7 Settembre 2026

Monviso, ghiacciai quasi estinti e Po in crisi: il nuovo allarme di Legambiente

La quinta tappa della Carovana dei ghiacciai 2026 rivela la grave sofferenza del Monviso: il ghiacciaio Coolidge è quasi estinto, la parete nord-est crolla e la portata del Po è in picchiata.

Non è caldo, è crisi climatica: la situazione sul Re di Pietra

monviso ghiacciai
Un’immagine del Monviso scattata in occasione della Carovana dei ghiacciai 2026 | Crediti fotografici Legambiente

L’estate 2026 lascia un segno profondo sulle Alpi occidentali. Con la quinta tappa della Carovana dei ghiacciai 2026, la campagna internazionale di Legambiente in collaborazione con CIPRA Italia e la Fondazione Glaciologica Italiana ha fatto tappa sul versante nord-est del Monviso, la vetta simbolo delle Alpi Cozie con i suoi 3.841 metri.

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Insieme agli esperti di Arpa Piemonte  e ai guardiaparco dell’Ente di gestione delle aree protette del Monviso, l’iniziativa ha tracciato un bilancio preoccupante: in quota resta ben poco dei giganti di ghiaccio che un tempo dominavano il paesaggio, con conseguenze dirette che si ripercuotono fino alla pianura.

I tre alert rossi sul Monviso: dal Coolidge al Fiume Po

I rilievi effettuati dagli esperti sul Re di Pietra hanno sintetizzato la crisi in tre grandi emergenze interconnected tra alta quota e valle:

1. Il ghiacciaio del Coolidge è quasi estinto: declassato nel 2022 a semplice glacionevato, il Coolidge non è più misurabile. Secondo i rilevamenti di Arpa Piemonte, del Coolidge Superiore restano solo due ripide placche di ghiaccio indipendenti (rispettivamente di circa 3.500-4.000 m² e 9.500-10.000 m², con spessori non superiori ai 4-5 metri). Il Coolidge Inferiore è invece quasi totalmente sepolto da un mare di detriti rocciosi.

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2. Frane e crolli sulla parete nord-est: l’aumento delle temperature accelera la degradazione del permafrost, rendendo instabili le rocce. Il crollo registrato il 1° settembre 2026 sulla parete nord-est è solo l’ultimo di una serie storica che include il collasso del Coolidge nel 1989 (200.000 m³ di materiale) e il crollo al Torrione Sucai nel 2019 (60.000-80.000 m³).
3. La sofferenza del fiume Po: nato a Pian del Re (2.020 m), ai piedi del Monviso, il fiume più lungo d’Italia simboleggia l’unione tra montagna e pianura. La contrazione delle riserve nevose e glaciali ha causato rilevanti deficit di portata lungo il corso del fiume a Isola Sant’Antonio, registrando nei mesi estivi cali drastici fino al -79% a luglio.

“Montagne e pianura condividono lo stesso destino. Con l’aumento delle temperature diminuisce la neve, la fusione arriva prima e i ghiacciai perdono massa. Non si possono rincorrere sempre le emergenze: la crisi climatica e quella idrica richiedono politiche strutturali di mitigazione e adattamento.” afferma Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia.

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I rock glacier: i nuovi serbatoi d’acqua dell’alta quota

Accanto all’arretramento dei ghiacciai tradizionali, l’attenzione della Carovana dei ghiacciai si è concentrata sui rock glacier (ghiacciai di pietra) e sui laghi alpini come il Lago Chiaretto. Si tratta di particolari formazioni geomorfologiche composte da detriti rocciosi permeati da ghiaccio che si sviluppano nelle aree periglaciali.

Come sottolineato dal professor Marco Giardino, vicepresidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente dell’Università di Torino, i rock glacier e l’ambiente periglaciale costituiscono veri e propri serbatoi in grado di conservare l’acqua in profondità e rilasciarla gradualmente man mano che i ghiacciai superficiali scompariranno.

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Un’estate record in Piemonte: l’appello per una governance europea

La partecipazione dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale ha confermato la drammaticità del quadro meteorologico: in Piemonte l’estate 2026 si è chiusa come la più calda della serie storica, con un’anomalia termica di +3.2 °C rispetto alla media.

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Di fronte a questo scenario, Legambiente ha rinnovato dal Monviso l’appello lanciato con il Manifesto europeo per i ghiacciai: la creazione di una governance europea integrata della montagna e delle risorse idriche, necessaria per gestire la risorsa acqua prima che le scorte solide delle Alpi si esauriscano definitivamente.

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