The Pervert’s Guide to Utopias, Fuori Concorso a Venezia83, è un saggio dove filosofo Slavoj Žižek analizza col cinema la nostra società.
Per comprendere il mondo contemporaneo e la nostra psiche abbiamo un assoluto bisogno del cinema. Solo in una fruizione cinematografica troviamo quella dimensione di verità profonda e cruciale che non siamo pronti ad affrontare direttamente nella realtà.
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Questo è il pensiero con cui nel 2006 il filosofo e sociologo Slavoj Žižek (1949) aveva concluso Guida perversa al cinema di Sophie Fiennes. Un percorso in cui veniva descritto il cinema come uno strumento di intrattenimento portatore di messaggi per far sapere allo spettatore che cosa desiderare.
Qui analizza i vari passaggi di alcuni film e allo stesso tempo suddividendo la trattazione in macro-concetti man mano sviluppa. Žižek con la Fiennes realizzano così un vero e proprio saggio per avvicinare i neofiti al mondo dell’analisi filmica, e gli spettatori più esperti che possono trovare dei nuovi spunti di riflessione.
Fra i titoli su cui focalizza la sua analisi, numerosi sono quelli di Alfred Hitchcock e David Lynch. Ossia i rappresentanti di quel cinema-incubo in cui la psicanalisi e le pulsioni nascoste che essa va a scoprire trovano il loro nuovo focale. Nel primo sottolinea le varie estensioni di un potere materno castrante. Per contro Lynch è pregno di figure paterne finto-autoritarie.
Oppure, parlando di Matrix, Žižek vede la necessità di una terza pillola, per percepire la realtà dentro l’illusione stessa. Il cinema per lo spettatore è una finestra su cui il mondo può affacciarsi. Un mondo che, grazie al montaggio, elimina la materia grezza.

Guida perversa al cinema non è semplicemente un film che analizza il cinema. Col passare del tempo è diventato il primo tassello di un percorso che da strumenti anche per leggere la nostra realtà, la nostra società ideologica, utopistica e consumistica. Non è un caso che il secondo tassello si intitoli, Guida perversa all’ideologia (2012), sempre diretto dalla Fiennes. In esso Žižek vede l’ideologia come una cornice che usiamo per raggruppare un insieme di idee che risultano adattabili a diversi contesti e concetti. L’ideologia per Žižek è qualcosa di estremamente malleabile.
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Così com’è anche l’utopia (o le utopie), cioè il terzo tassello uscito a distanza di vent’anni da Guida perversa al cinema e a distanza di quattordici da Guida perversa all’ideologia. Un terzo capitolo molto atteso perché in un certo senso fa una vera e propria cesura del discorso, facendo leva con ciò che aveva raccolto nei due lavori precedenti. Si possono vedere questi film come un discorso unico. Ed è proprio partendo dal cinema come strumento ideale per questa analisi che parte The Pervert’s Guide to Utopias di Sophie Fiennes presentato Venice Open – Fuori Concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Žižek nei suoi film è sempre dentro la narrazione. La Fiennes lo inserisce all’interno dei film che cita, in inquadrature ricostruite, come commento a quello che guardiamo. In quest’ultimo Žižek è spesso in disparte, in “non luoghi”. È in una baracca di legno che si affaccia in un paesaggio innevato, in un bosco o seduto sotto una cascata. I suoi ragionamenti rispetto al passato sono più quadrati e coerenti con la realtà che stiamo vivendo. Comprendendo certi passaggi riusciamo a capire le problematiche legate non solo alla sociologia, ma anche alla politica internazionale, ai movimenti di protesta, all’avvento dell’intelligenza artificiale e alla crisi ambientale.

L’utopia non è un’idea fissa, ma qualcosa che può variare a seconda delle situazioni, dei momenti e dei contesti. Inizia la sua analisi partendo da Apocalypse Now (1979), dal personaggio del Colonnello Kurtz di Marlon Brando. Nello scenario utopico nel suo regno dittatoriale in mezzo alla giungla, la sua è una ribellione a un sistema autoritario.
Da qua Žižek ragiona sul concetto tra autoritarismo e autorità. Nel primo caso l’autoritarismo viene concepito come qualcosa di effettivo: in cui l’uomo al potere grazie a esso può permettersi di pontificare non esistendo un vero contraddittorio. Ci si oppone invece all’autorevolezza, che è qualcosa che si conquista, che segue dei codici ben precisi per far rispettare il ruolo dell’’Altro (come lo definirebbe Žižek).
Tornando ad Apocalypse Now, parla del romanzo di Conrad da cui è tratto, Cuore di tenebra, sia ambientato nel Congo Belga coloniale, un Paese che ancora adesso all’interno della nostra società digitale è fondamentale. I computer, i telefoni cellulari e i dispositivi elettronici in genere non potrebbero esistere senza le sue miniere di coltan e silicio. Quindi noi usiamo un certo tipo di sfruttamento fisico per portare avanti le nostre utopie, che passano spesso e volentieri anche attraverso la colpa.
Partendo dal famoso discorso «How Dare You?» di Greta Thunberg, Žižek riflette sul quel senso di colpa che abbiamo come società, in quanto certe realtà “scomode” ci vengono messe davanti. Quando succede, l’uomo contemporaneo cerca il sacrificio drastico, anche se il cambiamento è solo percettivo. Lo spiega tramite Sacrificio (1986) di Andrej Tarkovskij. In esso il protagonista decide di sacrificare tutto se stesso, compresi i suoi affetti e i suoi averi, per evitare una misteriosa catastrofe nucleare.
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Nel suo discorso Žižek, sa essere ironico ma, allo stesso tempo, molto chiaro. L’unica possibilità per sopravvivere da parte nostra è armarsi di una buona dose di pessimismo. Smontando i concetti di ideologia e delle utopie mostra che possiamo raggiunger un certo equilibrio con una consapevolezza nuova.
