20 Aprile 2026

Prescrizioni verdi, perché la biodiversità del bosco è la vera medicina per le malattie croniche

prescrizioni verdi

Prescrizioni verdi, la natura in terapia: un nuovo studio italiano dimostra che solo gli ecosistemi ad alta biodiversità e complessità strutturale garantiscono benefici reali contro dolore cronico, stress e patologie respiratorie.

I benefici apportati dalla natura alla vita, alla salute ed al benessere in generale, sono noti fin dall’antichità e dimostrati da decenni di ricerca scientifica. Negli ultimi anni questo ambito di studio sta riscuotendo un crescente interesse ed è stato affinato per quanto riguarda il metodo, grazie anche agli approcci interdisciplinari ed ai progressi registrati in vari campi, quali la psicologia ambientale, l’ecologia e la scienza della salute.

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All’imprescindibile rapporto uomo-natura fanno da contraltare i sistema sanitari tradizionali sempre più in difficoltà, afflitti dagli alti costi per garantire le cure ad una popolazione globale alle prese con problemi di salute cronici e minacce crescenti di epidemie, strettamente correlate al degrado ambientale. In loro aiuto sopravvengono le prescrizioni verdi (GRx), ovvero interventi clinici preventivi e terapeutici (prescritti da medici od operatori sanitari e supervisionati da esperti qualificati), che all’interno del percorso di cura integrano esperienze guidate e strutturate nella natura.

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Un nuovo studio pubblicato su “Scientific Reports” ha evidenziato che non tutti gli ambienti naturali hanno lo stesso valore nel ristabilire e supportare le salute, poiché è la loro complessità ecologica che determina benefici concreti su benessere e patologie croniche.

Lo studio

La ricerca, condotta da un gruppo interdisciplinare italiano, si è basata su un’esperienza nel Bosco di Puck (sito nell’aretino) ed ha analizzato per nove mesi un gruppo di pazienti con patologie croniche e disturbi complessi, esponendoli a diverse aree di un ecosistema forestale. Ne è emerso che quelle più ricche e strutturate (bosco maturo con elevata biodiversità) hanno prodotto i maggiori benefici rispetto a quelle più semplici (radure o pinete meno complesse). Sia la salute mentale (minor stress, ansia e disagio psicologico) che quella fisica dei pazienti (in particolare per quanto riguarda il dolore cronico ed i disturbi respiratori)  hanno tratto giovamento da questa esperienza in natura.

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Il bosco di latifoglie scelto quale sito per lo studio pilota è un ambiente seminaturale, visto che negli anni Cinquanta l’antica foresta è stata trasformata in boschi cedui e filari di querce. Gestito dal 2012 da un medico che ricorre al GRx come intervento terapeutico per i pazienti, l’ecosistema è stato rinaturalizzato per ripristinare le sue dinamiche naturali.

Di dimensioni abbastanza ridotte (4,54 ettari), il Bosco di Puck rappresenta la tipica biodiversità che si trova nelle foreste di latifoglie e miste dell’Italia centrale, situate ad un’altitudine compresa tra 375 e 600 metri sul livello del mare. La maggior parte dell’area boschiva è rappresentata da un bosco misto termofilo dominato da querce, ma vi sono poi tutto un insieme di aree  con caratteristiche distinte in termini di copertura arborea, struttura apparente e composizione della comunità ecologica. Rilievi dettagliati sul campo, effettuati da ecologi qualificati, hanno consentito di mapparle nel tempo (dal 2012 al 2023), con l’obiettivo di valutare le specie dominanti e la composizione floristica complessiva.

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Lo studio è stato condotto come analisi retrospettiva esplorativa di un protocollo di GRx, originariamente implementato tra l’autunno del 2014 e la primavera del 2015. I pazienti selezionati – nove donne e sei uomini con età media di 44 anni  ed almeno due patologie croniche o psicosomatiche concomitanti – sono stati incoraggiati ad interagire con le quattro aree boschive selezionate, esplorando strategie di adattamento all’ambiente ed abbandonando gradualmente i comportamenti capaci di compromettere la loro salute. “Questo processo li ha aiutati a identificare le attività più gestibili, riducendo o prevenendo la comparsa dei sintomi. In questo modo, i partecipanti non solo sono stati supportati, ma anche responsabilizzati assumendo un ruolo attivo nella propria terapia”, si legge nello studio.

Il protocollo GRx adottato per questo lavoro ha infatti applicato l’approccio ecologico enattivo, che tende ad enfatizzare l’interazione dinamica e reciproca tra l’individuo e gli ambienti quale parte integrante del processo terapeutico. 

Risultati

Le quattro aree  boschive selezionate si differenziano in termini di complessità strutturale e ricchezza di specie vegetali e fungine, un livello che aumenta secondo l’indice combinato strutturale normalizzato (NSCI) nel passaggio da una radura erbosa (area I), ad una pineta (area II), ad una foresta di transizione con giovani querce (III), fino ad una foresta di querce matura con fitto sottobosco (area IV).

I ricercatori hanno dunque valutato i risultati dei tre questionari sottoposti ai pazienti: il primo – A – gli chiedeva di esprimere il loro apprezzamento per le aree boschive visitate; il secondo – B – ha raccolto le loro descrizioni soggettive delle aree, appurando come i pazienti siano stati in grado di rilevare i diversi livelli di ricchezza di specie nonostante non fossero stati sollecitati a farlo, mentre il terzo – C – ha preso in considerazione il miglioramento del loro benessere mentale.

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Gli autori di questo studio pilota sono stati tra i primi ad indagare i potenziali cambiamenti nello stato di salute di individui con malattie complesse, in relazione alle diverse caratteristiche ecologiche delle aree di un ecosistema boschivo. Nel complesso, i  risultati hanno mostrato che l’esposizione prolungata ad un ecosistema boschivo produce benefici cumulativi per la salute, con esiti che variano significativamente in base alla complessità delle aree considerate.

“Le aree con maggiore complessità strutturale, come la foresta di querce matura (area IV) e la giovane foresta di querce in fase di transizione (area III), sono state costantemente associate a un maggiore benessere psicologico e a un sollievo dai sintomi fisici rispetto ad aree più semplici, come la radura erbosa (area I) e la pineta (area II)”, specificano gli autori. I risultati evidenziano quindi il ruolo cruciale degli ambienti ecologicamente intatti nel migliorare l’efficacia della GRx, poiché quelli più addomesticati o semplificati potrebbero esser privi di un reale potenziale terapeutico.  

Lo studio ha rilevato inoltre che i benefici osservati non sono correlati alle condizioni metereologiche né al legame preesistente dei pazienti con la natura, rafforzando dunque l’idea che derivino non tanto da condizioni soggettive quanto dalle proprietà intrinseche degli ecosistemi, quindi dalla biodiversità e dalle strutture ecologiche. 

Un altro aspetto risulta molto interessante dal punto di vista comportamentale: nel corso del tempo, infatti, i partecipanti allo studio hanno mostrato non solo benefici fisici e mentali ma anche un maggior rispetto verso l’ambiente boschivo ed una più accentuata consapevolezza ecologica. “Questa dimensione reciproca, coerente con le precedenti prospettive su GRx, evidenzia i vantaggi reciproci degli interventi e degli approcci basati sulla natura che promuovono sia la salute umana che quella dell’ecosistema, allineandosi pienamente con la prospettiva della Salute Planetaria”, si legge nello studio.

Gli esiti dello studio confermano il ruolo cruciale della conservazione della biodiversità e del mantenimento della complessità degli ecosistemi. Gli autori diffidano dall’approccio che persegue esclusivamente la massimizzazione di specifici benefici terapeutici attraverso un singolo tipo di habitat od un elenco limitato di specie vegetali e animali desiderabili, ribattendo che “solo ecosistemi resilienti e ben funzionanti, in cui tutte le componenti sono in armonia con la principale funzione ecologica e svolgono i loro ruoli cruciali all’interno della rete della vita, possono garantire che la Natura – siano esse foreste, zone umide o spazi verdi urbani – contribuisca realmente al benessere umano, non solo come una ‘cura’ temporanea, ma come parte di una vera e propria infrastruttura ecologica per la salute”.

In conclusione, i risultati di questo studio supportano la convinzione che la struttura dell’ecosistema sia alla base delle prescrizioni verdi ed evidenziano la necessità di approcci integrati nella relazione tra complessità dell’ecosistema e benefici per la salute, che tengano conto sia della natura dinamica degli ecosistemi sia delle risposte umane.

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I protocolli GRx realizzati con un approccio ecologico attivo continuano a dimostrare la loro efficacia nel fornire un significativo sollievo dai sintomi fisici e, a differenza della medicina convenzionale che associa i sintomi a farmaci specifici, “riconoscono invece che il potere terapeutico della Natura risiede nell’interazione dinamica e multidimensionale tra i componenti dell’ecosistema e nel complesso insieme di informazioni e segnali che essi veicolano”.

I decisori politici sono chiamati quindi a dare priorità alla conservazione della biodiversità e al ripristino delle aree naturali, riconoscendone il loro ruolo consolidato nella promozione e nel ripristino della salute umana. “In definitiva, il funzionamento degli ecosistemi terrestri è indissolubilmente legato alla salute dei suoi abitanti, creando un ciclo complesso e reciproco in cui ciascuno è sia causa che effetto della resilienza dell’altro”, conclude lo studio.

[Credits foto: RaceFeri su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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