Le piante percepiscono il tatto, anche se ci sembrano immobili, silenziose e apparentemente indifferenti a ciò che facciamo intorno a loro.
Ebbene sì, anche le piante percepiscono il tatto pur non avendo un sistema nervoso come quello degli animali. Quando tocchiamo una pianta, difficilmente pensiamo che quel gesto possa provocare una reazione. Una foglia sfiorata con le dita continua a sembrarci esattamente uguale a prima, senza alcun movimento evidente.
Eppure, dentro le cellule della pianta, qualcosa può cambiare molto rapidamente.
A fare nuova luce su questo meccanismo è uno studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall’Università di Lund e pubblicato su Nature Communications. Protagonista dell’esperimento è stata una Arabidopsis thaliana, una delle piante più utilizzate nella ricerca scientifica.

I ricercatori hanno individuato una vera e propria cascata di segnali molecolari che si attiva dopo una stimolazione meccanica e che, nell’arco di 60 secondi, porta all’attivazione di quasi 800 geni coinvolti nella risposta iniziale al tocco umano.
Un mondo da scoprire
Il primo punto da chiarire è che una pianta non ha bisogno di un cervello o di un sistema nervoso per accorgersi di ciò che succede ai suoi tessuti.
Quando una foglia viene sfiorata, le cellule percepiscono la deformazione provocata dal contatto e attivano una serie di segnali interni. Tra questi ci sono cambiamenti nella fosforilazione di alcune proteine, un processo che permette alle cellule di modificare rapidamente l’attività di determinate molecole.
Leggere alla luce delle piante: grazie alla scienza sarà realtà
Questo tipo di risposta era già noto agli scienziati. La novità dello studio più recente è aver chiarito meglio come il segnale viene trasmesso all’interno della pianta e quali componenti sono fondamentali per questa risposta.
Una risposta che può iniziare in pochi secondi
È proprio la velocità uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca.
Gli scienziati hanno osservato che una stimolazione meccanica attiva, entro un minuto, una cascata di proteine chiamate MAPK. Il segnale coinvolge le proteine MAPKKK3/4/5, MKK4/5 e MPK3/6 e porta all’attivazione di centinaia di geni legati alla risposta al contatto.
Non dobbiamo però immaginare che la pianta “decida” consapevolmente di reagire. Si tratta di una risposta biologica automatica, simile ad altri meccanismi con cui le piante percepiscono e affrontano le condizioni dell’ambiente.
Il risultato è comunque affascinante: un semplice tocco può mettere in moto una complessa risposta cellulare nel giro di pochi secondi.
Il tocco che può modificare la crescita
Il fenomeno diventa ancora più interessante se pensiamo a tutte le sollecitazioni meccaniche che una pianta incontra normalmente.
Una pianta all’aperto viene continuamente mossa dal vento, colpita dalla pioggia, sfiorata dagli animali o dalle piante vicine. Anche questi stimoli possono essere percepiti e provocare risposte all’interno dei suoi tessuti.
La risposta al tatto, però, non si limita a quello che succede nell’immediato.
Comunicazione tra piante, nuove scoperte scientifiche sul linguaggio del mondo vegetale
Da tempo gli scienziati studiano un fenomeno chiamato tigmotropismo o tigmomorfogenesi, cioè l’insieme dei cambiamenti nella crescita e nella forma che possono verificarsi in seguito a stimoli meccanici ripetuti.
Nella Arabidopsis, per esempio, il contatto può rallentare la crescita e modificare il momento della fioritura. Questi effetti sono collegati anche a cambiamenti nei livelli di ormoni vegetali, tra cui le gibberelline.
È un modo con cui la pianta può adattarsi alle condizioni in cui cresce. Se il suo ambiente è particolarmente movimentato o sottopone continuamente i tessuti a sollecitazioni, la crescita può cambiare di conseguenza.
Anche il vento, ad esempio, piega fusti e foglie e sottopone i tessuti a una sollecitazione ripetuta. In risposta, alcune piante possono modificare il proprio modo di crescere, sviluppando strutture più robuste. È uno dei motivi per cui le condizioni ambientali possono influenzare così tanto la forma e la crescita di una pianta.
Questa capacità di adattamento è particolarmente importante perché permette alle piante di rispondere a condizioni che non possono evitare semplicemente spostandosi.
Le piante “sentono”?
La risposta dipende da cosa si intende per “sentire”.
La scoperta non significa che le piante abbiano bisogno di essere accarezzate o che un tocco occasionale le renda più felici. La risposta al contatto è soprattutto un meccanismo biologico di percezione e adattamento.
Anzi, una stimolazione troppo intensa o frequente può rappresentare uno stress. Il contatto naturale provocato dal vento, dalla pioggia, dagli animali o dalle piante vicine fa invece parte dell’ambiente a cui le piante si sono evolute per rispondere.
La prossima volta che sfioriamo una foglia, quindi, possiamo ricordare una cosa semplice: anche una pianta apparentemente immobile è in grado di accorgersi che qualcosa è cambiato. Non sappiamo che cosa “provi”, e non è corretto attribuirle emozioni umane. Sappiamo però che il suo organismo è molto più reattivo e sensibile all’ambiente di quanto la sua immobilità possa far pensare.
[Foto di ajzal ahmed ali su Unsplash]
