A Torino, Palazzo Lascaris ospita fino al 10 ottobre 2026 una mostra dedicata ai celebri fiori giganti di Romano Gazzera, simbolo di un originale dialogo tra uomo e natura.
Un fiore può essere molto più di un fiore. Può diventare un paesaggio, un monumento, persino uno specchio dell’umanità. È quello che accade nelle opere di Romano Gazzera, artista piemontese del secondo Novecento, protagonista della mostra a ingresso gratuito intitolata Nel regno dei fiori giganti. È possibile visitarla a Palazzo Lascaris a Torino dal 30 luglio al 10 ottobre 2026.
L’esposizione, curata da Giulia Caffaro, ripercorre il percorso creativo che ha portato Gazzera a trasformare il mondo botanico in un universo visionario, popolato da fiori enormi, figure umane minuscole e paesaggi sospesi tra sogno e realtà.
Romano Gazzera: può un fiore salvare un uomo?
Romano Gazzera, nato a Ciriè nel 1906 e morto a Torino nel 1985, sviluppa per oltre trent’anni una ricerca artistica molto personale, nella quale memoria, natura, simbolismo e immaginazione si incontrano.

Il fiore entra presto nel suo universo personale. Da bambino Gazzera osserva i giardini e le serre del Canavese e vive il mondo botanico come qualcosa di familiare e affascinante. Ma sarà un episodio vissuto durante la guerra a cambiare profondamente il suo modo di guardare la natura.
Alla fine del 1943, mentre sdraiato a terra si nasconde dai bombardamenti nella Valdinievole, in Toscana, l’artista osserva un piccolo garofano di campo. Da quella posizione il fiore gli appare enorme, mentre gli uomini che fuggono sullo sfondo sembrano minuscoli, quasi come insetti.

È una sorta di rivelazione. Di fronte alla violenza della storia, il fiore rimane lì, apparentemente indifferente, mentre l’uomo appare fragile e transitorio.
Da questa esperienza nasce la poetica dei Fiori giganti, che dagli anni Cinquanta diventeranno il centro della sua pittura.
Quando il fiore diventa più grande dell’uomo
Nei quadri di Gazzera il fiore non è più un semplice elemento decorativo e nemmeno il soggetto tradizionale di una natura morta.
I petali possono occupare quasi tutta la tela e assumere dimensioni monumentali. Intorno, invece, gli esseri umani diventano piccoli, quasi marginali. La natura non fa più da sfondo alla presenza dell’uomo: diventa la vera protagonista della scena.
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È un capovolgimento di prospettiva semplice da comprendere ma molto potente. L’uomo, che normalmente si considera al centro del mondo, nei dipinti di Gazzera perde la sua centralità.
Tre “momenti” per entrare nel mondo di Gazzera
La mostra di Torino “Romano Gazzera: Nel regno dei fiori giganti” ripercorre proprio questa evoluzione, dalle prime sperimentazioni fino alle composizioni in cui il fiore diventa il vero protagonista della narrazione pittorica. Il percorso artistico raccontato può essere letto attraverso tre grandi fasi: Alfabeto Botanico, Natura Umana e Neo Floreale.
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Alfabeto Botanico: il fiore diventa protagonista
Il fiore smette di essere natura morta o decorazione e diventa protagonista assoluto della scena. Sono di questo periodo, tra il 1955 e il 1957, opere come Viola del pensiero bianca, Duellanti sotto le orchidee e Battesimo di Cristo. Nel 1957 una quarantina di tele floreali vengono acquistate ed esposte alla Juster Gallery di New York, e la sua pittura inizia a circolare a livello internazionale.


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Natura Umana: quando i fiori iniziano a parlare
Negli anni Sessanta il mondo di Gazzera cambia ancora. I fiori assumono caratteristiche sempre più umane. Possono avere espressioni, posture e atteggiamenti, diventando figure simboliche che osservano e partecipano alle vicende degli uomini.
È il momento dei fiori antropomorfi, che sembrano quasi personaggi di un racconto. Un esempio particolarmente significativo è Cristo Contestatore del 1969, dove la testa di Cristo è sostituita da una passiflora e anche gli apostoli sono associati a fiori differenti.


La natura, quindi, sembra prendere il posto dell’uomo, ma non per cancellarlo. Si suggerisce una riflessione sulla sua fragilità e sulla possibilità di ritrovare un rapporto più armonioso con il mondo naturale.
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Neo Floreale: tra sogno e realtà
Tra il 1970 e il 1984 Gazzera raggiunge la piena maturità artistica.
La critica utilizza il termine Neo Floreale per descrivere questa personale visione del mondo, basata sul primato della natura. Non si tratta di una corrente artistica organizzata, ma di un modo originale di interpretare la realtà.
I fiori diventano sempre più visionari. Sembrano organismi sospesi nello spazio, mentre i paesaggi assumono un’atmosfera onirica e il tempo sembra quasi fermarsi.

In questo universo il fiore può essere letto come simbolo di vita, trasformazione e immaginazione, ma anche come una risposta silenziosa alla violenza della storia.
Perché una mostra d’arte può parlare anche di ambiente
Guardando le opere di Gazzera, viene spontaneo chiedersi perché questi fiori siano così grandi.
La risposta non è soltanto estetica. La sproporzione tra fiori e uomini racconta una precisa idea del rapporto tra natura e storia.
Gli uomini combattono, costruiscono, distruggono e attraversano guerre e cambiamenti. I fiori, invece, sembrano restare. Sono testimoni silenziosi di qualcosa che li supera.
Oggi, in un’epoca segnata da crisi climatica e perdita di biodiversità, quell’inversione di scala suona di un’attualità difficile da ignorare. I fiori giganti ricordano che l’essere umano è una parte, e neppure la più duratura, di un sistema vivente più grande. Ricordiamoci di rispettarlo.
[Crediti fotografici @Centro Conservazione e Restauro Venaria Reale]
