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Fusione nucleare, dagli USA lo spiraglio di una rivoluzione

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Fusione nucleare, dagli USA lo spiraglio di una rivoluzione ultima modifica: 2022-12-15T06:31:10+01:00 da Francesca Capone
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Per la prima volta, in un laboratorio americano, un esperimento di fusione nucleare ha prodotto più energia rispetto a quella indotta.

Un esperimento scientifico svoltosi negli USA, precisamente in California, potrebbe aprire le porte a una rivoluzione nel settore energetico. Nella camera a vuoto del Lawrence Livermore National Laboratory, si è condotto un test di fusione nucleare che ha generato dei risultati mai riscontrati precedentemente. Per la prima volta, infatti, l’esperimento ha prodotto in poco tempo più energia rispetto a quella indotta per avviarlo.

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Reazione di fusione nucleare: in cosa consiste il test americano

La reazione di fusione nucleare è il processo che permette alle stelle di brillare, meccanismo presente anche nel Sole. La fusione, processo in cui due nuclei atomici si uniscono per formarne uno più potente, si distingue dalla fissione nucleare per assenza di scorie radioattive e mancato uso di combustibili rari atomici. Nel caso specifico del test condotto in California, 192 fasci laser hanno bombardato in un millisecondo un cilindro contenente una piccola capsula sferica, asportandola e trasformandola in un plasma elettricamente carico.

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Sebbene questo fosse già accaduto in precedenza, nella scorsa settimana è avvenuto qualcosa di preziosamente insolito. Per la prima volta, infatti, il combustibile di fusione è rimasto sufficientemente caldo, denso e in circolazione da accendersi. Si è prodotta, in questo modo, più di energia rispetto a quella inizialmente depositata dai laser, circa 2 mega joule in 3 mega joule in uscita, con un guadagno di 1,5. Il risultato è stato celebrato dalle autorità americane come un “passo che potrebbe rivoluzionare il mondo”.

Una rivoluzione lunga e complessa

Il successo dell’esperimento è stato così descritto da Jennifer Grandholm, segretaria al dipartimento USA dell’Energia: “È un’importante svolta scientifica che porterà progressi nella difesa nazionale e nel futuro dell’energia pulita. Per quanto il risultato del test sia considerato una “svolta storica” capace di alimentare ulteriori scoperte scientifiche, ci sono delle questioni da considerare. Infatti, i tempi di commercializzazione e di impiego dell’energia nucleare sono ancora piuttosto lunghi. Ci vorranno circa 30 anni prima del suo utilizzo a scopo commerciale.

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Le parole di Kim Budin confermano le previsioni. La direttrice del Lawrence Livermore National Laboratory ha dichiarato: Ci sono ancora molti ostacoli significativi, non sono a livello scientifico ma tecnologico. Questa è stata l’accensione, una volta, di una capsula, ma per ottenere l’energia commerciale da fusione c’è bisogno di tante cose. Bisogna essere in grado di produrre molti eventi da accensione per fusione per minuto e bisogna avere un robusto sistema di elementi di trasmissione per realizzarli”.

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Giornalista pubblicista dai mille interessi: sport, natura, arte, letteratura e tutto ciò che riguarda sostenibilità e economia circolare. Fermamente convinta che il cambiamento climatico sia la più grande minaccia, e dunque la priorità assoluta, del nostro tempo.

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