Maledetti Vegani, al Clorofilla Film Festival il brillante documentario che ribalta la narrazione che vuole i vegani tristi, fanatici e rompiscatole.
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È ben risaputo che dove c’è un vegano c’è una mamma allarmata di dover cucinare quelle stesse verdure che un tempo ti implorava di mangiare. C’è un amico seccato perché non sa cosa prepararti a cena, ora che non mangi più niente. C’è uno chef in crisi che pensa di potersela cavare con un piatto di zucchine e misticanza scondita. O forse no?
Maledetti Vegani è il documentario del 2026 diretto da Fabrizio Gammardella che con arguzia ed ironia riesce a sfatare uno per uno tutti i pregiudizi e le leggende metropolitane di quella setta di fastidiosi fanatici alimentari che sono i vegani, almeno agli occhi di chi non si è mai preso un momento per mettere in discussione le proprie convinzioni.
Non una moda, né un capriccio pretenzioso per sciorinare la propria superiorità morale. Nella cultura di massa, i vegani sono spesso bistrattati o presi di mira, più o meno simpaticamente. La scelta consapevole di rinunciare al cibo di origine animale, però, non preannuncia mai un percorso facile e non ha nulla a che fare con i sapori. L’input arriva sempre dall’empatia e dalla riflessione etica su quanto sia crudele e doloroso avere una vita spezzata nel proprio piatto.
Il documentario ci permette di conoscere le storie e le testimonianze di chi ad un certo punto della sua vita si è trovato ad affrontare una strada differente. Parallelamente, Maledetti Vegani ci porta a scoprire realtà imprenditoriali che hanno scommesso in modo vincente sulla centralità della filosofia plant-based, sfidando una sacra tradizione culinaria fatta di ragù, spaghetti allo scoglio e bistecche alla fiorentina.
E come procede la vita di un vegano in un mondo che lo considera soltanto “un ingranaggio difettoso della catena alimentare”? Il lavoro di Fabrizio Gammardella allarga gli orizzonti dei più scettici, raccontando una dimensione dinamica, virtuosa e pronta a mettersi in gioco.
Invece che definire un vegano a partire da ciò che non mangia, può essere utile non considerare l’alimentazione vegetale come qualcosa che esclude degli alimenti dalle proprie abitudini. Maledetti Vegani ribalta la prospettiva permettendo allo spettatore di affacciarsi su un ventaglio illimitato di alternative creative, tecniche ingegnose e ingredienti da riscoprire. Verdure coloratissime, antichi cereali o gustosa frutta secca in grado di non far rimpiangere dolci e latticini.
Proprio in questo senso volge l’operato di food creators e ristoratori che hanno esteso la loro esplorazione e la propria ricerca fino a saperne una più del diavolo, tanto da convincere anche i più difficili palati onnivori. Un lavoro lungo che spesso parte omettendo da un piatto la dicitura “vegano” (che, diciamolo, fa subito pregiudizio) e che culmina con la curiosità e l’entusiasmo dei clienti onnivori.
Sì, perché i vegani sono tutt’altro che una setta esclusiva, selettiva o inquisitoria. Il loro è un mondo pronto ad accogliere tutti con un’apertura che non sempre è stata loro riservata nel corso del proprio cammino. Il film racconta la voglia di condividere la propria visione senza giudicare e senza imporla, per stimolare riflessioni importanti nel proprio interlocutore.
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Maledetti Vegani riesce in questo intento, con un linguaggio cinematografico fresco e richiami al mondo del web e della televisione. Un discorso serio e mai serioso che affronta l’argomento nella sua profondità. Dall’anti-specismo alla denuncia dello sfruttamento degli animali, senza glissare sulle più leggere e intramontabili domande cliché in stile “Cos’è il seitan?” e “Ma da dove prendi le proteine?”
Le storie che animano il documentario sono frammenti che vedono protagonisti creators, atleti, fumettisti, ristoratori e autori. Persone della porta accanto o che hanno scelto di integrare nella loro professione il loro amore per gli animali e la loro filosofia plant-based.
Il documentario, infatti, non si sofferma sul veganesimo dal solo punto di vista gastronomico, ma esplora a fondo il modo in cui questo stile alimentare si intreccia con le singolarità degli intervistati. C’è un interessante focus sul mondo sportivo e sulla testimonianza di atleti vegani, con incursioni mediche che ci spiegano la possibilità di poter assumere tutti i nutrienti necessari anche dai soli alimenti vegetali.
C’è poi il toccante racconto di Massimo Manni che, dopo un evento traumatico, ha deciso di convertire il suo allevamento in un luogo pronto ad accogliere animali di ogni tipo salvati da un destino violento. È la realtà di Capra libera tutti, un santuario che oggi offre agli animali la possibilità di poter essere loro stessi e non un oggetto per le esigenze degli uomini.
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Nel racconto inclusivo di Maledetti Vegani, trova addirittura voce la testimonianza di un cacciatore. Un frammento che può suonare controverso, ma che dà lo spunto per conoscere un punto di vista che a tratti può risultare più in linea con le leggi e con lo spirito della natura di quanto lo sia la realtà degli allevamenti intensivi.
Un vero e proprio mosaico corale che tratteggia non soltanto ciò che significa realmente essere vegani, ma che ripercorre anche i passi che questa comunità ha compiuto nel tempo in un’Italia non sempre – e a tratti non ancora – disposta a comprendere e a rendere questo cammino più semplice.
Con gli anni, la cultura vegana ha trovato nuovi spazi per far ascoltare la propria voce, ma ci sono ancora tanti passi da fare e tanti risultati da raggiungere in un mondo dal futuro incerto in cui la violenza e la mancanza di empatia persistono nei confronti di uomini e animali. Un mondo dove, di fronte ad una scelta nobile come quella vegana, c’è ancora chi sbuffa con sospetto, chi storce il naso e chi si domanda “e adesso a questo cosa do da mangiare?”.
Maledetti Vegani sarà proiettato venerdì 7 agosto nell’ambito del Clorofilla Film Festival, in programma dal 5 al 9 agosto 2026 all’interno di Festambiente, il Festival di Legambiente nella cornice del Parco della Maremma a Grosseto.
Anche per questa edizione, eHabitat è media partner dell’evento e racconterà sulle sue pagine le notizie, le proiezioni e l’atmosfera della rassegna.
[Photo Credits: Media Kit di NFilm]
