Everest: The Other Side, vita e imprese degli alpinisti Hilaree Nelson e Jim Morrison sono al centro del documentario presentato Fuori Concorso a Venezia83
Lasciata alle spalle la conferenza stampa, dove l’attore e regista George Clooney ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera, il nostro percorso cinematografico al Festival di Venezia comincia con Everest: The Other Side.
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La vita di Hilaree Nelson (1972 -2022) e Jim Morrison (1975), scialpinisti professionisti, potrebbe essere semplicemente la classica storia di alpinismo. Si procederebbe tramite tappe prestabilite: la nascita della passione in gioventù, le imprese, la notorietà, la crescita personale. Andare al di là del superamento dei propri limiti umani e personali. Di storie di questo genere ce ne sono tante. Anche in veste di metafora per qualcosa di più profondo che merita di essere approfondito.
Questo è un po’ lo spirito che anima i registi di Everest:The Other Side, Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi. Il documentario, prodotto da National Geographic Channel, è stato presentato Fuori Concorso alla 83 Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Venice Open. Questa sezione presenta film e lavori aperti alle nuove tendenze del cinema contemporaneo, anche seguendo linguaggi e formati diversi. Everest verrà poi distribuito nelle sale a partire da ottobre 2026 con Walt Disney Company Italia.
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Alpinisti e documentaristi, Chin e Chai Vasarhelyi nel 2018 con Free Solo veniva descritta l’impresa di Alex Honnold, scalatore dell’eponima disciplina che prevede arrampicata senza ausilio di corde e protezioni. Nello specifico, racconta la scalata del monolite granitico El Capitan nel parco di Yosemite. Alex è motivato dalla passione umana oltre che dalla tecnica o dall’abilità personale. I suoi gesti hanno radici profonde così come le implicazioni che ne conseguono. Si deve confrontare con la figura di un padre assente e una grossa difficoltà nel gestire una relazione amorosa. Nel film, premiato nel 2018 con il Premio Oscar al Miglior Film Documentario, il suo protagonista ha difficoltà di conciliare l’arrampicata e con la normalità fatta di casa, famiglia e quotidianità.

Free Solo ha molto in comune con Everest. La vicenda di Hilaree e Jim si muove su questi binari. Lei, prima di tutto è anche madre separata di due figli. Separata proprio perché non riusciva a trovare una facile via di mezzo a tutto questo. Un dolore di cui non riesce a capacitarsi. Quello che racconta Everest è un dramma umano.
Il dramma di Hilaree viene in parte consolato conoscendo Jim nel 2015. Anche lui ha il suo trauma, il suo personale dolore. In quanto a lui la famiglia, è stata portata via dal caso. La sua ex moglie, Kate, era una pilota professionista. Dal loro amore erano nati due figli. Tutti e tre finiscono vittima di un grave incidente aereo.
Jim, amante dello sci e della montagna tanto da abbandonare gli studi, dopo l’incidente perde qualsiasi interesse, si chiude completamente in se stesso. Fino a quando, guardando i pini fuori dalla sua finestra, riesce a ritrovare, la bellezza e la forza di ricominciare. Di far vivere chi ha perso dentro di lui. Inoltre con Hilaree riesce ad aprirsi e a confrontare i loro dolori per poterli affrontare assieme. Come le sfide.

Nel 2018 diventano i primi alpinisti a scendere con gli sci dal canale di Lhotse sull’Himalaya lungo una linea di 2100 metri dalla vetta. Nel 2021 nonostante la pandemia, Hilaree propone una ulteriore sfida. Ossia scalare e discendere lungo la parete Nord Diretta del Monte Everest. Meno praticata dagli alpinisti perché più difficile e pericolosa. Se, nel corso dei decenni, tramite l’altra via, la vetta è stata raggiunta da più di 13.500 persone, soltanto cinque sono riusciti ad arrivare alla meta dall’altro lato. E ancora meno (l’ultimo nel 1991) a scendere con gli sci.
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Hilaree decide di non demordere. Questa è la sua missione di vita, il suo modo per sollevarsi e raggiungere quell’altro lato indefinito, che ha un valore spirituale, quasi religioso. È qualcosa di molto vicino a una redenzione della sua esistenza dopo tante difficoltà, dopo tanto dolore, dopo tanta incomprensione. Chin e Chai Vasarhelyi raccontano tutto questo.
Ed è proprio qua che entriamo nel cuore dei suoi protagonisti, e allo stesso tempo, la vita e la cronaca sopraggiungono oltre il cinema. La cronaca dell’impresa dei due subirà una brusca frenata. Nel 2022 mentre si allenava con Jim sulla vetta di Manaslu in Nepal, Hilaree è investita da una valanga, precipitando per oltre 1.800 m. Noi vediamo il momento del distacco del blocco di neve che la trascina giù. Avviene lentamente e inesorabilmente. Jim non perde la speranza di ritrovarla: con precisione la cerca e coordina le squadre di soccorso.

Assieme a lui c’è Jimmy Chin, legato a Morrison anche da una lunga amicizia. Ed è proprio Chin che farà la tragica scoperta sopra il ghiacciaio del Thulagi. Per Hilaree la discesa è stata fatale. L’evento è mostrato da una body-cam addosso a Morrison. Il corpo prima è un puntino scuro in mezzo alla neve. Avvicinandoci soltanto la sua colorazione rosata sotto un telo giallo per coprire il corpo ci rende partecipi del dramma. Non vediamo quello che resta di Hilaree, che si trova rispettosamente agli estremi dell’inquadratura.
Chin e Chai Vasarheli (marito e moglie nella vita) si mettono in scena, riflettono sul drastico cambiamento umano e lavorativo. Hilaree è soltanto l’ultima di una serie di loro amici e conoscenti del settore che sono periti. La domanda è se ha senso continuare, cambiare il focus, onorare la memoria? La vita può essere messa in primo piano per una volta? Lasciare è la soluzione migliore? Jim è di nuovo distrutto dal dolore, il secondo. Ma stavolta ha la forza di reagire. Perché per lui la cosa più importante dell’alpinismo è «scendere e raccontare le storie». Il sacrificio e il ricordo di chi non c’è più non devono diventare foto ingiallite di un vecchio album.
