Elicriso, la pianta della macchia mediterranea studiata dalla scienza per la rigenerazione della pelle

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Elicriso, la pianta della macchia mediterranea studiata dalla scienza per la rigenerazione della pelle. Proprietà, ricerca, cosmesi e consigli di coltivazione

Tra le rocce assolate della macchia mediterranea cresce una pianta dal profumo inconfondibile, intenso e speziato, capace di ricordare contemporaneamente curry, liquirizia e salsedine. È l’elicriso (Helichrysum italicum), specie spontanea diffusissima in Sardegna e Corsica, da secoli utilizzata nella tradizione popolare mediterranea e recentemente finita al centro di nuove ricerche scientifiche sulla rigenerazione cutanea.

Negli ultimi anni un team dell’Università di Sassari coordinato dalla ricercatrice Margherita Maioli ha infatti studiato le proprietà biologiche dell’idrolato di elicriso, ovvero l’acqua aromatica ottenuta durante la distillazione della pianta. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica Scientific Reports del gruppo Nature aprono scenari interessanti nel campo della medicina rigenerativa e della cicatrizzazione.

L’elicriso, la pianta dorata della macchia mediterranea

L’elicriso è una delle specie simbolo del Mediterraneo. Cresce spontaneamente in ambienti aridi, assolati e ventosi, colonizzando coste rocciose, garighe e terreni poveri.

I suoi piccoli fiori giallo-oro sembrano quasi non appassire mai, caratteristica che ha dato origine al nome greco Helichrysum, cioè “sole dorato”. In Sardegna e Corsica questa pianta accompagna da sempre il paesaggio estivo, impregnando l’aria di un aroma balsamico fortissimo che molti riconoscono immediatamente durante le escursioni costiere.

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Per secoli l’elicriso è stato utilizzato nella medicina popolare come rimedio per irritazioni cutanee, arrossamenti e piccoli problemi della pelle. Oggi la ricerca scientifica sta cercando di capire se dietro questi usi tradizionali esistano reali proprietà biologiche.

Lo studio dell’Università di Sassari sull’idrolato di elicriso

La ricerca dell’Università di Sassari si è concentrata sull’idrolato ottenuto dalla distillazione dei fiori di elicriso. Si tratta di un sottoprodotto spesso considerato secondario rispetto all’olio essenziale, ma che potrebbe contenere molecole biologicamente attive molto interessanti.

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Gli studiosi hanno osservato in laboratorio effetti positivi sui fibroblasti dermici, cellule fondamentali per la produzione di collagene ed elastina e per la riparazione dei tessuti cutanei.

Secondo i risultati pubblicati, l’idrolato sembrerebbe favorire:

  • la migrazione cellulare;
  • la proliferazione dei fibroblasti;
  • la riduzione dello stress ossidativo;
  • alcuni processi legati alla rigenerazione della pelle.

La ricerca ha coinvolto anche cellule staminali cutanee, mostrando un potenziale effetto protettivo nei confronti dell’invecchiamento cellulare.

È importante sottolineare che si tratta di studi in vitro, cioè condotti in laboratorio su colture cellulari e non ancora su esseri umani. Tuttavia, i risultati contribuiscono a rafforzare l’interesse scientifico verso questa pianta mediterranea.

Cosmesi naturale, perché l’elicriso è così ricercato

Se in Sardegna l’elicriso cresce spontaneo quasi ovunque, in Corsica è diventato negli anni una vera eccellenza della cosmesi naturale.

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L’olio essenziale di elicriso corso è oggi tra i più preziosi e costosi nel settore erboristico e cosmetico europeo. Viene utilizzato in creme, sieri e trattamenti anti-age grazie alle sue proprietà aromatiche e lenitive.

Il motivo del prezzo elevato dipende da diversi fattori:

  • la resa molto bassa nella distillazione;
  • la raccolta spesso manuale;
  • la crescita lenta della pianta;
  • la forte richiesta internazionale.

Molti piccoli produttori corsi coltivano l’elicriso in modo semi-selvatico, preservando il legame con il territorio mediterraneo e valorizzando pratiche agricole a basso impatto ambientale.

Una pianta mediterranea che racconta biodiversità e resilienza

L’elicriso è anche un simbolo della resilienza ecologica mediterranea. Sopravvive in condizioni estreme:

  • siccità;
  • vento salmastro;
  • terreni poveri;
  • alte temperature estive.

In un contesto di cambiamento climatico, queste specie adattate naturalmente agli ambienti aridi potrebbero diventare sempre più importanti anche per il futuro del verde ornamentale e dell’agricoltura sostenibile.

La valorizzazione dell’elicriso dimostra inoltre quanto la biodiversità mediterranea custodisca ancora patrimoni botanici poco conosciuti dalla grande industria ma estremamente interessanti dal punto di vista ecologico, culturale e scientifico.

Come coltivare l’elicriso in giardino o in vaso

L’elicriso è una pianta relativamente semplice da coltivare, perfetta per giardini mediterranei e xeriscaping.

Esposizione

Ama il pieno sole e necessita di molte ore di luce diretta.

Terreno

Preferisce terreni sabbiosi, poveri e ben drenati. Soffre i ristagni idrici.

Irrigazione

Una volta adulto richiede pochissima acqua. È molto resistente alla siccità.

Potatura

Dopo la fioritura può essere leggermente potato per mantenere una forma compatta.

Coltivazione in vaso

Può crescere bene anche in contenitori profondi purché dotati di drenaggio efficace.

Oltre al valore ornamentale, l’elicriso trasforma il giardino in un’esperienza sensoriale grazie al suo profumo intenso che si sprigiona soprattutto nelle giornate calde e ventose.

Tradizione popolare e ricerca scientifica

La storia dell’elicriso mostra come il sapere popolare e la ricerca moderna possano talvolta incontrarsi. Le proprietà attribuite tradizionalmente alla pianta trovano oggi alcuni primi riscontri sperimentali, anche se serviranno ulteriori studi clinici per confermare eventuali applicazioni terapeutiche.

Nel frattempo, questa pianta discreta della macchia mediterranea continua a raccontare un legame profondo tra biodiversità, cultura locale e scienza.

[Foto © Francesco Rasero per eHabitat.it]

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