Il vento fa il suo giro – Culture che si scontrano nelle Alpi Occitane

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Il vento fa il suo giro – Culture che si scontrano nelle Alpi Occitane ultima modifica: 2023-05-27T07:10:40+02:00 da Emanuel Trotto
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Il vento fa il suo giro, film del 2005, è la storia di Philippe un professore francese che si trasferisce in Valle Maira per fare il pastore

Il fatto

Philippe, un ex professore francese, decide di trasferirsi con la sua famiglia in un paesino della Valle Maira. Il suo desiderio è pascolare le sue capre e produrre formaggi in serenità. Viene dapprima accolto benevolmente dalla comunità. Ma le incomprensioni non tarderanno ad arrivare…

Il vento fa il suo giro
Il vento fa il suo giro, la locandina

Il commento

«E l’aura fai son vir» è un proverbio occitano che si traduce con «e il vento fa il suo giro». Il suo significato è che «tutto ritorna». Il vento così come le persone, i fatti, prima o poi si ripresentano in forma uguale e contraria. Un proverbio in cui è racchiusa tutta l’essenza delle azioni, nel bene e nel male. Si tratta anche del titolo di uno dei più interessanti esordi del cinema italiano: il film, Il vento fa il suo giro diretto da Giorgio Diritti nel 2005. Il film trilingue (italiano, occitano, e francese) viene presentato in oltre sessanta festival in tutto il mondo – fra cui il BFI London Film Festival e la prima edizione della Festa del Cinema di Roma – vincendo trentasei premi. Lo stesso è un caso nazionale in quanto viene tenuto in sala per oltre un anno e mezzo nel Cinema Mexico di Milano. Come mai?

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Per rispondere bisogna prima parlare del suo regista. Il cinema di Diritti racconta la ricerca di se stessi. Di una apparente fuga per cercare un contatto autentico con il mondo. Si tratta di un’operazione che si rivolge al passato, a volte come costruzione della storia, a volte nell’ambientazione. Una visione che lo avvicina molto a uno dei suoi maestri, Ermanno Olmi (L’albero degli zoccoli, 1978), del quale Diritti ha frequentato l’Istituto di Formazione per giovani autori, Ipotesi Cinema. Il loro viaggio nel passato è quello di raccontare la caduta della civiltà contadina e pastorale, spettro di un’Italia ancora legata al proprio passato. Questi risulta essere una grossa limitazione nel mondo moderno in quanto resta monolitico e intollerante nei cambiamenti che ci sono al di fuori dei propri confini.

Thierry Toscan
Thierry Toscan, uno dei pochi attori con esperienza coinvolti ne Il vento fa il suo giro è Philippe, protagonista della vicenda.

Come la Valle Maira dove si trova il paesino fittizio di Chersogno. Un posto in cui si vive nella memoria. Si ricorda bene la caparbietà della popolazione sopravvissuta alle privazioni della Seconda Guerra Mondiale. Questo grazie allo spirito comunitario, che ora è morente, racchiuso fra le montagne e le mura di pietra delle case. Attorno sono solo valli deserte raggiungibili in auto attraverso tunnel nella montagna.

La prima immagine del film è l’uscita da uno di questi tunnel; la fine del film è il ritorno a uno di questi tunnel. Dal buio alla luce e dalla luce al buio. Nel mezzo un viaggio in un mondo perduto nel quale giunge, casualmente, un uomo. Quest’uomo cerca una fuga dalla civiltà industriale per sé e la sua famiglia. Si chiama Philippe, è un ex professore francese che ha deciso di abbandonare i Pirenei in quanto stanno costruendo una centrale nucleare. Vuole continuare a fare quello che ha sempre desiderato: allevare capre e produrre formaggi.

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Philippe vaga e incontra casualmente Fausto, un musicista in convalescenza nella sua terra natìa in attesa di ripartire per la nuova tournée. I due uomini diventano amici. Grazie a Fausto, Philippe riesce ad intercedere presso il sindaco del paese, Costanzo. Il suo arrivo potrebbe essere una buona possibilità per ridare vita alla comunità, invogliando altri giovani a ripopolare queste valli.

Philippe assieme a Fausto (Giovanni Foresti a sinistra) il musicista che intercede per lui nel suo trasferimento a Chersogno.

La messa in scena è scarna, con un digitale che tende alla naturalezza nelle luci; così come nelle ambientazioni e nella recitazione. Infatti la maggior parte del cast è composto da attori non professionisti che si sono prestati gratuitamente a partecipare. Un modo di fare cinema che guarda lontano, al Neorealismo in cui contava maggiormente la storia raccontata, piuttosto i volti che la rappresentavano. I volti qua sono immersivi, autentici, permettono allo spettatore di entrare nel racconto senza compiere lo sforzo (in altri casi arduo) di sovrapporre all’attore il personaggio che interpreta. Questo permette la scrittura di personaggi apparentemente bidimensionali: una recitazione in apparenza basilare risulta estremamente realistica.

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Il racconto è estremamente sfaccettato nonostante l’esilità della scrittura. Da una parte c’è il forte individualismo di Philippe che si scontra con una comunità ben coesa che è disposta ad accettare fino ad un certo punto le abitudini del nuovo arrivato. Con il tempo, inizia un gioco di tranelli e sabotaggi nei confronti di Philippe, al quale oppone la sua caparbietà. Proprio nella seconda parte che il film assume dei toni angoscianti. Quei pascoli apparentemente liberi, diventano oggetto di una guerra di territorio fra confini invisibili. Lo spazio per pascolare diviene lo spazio vitale stesso.

Una guerra di posizione che coinvolge Philippe anche nella sua sfera privata: la moglie Chris, apparentemente in linea con le idee del marito, col tempo si allontana arrivando alla relazione clandestina con Fausto. Una tresca fatta di rifugi dalla pioggia abbracciati stretti oppure da sguardi eloquenti mentre stendono una tovaglia. Quando Fausto si allontana e lascia a Chris le chiavi perché gli pulisca e tenga in ordine la casa, per lei il bagno con la vasca diventano il diavolo tentatore. Una donna semplice che si lavava senza pudore nel lavatoio pubblico.

Tornando alla domanda iniziale: perché un film come questo è divenuto un caso nazionale? Perché è stato tenuto per così tanto tempo in un cinema della metropoli milanese? La risposta è chiara. Il vento fa il suo giro non è solo un documento sulla comunità occitana, ma anche uno specchio della nostra cultura. Vista come l’arroganza di saper fare, di vivere di rendita delle nostre capacità. E non sopportare che l’ultimo arrivato (per giunta straniero) possa eccellere con esse. Quindi quel proverbio con la quale si è aperto «e il vento fa il suo giro» assume un’ulteriore valenza: visto che tutto ritorna, niente tende a cambiare.

Scheda film de Il vento fa il suo giro

  • Titoli alternativi: E l’aura fai son vir; The Winds Blows Round
  • Regia: Giorgio Diritti
  • Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Fredo Valla
  • Interpreti: Thierry Toscan (Philippe Heraud), Alessandra Agosti (Chris Heraud), Dario Anghilante (Costanzo), Giovanni Foresti (Fausto), Piero Tommasino, Bruno Manzo, Nadia Belliardo, Caterina Damiano, Giacomino Allais, Daniele Mattalia.
  • Origine: Italia 2005
  • Durata:110’
  • Temi: CINEMA, PASTORIZIA, MONTAGNE

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Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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