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Dalla Grecia al Circolo Polare Artico, un’altra estate di incendi boschivi

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Dalla Grecia al Circolo Polare Artico, un’altra estate di incendi boschivi ultima modifica: 2018-07-30T07:46:03+00:00 da Davide Mazzocco
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Dalla primavera 2017 gli incendi sul territorio europeo sono diventati sempre più frequenti e con conseguenze sempre più devastanti. Mentre a 30 km da Atene si contano le vittime dell’incendio di Mati al Circolo Polare Artico vigili del fuoco provenienti da tutta Europa continuano a lottare contro le fiamme

L’Europa brucia e, come accaduto in Portogallo un anno fa, si contano decine di vittime. Il fuoco ha inghiottito Mati, località turistica greca situata a trenta chilometri da Atene. Il governo greco segue la pista dolosa, ma non è per dolo che gli incendi stanno diventando uno dei flagelli estivi del Mediterraneo e stanno divorando ettari di foresta persino in Svezia e oltre il confine – una volta tabù per gli incendi boschivi – del Circolo Polare Artico.

Sui media prevale la cronaca delle conseguenze, il racconto dei sopravvissuti, le storie delle vittime, ma quanto accaduto negli ultimi tredici mesi dovrebbe mettere in primo piano le cause. Volendo parafrasare Winston Churchill, la nostra è l’età delle conseguenze climatiche, la fase storica annunciata dai climatologi e scienziati più lungimiranti in cui i nodi intessuti da due secoli e mezzo di industria alimentata da combustibili fossili vengono irrimediabilmente al pettine.

incendio boschivo

Gli incendi ci sono sempre stati, ma sono le condizioni ambientali e climatiche estreme a fare sì che essi diventino incontrollabili. Ogni singolo incendio fa storia a sé, ma il minimo comun denominatore è un clima impazzito che prende in contropiede chi il fuoco lo combatte sul campo e deve seguire una gerarchia di priorità: prima si salvano le vite, poi si salvano le case e, solo se è possibile e non mette a rischio la vita dei vigili del fuoco, si salvano le foreste.

Ora il governo di Alexis Tsipras si interroga sull’origine dolosa degli incendi. Secondo le ipotesi fatte dagli inquirenti e dalla stampa greca i piromani sarebbero entrati in azione per saccheggiare le case abbandonate dai turisti o per motivi di speculazione edilizia.

Nel momento in cui scriviamo le vittime accertate sono 91, i dispersi 25, mentre i feriti sono oltre 150. Molte persone sono riuscite a salvarsi grazie all’intervento della Guardia Costiera, trovando nel mare l’unico rifugio possibile all’avanzare delle fiamme.

Il caso portoghese: perché si deve rifiutare l’idea di “inevitabilità”

Tornano alla mente le immagini dell’incendio di Pedrógão Grande del 17 giugno 2017. Le vittime furono 65, centinaia i feriti, 53.000 gli ettari di foresta bruciati. Su eHabitat cercammo di ricostruire le specificità di quell’incendio all’interno di un quadro climatico europeo sempre più problematico.

A un anno da quel tragico evento João Camargo e Paulo Pimenta de Castro hanno dato alle stampe Portugal em Chamas. Como resgatar as florestas, un saggio che mette a nudo come gli incendi portoghesi siano il risultato di una politica forestale determinata da un patto fra governi e industria della cellulosa.

copertina portugal em chamas

“Il trauma collettivo che ha colpito il paese nel 2017, il sentimento di impotenza difronte alle molte tragedie personali e familiari, le 116 vittime mortali dei fuochi, la devastazione di grandi aree del territorio nazionale, tutto questo esige che le migliori conoscenze e una prospettiva non conformista rifiutino l’idea di inevitabilità, soprattutto quando questa ha come fine indirizzare il paese verso la desertificazione e lo spopolamento” spiegano gli autori nelle prime pagine del loro interessante saggio.

Camargo e Pimenta de Castro illustrano, con una immensa mole di dati alla mano, la proporzionalità fra l’aumento degli incendi e lo sviluppo delle foreste di eucalipto che ricoprono ormai il 10% del territorio portoghese (circa 900.000 ettari). L’altro dato interessante è quello relativo all’area forestale pubblica: laddove la media europea è del 58,65%, quella portoghese è del 2%. Il che significa che il 98% è in mano a privati che possono scegliere se occuparsi della cura del bosco o no. In un contesto di abbandono o di invecchiamento delle aree rurali le foreste diventano sempre meno curate e questa mancata cura, unita alle caratteristiche piroforiche dell’eucalipto, è un mix esplosivo in caso di incendio.

eucalipti intervista camargo 10
Le foreste di eucalipto occupano il 10% del territorio portoghese

Il concetto di inevitabilità degli incendi è, quindi, una versione di comodo data dai poteri economico e politico per non far fronte alle proprie responsabilità o non danneggiare i propri interessi. In Portugal em chamas, Camargo e Pimenta de Castro elencano i curriculum di ingegneri e tecnici che hanno alternato nel corso della loro carriera incarichi di governo a posizioni di responsabilità nell’industria della cellulosa. Si tratta di una lista cospicua e decisamente imbarazzante per i diretti interessati, la prova tangibile di come il conflitto d’interesse sia alla base di una politica forestale che ha creato le condizioni per una serie di incendi di proporzioni gigantesche.

Cambiamenti climatici: in Svezia fiamme oltre il Circolo Polare Artico

Dal 1° gennaio al 24 luglio 2018 l’area forestale bruciata in Portogallo è stata di 1.327 ettari vale a dire un ventesimo della media 2008-2017 nello stesso periodo (27.159 ettari). Il mese di luglio è stato il più freddo degli ultimi trent’anni e i dati climatici sono un altro schiaffo in faccia ai negazionisti. I due grandi incendi del 2017 dove hanno perso la vita rispettivamente 65 e 48 persone si sono verificati il 17 giugno e il 15 ottobre, quindi alla fine della primavera e tre settimane dopo l’inizio dell’autunno. A un anno di distanza l’estate stenta ad arrivare in Portogallo, mentre in Svezia si sta vivendo l’estate più calda di sempre con temperature da settimane sopra i 30° C.

Gli incendi della scorsa estate in Groenlandia erano stati un importante campanello d’allarme, quanto sta avvenendo in Svezia in questi concitati giorni di roghi non fa che confermare quanto sia all’ordine del giorno ciò che in passato sembrava essere impossibile ovvero fronteggiare incendi su vasta scala a nord del Circolo Polare Artico.

svezia area bruciata grafico
La linea rossa indica il trend delle aree di bosco arse in Svezia nel 2018, la linea blu la media 2008-2017

Per dare man forte agli svedesi si sono mossi aerei, camion e uomini da Italia, Francia, Polonia, Norvegia, Germania e Lituania. Gli incendi su larga scala degli ultimi tredici mesi stanno diventando un serio banco di prova per il Meccanismo Europeo di Protezione Civile.

Anche se non è stato superato il record di 38° C registrato nel 1933 e nel 1947 è la continuità delle giornate con temperature al di sopra dei 30° C e l’assenza di piogge (record degli ultimi 150 anni) ad avere creato le condizioni ideali per la proliferazione degli incendi sviluppatisi nel nord della Svezia.

incendi svezia mappa
La mappa EFFIS-Copernicus mostra gli incendi in Svezia nel 2018

I dati EFFIS-Copernicus al 24 luglio ci dicono che in Svezia sono bruciati 14.700 ettari di foresta a fronte di una media 2008-2017 di 448 ettari nello stesso periodo (con una ratio di 1 a 32.81). La Svezia è il secondo paese per area bruciata fra quelli monitorati da EFFIS-Copernicus.

Grecia: vento determinante nella tragedia di Mati

L’area bruciata in Grecia è considerevolmente inferiore a quella arsa in Svezia ma dei 6.057 ettari registrati da EFFIS-Copernicus fra il 1° gennaio e il 25 luglio ben 4.506 ettari sono bruciati fra il 23 e il 25 luglio. Se le immagini della distruzione di Mati hanno fatto il giro del mondo lo si deve al numero delle vittime. Se per intensità gli incendi degli scorsi giorni rappresentano un evento eccezionale, va detto che l’area bruciata complessivamente dall’inizio dell’anno è inferiore alla media del periodo 2008-2017: 6.057 gli ettari di foreste greche persi quest’anno contro i 7.659 ettari della media decennale.

Come abbiamo detto in precedenza ogni incendio fa storia a sé e al denominatore comune dei cambiamenti climatici si sommano di volta in volta fattori endemici. A Mati la gente è fuggita verso il mare perché le fiamme provenienti dai boschi dell’entroterra sono arrivate sulla costa spinte dal vento a 95 km/h.

La mappa degli incendi in Grecia nel 2018
La mappa degli incendi in Grecia nel 2018. In rosso gli eventi più distruttivi

Come si nota dalla veduta aerea, la cittadina greca era caratterizzata da una fitta trama di verde urbano. Gli abitanti e i turisti di Mati si sono trovati in trappola: da una parte il fronte del fuoco che ha preso in contropiede centinaia di persone, dall’altra il mare che per molti è stato salvifico, ma per alcuni è stato altrettanto letale. La rapidità delle fiamme ha preso alla sprovvista gli stessi vigili del fuoco che hanno ritardato l’intervento.

Veduta aerea di Mati, la località greca teatro dell'incendio del 23 e 24 luglio scorso
Mappa satellitare di Mati, la località greca teatro dell’incendio del 23 e 24 luglio scorso

Ogni storia è una storia a parte, ma le evidenze dei cambiamenti climatici continuano a bussare alla porta dei governi di tutto il mondo. A quando risposte concrete in termini di progressivo abbandono delle risorse fossili?

Foto Pixabay e Davide Mazzocco

Grafici Google Earth e EFFIS-Copernicus

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online” e “Propaganda Pop”.

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