Luca Mercalli e Borgonovo a Carta Bianca

Luca Mercalli abbandona Carta Bianca: il negazionismo climatico nella tv pubblica

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Luca Mercalli abbandona Carta Bianca: il negazionismo climatico nella tv pubblica ultima modifica: 2022-06-15T07:40:46+02:00 da Fabiana Re
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A Carta Bianca il cambiamento climatico non è più una verità scientifica ma un oggetto di dibattito: il climatologo Luca Mercalli abbandona la trasmissione

Il negazionismo climatico non muore mai. Anche se, tra siccità e caldo fuori stagione, i segnali della crisi climatica a cui andiamo incontro si fanno sempre più palesi. E non si annida in qualche sito internet di complottisti o in profili Facebook discutibili. No, fa bella mostra di sé in televisione in prima serata, durante la puntata di Carta Bianca andata in onda su Rai 3 martedì 7 giugno. Pochi minuti di “dibattito” in un climax di assurdità che ha convinto l’ospite Luca Mercalli ad abbandonare la trasmissione.

A Carta Bianca il cambiamento climatico diventa un dibattito

Partiamo da una considerazione ovvia (o forse non così scontata per i vertici della Rai). Se si parla di evidenze scientifiche della crisi climatica è meglio lasciare la parola agli esperti. Luca Mercalli, climatologo e divulgatore estremamente attivo, ne è un perfetto esempio.

Eppure la televisione ha una tendenza perversa a trasformare ogni cosa in dibattito: non esistono verità, solo opinioni. E così anche il cambiamento climatico di origine antropica, da verità scientifica oggettiva e condivisa, diventa questionabile negli studi di Rai 3. A Carta Bianca, infatti, non vi è soltanto Mercalli come ospite: in collegamento c’è anche Francesco Borgonovo, vicedirettore de La Verità. I titoli di questa testata hanno recentemente parlato di “trappole green” decise dall’Ue (tra cui il divieto di vendere auto a motore termico dal 2035) e ancora di “gender e follie green” che “penalizzano le Pmi”.

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Mercalli e Borgonovo,  scienza vs retorica

Già si può immaginare l’evolvere della discussione. Mercalli presenta dati scientifici incontrovertibili, Borgonovo replica sferrando i grandi classici della retorica negazionista. Il climatologo racconta di un giugno dalle temperature torride, di siccità estrema, della carenza di neve sulle Alpi, e sollecita ad azioni più decise per contrastare il cambiamento climatico. Borgonovo, dal canto suo, denigra la “rivoluzione green” ritenendola portatrice di disastri per le aziende. Stando a sentire lui, non è detto che il surriscaldamento globale sia dovuto esclusivamente alle emissioni legate alle attività umane.

Ora, i più informati sanno che ormai il 99% degli esperti concorda sull’origine antropica del cambiamento climatico, con buona pace di quanto afferma Borgonovo. Ma non possiamo immaginare che tutti gli spettatori abbiano gli strumenti culturali per riconoscere il vero dal falso su temi così complessi. Dovrebbe essere la televisione pubblica a fornirglieli, attraverso un’informazione di qualità.

Carta Bianca ha fatto un disservizio alla causa ambientalista, che non deve più essere una battaglia di pochi ma un obiettivo condiviso da tutti. Presentando il cambiamento climatico come una questione da dibattere, per di più in una decina di minuti a fine puntata, lo rende marginale, quasi irrilevante. Non è questo che ci si attende da una trasmissione pubblica.

Il negazionismo climatico in prima serata

Né ci si aspetta che la sua conduttrice ponga a Mercalli un’osservazione degna di un commento negazionista su Facebook. “Ho letto che nel pieno Medioevo, tra il 1000 e il 1450, la temperatura era addirittura più calda di oggi”, afferma Bianca Berlinguer. Il climatologo si impegna a smontare quest’idea errata citando prove scientifiche e i dati dell’IPCC. Borgonovo coglie l’assist per affermare che questi dati sono molto contestati. Anche in questo caso, chi conosce il processo decisionale dell’IPCC sa che si tratta di una falsità, ma come distinguerla in quello che sembra un dibattito tra pari?

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“È contestato perché lo contesta lei, ma non perché i dati scientifici sono contestabili”, prova a ribattere Mercalli. Borgonovo allora tira fuori dal cilindro Michael Shellenberg, autore che critica l’eccessivo allarmismo nei confronti del cambiamento climatico e per questo molto amato dalle lobby fossili e industriali. “Posso credere a Mercalli ma posso anche sentire l’opinione di un altro, non crede?”.

A Carta Bianca il cambiamento climatico diventa di nuovo un dibattito. Mercalli contro Shellenberg, uno contro uno. Si tratta invece di una delle classiche tattiche del negazionismo scientifico, la minoranza amplificata. Nell’arena scientifica il confronto è invece impari, con la quasi totalità degli esperti concordi sull’urgenza del contrasto alla crisi climatica.

Luca Mercalli abbandona Carta Bianca

Mercalli abbandona la trasmissione: anche per un divulgatore instancabile come lui questo è troppo. Rimane nell’aria la battuta di Borgonovo: “Il professore ha un po’ di surriscaldamento globale, così mi va a fuoco!”. Cosa resta di questo scontro? La notizia della reazione di Mercalli è circolata in rete, ma come aneddoto curioso o come occasione per avviare una più seria riflessione sulla qualità dell’informazione pubblica? Qualche spettatore ha sorriso di fronte alla battuta di Borgonovo, credendo alle sue chiacchiere? Il teatrino allestito durante Carta Bianca ha instillato qualche dubbio sul cambiamento climatico?

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Studentessa torinese di Economia dell’Ambiente, della Cultura e del Territorio, trascorre il suo tempo a districarsi tra molteplici passioni e a rincorrere mille sogni. Tra lettura, disegno, scrittura creativa ed esperimenti di cucina vegana di alterno successo, i giorni di sole 24 ore finiscono sempre troppo in fretta.

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