Edgar Morin è morto a 104 anni. Il filosofo del pensiero complesso ha influenzato ecologia, sostenibilità e visione moderna dell’ambiente.
Il mondo della cultura piange la scomparsa di Edgar Morin, spentosi a Parigi all’età di 104 anni. Filosofo, sociologo, antropologo e instancabile attivista del pensiero, Morin è stato uno degli ultimi giganti del Novecento capace di traghettare la sua lucidità intellettuale fino alle grandi sfide del nostro millennio.
Anche se Edgar Morin non è un ambientalista nel senso classico del termine, il suo pensiero ha avuto un’influenza importante sull’ecologia, sulla sostenibilità e sul modo di affrontare la crisi ambientale.
Ricordare Morin non significa solo celebrare un monumento della filosofia globale, ma rendere omaggio a uno dei padri spirituali dell’ecologia moderna. Ben prima che la crisi climatica diventasse un tema quotidiano di dibattito politico, Morin aveva compreso che la salute del pianeta e il destino dell’umanità sono legati a doppio filo da un’unica, imprescindibile parola d’ordine: complessità.
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Perché Morin è importante per l’ambiente?
Il sociologo e filosofo francese sostiene da decenni che i problemi del mondo non possono essere affrontati separatamente.
Secondo lui, la crisi climatica, la perdita di biodiversità, le disuguaglianze sociali, le crisi economiche, le crisi sanitarie sono tutte collegate.
Questa visione è alla base di quello che lui chiama pensiero complesso.
L’idea che anticipa la sostenibilità moderna
Morin criticava già negli anni ’70 e ’80 una visione frammentata della conoscenza.
Per esempio: egli sosteneva che non si può studiare l’ambiente senza considerare la società e che non si può studiare l’economia senza considerare gli ecosistemi.
Oggi questo approccio è diventato centrale nei concetti di sostenibilità e transizione ecologica.
La Terra non è un oggetto: il concetto di “Terra-Patria”
La più grande critica mossa da Morin alla civiltà occidentale riguarda il nostro approccio frammentato e antropocentrico nei confronti della natura. Figli della rivoluzione industriale, abbiamo vissuto con l’illusione di poter dominare l’ambiente come fosse un oggetto esterno, un serbatoio infinito di risorse da depredare.
Morin ha scardinato questa visione proponendo il concetto radicale di Terra-Patria (Terre-Patrie). “Non siamo i padroni assoluti della Terra, ne siamo i figli e i cittadini”.
Nelle sue opere ha costantemente ribadito che la razza umana condivide una “comunità di destino” con tutte le altre specie viventi. Noi siamo nella natura e la natura è in noi: danneggiare l’ecosistema significa, inevitabilmente, programmare la nostra stessa estinzione.
L’ecologia della complessità: connettere anziché separare
Nel suo capolavoro, la monumentale opera in sei volumi Il Metodo, Morin ha teorizzato il “pensiero complesso”. Applicato all’ecologia, questo approccio cambia tutto. La scienza e la politica tradizionale tendono a isolare i problemi: si analizzano le emissioni di CO2, poi la perdita di biodiversità, poi le crisi economiche, come se fossero compartimenti stagni.
L’ecologia, per definizione moriniana, è invece la scienza delle relazioni. Un piccolo mutamento in una parte della rete globale stravolge l’intero sistema. Per curare il pianeta non bastano interventi tecnici o soluzioni semplici; serve una riforma del pensiero. Dobbiamo imparare a connettere le discipline — l’economia con la biologia, la sociologia con la fisica — per comprendere che la crisi ecologica è, prima di tutto, una crisi della nostra civiltà.
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L’invito alla “Metamorfosi” e la speranza per il futuro
Nonostante le fosche nubi del riscaldamento globale e i conflitti planetari, Morin non ha mai ceduto al catastrofismo paralizzante. Alle nuove generazioni, a cui ha dedicato gran parte dei suoi ultimi scritti sull’educazione, ha sempre indicato la via della metamorfosi.
Quando un sistema è saturo e non riesce più a risolvere i suoi problemi vitali, o decade o si trasforma radicalmente, proprio come un bruco che diventa farfalla. La vera transizione ecologica, per Morin, non è la semplice sostituzione di una tecnologia con un’altra (come passare dai combustibili fossili all’elettrico). La metamorfosi richiede un cambiamento antropologico: un nuovo modo di consumare, di produrre, di coesistere e di abitare le nostre città.
Una lezione che resta viva
Edgar Morin ci lascia in eredità un metodo morale prima ancora che filosofico: abitare l’incertezza del nostro tempo senza mai rinunciare alla speranza e all’azione. Spetta ora a noi, polmoni verdi dell’informazione e cittadini della Terra-Patria, continuare a far respirare il suo pensiero complesso, traducendolo ogni giorno in scelte consapevoli per il futuro del pianeta.
[Immagine di copertina di Fronteiras do Pensamento – Edgar Morin no Fronteiras do Pensamento São Paulo 2011, Wikimedia Commons licenza CC BY-SA 2.0 | Immagine adattata al formato 16:9 da eHabitat.it]
