito non è solo un allontanamento da Madre Natura ma anche l’emancipazione di figli dai genitori intraprendendo la loro strada. Demetra in esilio parla di una madre lontana che non ha più nulla da offrire a Persefone. Lia/Persefone è destinata a prendere una via diversa, forse migliore. Anche senza l’aiuto esterno di una Dea Madre o, più semplicemente, di una Madre.
