Sovra-Turismo Man_Looks_Out_on_Celebrity_Solstice_Liner_-_Kotor_-_Montenegro foto di Adam Jones Wikimedia Commons

Sovra-turismo: un rischio per Croazia e Montenegro?

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Sovra-turismo: un rischio per Croazia e Montenegro? ultima modifica: 2019-10-25T08:00:31+00:00 da Redazione eHabitat.it
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Particolarmente colpite dal fenomeno del sovra-turismo sono le città di Dubrovnik e Kotor, entrambe “Patrimonio dell’Umanità” Unesco nonché due delle principali destinazioni crocieristiche del Mediterraneo.

Croazia e Montenegro sono a rischio per il sovra-turismo?
Entrambi i Paesi risultano nella “Top 10” del servizio online Disneyfication Map, che esamina il fenomeno del cosiddetto “over-tourism” visualizzando il numero di turisti che visitano i Paesi del mondo, in proporzione alla popolazione locale.

Sovra-Turismo a Dubrovnik (foto di amanderson2, Flickr)
Sovra-turismo a Dubrovnik, Croazia (foto di amanderson2, Flickr)

Sovra-turismo è un neologismo per descrivere una situazione che porta ad avere troppi visitatori in un unico luogo, con conseguenze negative per la popolazione locale, le aree visitate e l’ambiente.
L’eccesso di turismo non è la stessa cosa del turismo di massa: alcuni luoghi possono far fronte a milioni di turisti, mentre altri fanno fatica a gestire un piccolo aumento.

Disneyfication Map Croazia Montenegro sovra-turismo
La Disneyfication Map, che indica il sovra-turismo in Croazia e Montenegro

La mappa utilizza i dati della Banca Mondiale, indicando anche anche le città o località singole che paiono soffrire di un numero eccessivo di turisti in visita, facendo riferimento anche ad articoli di cronaca o ricerche relative all’over-tourism.

La Croazia risulta al secondo posto nel mondo, con 3,78 turisti per abitante, preceduta solo dall’Islanda. Al sesto posto, davanti alla Grecia e dietro ad Austria e Cipro, si piazza il Montenegro, con 3,02 ospiti pro capite.

Nella classifica per singole località, il podio planetario vede in cima le Cinque Terre (4.800 turisti/residenti), quindi Hallstatt in Austria (1.283 turisti/residenti) e al terzo posto la città vecchia di Dubrovnik, sulla costa croata al confine tra Bosnia e Montenegro, con 1.000 turisti per ciascun residente.
Nettamente più distaccate altre località turistiche più celebri, a partire da Venezia, Santorini, Palma de Mallorca o Amsterdam.

Sovra-Turismo Židovska fontana (Dubrovnik, Hrvatska 2018) foto di Paul Arps Flickr
Židovska fontana a Dubrovnik, Croazia (foto di Paul Arps, Flickr)

Il primo effetto dell’eccesso di turismo sono le folle oceaniche, che danno fastidio non solo ai locali ma anche ai turisti stessi, a partire dal sovrappopolamento degli spazi o nei trasporti pubblici.

Ma troppi turisti significa anche, inesorabilmente, perdere le tradizioni locali, uniformate sempre più agli standard dominanti, con i ristorantini che lasciano il posto alle grandi catene o gli artigiani sostituiti da negozi di souvenir tutti uguali, spesso di importazione.
Senza contare gli impatti negativi a livello ambientale: rumore, inquinamento atmosferico e marino.

Sovra-Turismo Kotor Bay foto di Milan Radnic
Kotor, Montenegro (foto di Milan Radnic)

Oltre alle emissioni derivanti dal trasporto aereo, sempre più sotto accusa per quanto riguarda i cambiamenti climatici, Croazia e Montenegro devono fronteggiare il sempre crescente traffico marittimo legato alle navi da crociera, che si concentra soprattutto a Dubrovnik e Kotor, non a caso le due città dell’intero Mediterraneo più visitate dai crocieristi dopo Venezia.

A parte i rischi derivanti da eventuali guasti, considerata anche la grande quantità di carburante trasportato, i danni ambientali maggiori derivano dalla produzione di rifiuti, dalla gestione delle acque, dall’inquinamento atmosferico e acustico.

Basta considerare, infatti, che mediamente ogni passeggero produce fino a 3,5 chili di rifiuti organici e solidi al giorno (dati USEPA, l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente) e solo a Kotor, ogni anno, sbarcano dalle navi circa 400 mila persone.

Sovra-Turismo Kotor_ferry_and_mountains foto di Tiia Monto Wikimedia Commons
Nave nella baia di Kotor, Montenegro (foto di Tiia Monto, Wikimedia Commons)

Lo scarico delle acque reflue e la pulizia delle grandi navi sono quindi devastanti per l’ecosistema marino, con tante specie autoctone a rischio estinzione, e anche il rumore subacqueo che viene provocato risulta dannoso per i pesci.

Ma l’impatto maggiore, da questo punto di vista, è legato alla cosiddetta “acqua di zavorra”, che viene caricata in un porto e scaricata al successivo per garantire maggiore stabilità durante la navigazione.

Secondo i biologi, un metro cubo di acqua di zavorra può contenere fino a 10.000 organismi marini. Uno studio del 2006 condotto in Croazia ha rilevato che circa 2,5 milioni di tonnellate di acqua di zavorra sono state scaricate in mare, introducendo 113 specie di organismi marini nell’ecosistema locale, di cui 61 non indigeni. Alcune specie invasive si moltiplicano senza controllo, sopprimendo e distruggendo le specie autoctone nello specifico habitat. In Croazia sono state incluse le alghe rosse invasive, particolarmente pericolose per la biodiversità dell’Adriatico”, si legge in un report pubblicato a marzo 2019 dal Balkan Investigative Reporting Network.

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Uno dei grafici pubblicati nello studio di Transports & Environment

Ogni nave, inoltre, rilascia nell’aria una gran quantità di inquinanti atmosferici, soprattutto sostanze acidificanti.
Uno studio recentemente diffuso dall’Ong Transport & Environment (“Luxury cruise air emissions in Europe”) indica che circa duecento navi da crociera operanti nel Mediterraneo durante il 2017 hanno prodotto emissioni pari a 20 volte la quantità emessa dall’intero parco automobilistico europeo, che conta oltre 260 milioni di vetture circolanti.

L’inquinamento si concentra nelle aree in cui vi sono i principali porti di ormeggio, considerando che i motori devono comunque rimanere accesi per garantire i servizi di bordo delle “città galleggianti”.

Stando al report, la Croazia detiene il peggior dato europeo dopo l’Islanda per quanto riguarda le emissioni di ossidi di zolfo prodotte dalle navi da crociera (stimate in 3,6 milioni di kg) rispetto a quelle provenienti dal trasporto privato (19 mila kg), con un rapporto di 190 a 1. Poco sotto il Montenegro (135 a 1, ovvero 320 tonnellate contro 2,3). Senza contare altri agenti inquinanti, quali ossidi di azoto, polveri sottili e CO2.

Le emissioni elevate sono dovute all’insufficiente rigore degli standard di qualità del carburante marino, cui si aggiungono le grandi dimensioni dei motori marini e i tempi operativi più lunghi delle navi da crociera nei porti e vicino alle coste”, sono le conclusioni dell’Ong.

Sovra-Turismo La baia di Kotor foto Wikimedia
Panorama della baia di Kotor, Montenegro (foto Wikimedia)

In Montenegro la baia di Kotor (Bocche di Cattaro), con la sua città medievale fortificata Patrimonio Unesco dal 1979, accoglie circa 400 navi all’anno, concentrate nella bella stagione con una media di tre al giorno. Il traffico turistico via mare rappresenta oggi circa un terzo dell’intero turismo nazionale, uno dei settori trainanti dell’economia montenegrina.
Dati di afflusso ancora superiori per Dubrovnik, in Croazia, anch’essa sotto tutela Unesco da quarant’anni, dove sono state oltre 500 all’anno le navi attraccate in porto ogni anno nell’ultimo quinquennio.

Per entrambe le città, proprio l’Unesco, due anni fa, ha lanciato un allarme-monito: se le problematiche legate al sovra-turismo non saranno risolte, potrebbero perdere lo status di Patrimonio dell’Umanità.
La città croata ha quindi introdotto un numero massimo di 8 mila persone al giorno che possono sbarcare al porto (indipendentemente dal numero di navi che attraccano), ma una soluzione pare ancora lontana.

Sovra-Turismo Dubrovnik foto di Enrico Pighetti via Flickr
La stari grad di Dubrovnik vista dall’alto (foto di Enrico Pighetti, Flickr)

Alcune indicazioni sono emerse dalla prima conferenza mondiale “Proceed with Care – Living with Tourism” (Procedere con cautela – Vivere con il turismo) svoltasi in Croazia lo scorso maggio, il cui obiettivo era proprio quello di trovare modelli più sostenibili per le aree colpite dal sovra-turismo.

«Nell’ultimo decennio alcune città e siti, in particolare quelli elencati dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, sono stati messi in pericolo da un numero schiacciante di visitatori che superano le loro capacità di carico -spiegano gli organizzatori dell’evento- L’eccesso di folla sta causando danni a monumenti o siti, inquinamento, degrado e deterioramento delle comunità locali, perdita di identità e autenticità, gentrificazione incontrollata e, ultimo ma non meno importante, diminuendo il valore principale del turismo: l’esperienza!».

La conferenza internazionale sul sovra-turismo "Proceed with Care" 2019
La conferenza internazionale sul sovra-turismo “Proceed with Care” 2019

Quali sono le proposte emerse? «Una gestione sostenibile del turismo all’interno dei siti del patrimonio culturale deve iniziare con una pianificazione e progettazione completa, per fornire un equilibrio tra residenti e visitatori, e per mantenere le città inclusive, resilienti e sicure -sintetizzano da Proceed with Care- Occorre estendere lo spazio delle città fino a includere i territori rurali adiacenti, per fornire una maggiore sostenibilità attraverso collegamenti urbano-rurali. La pianificazione deve quindi essere seguitadalla costruzione di modelli di visita sostenibili, attraverso l’interpretazione e la presentazione del patrimonio culturale e da adeguate strategie di comunicazione, sviluppando un sistema che alleggerisca la pressione e dia vita ad attività turistiche più rispettose dell’ambiente e delle popolazioni locali».

 

Questo articolo contribuisce al progetto “Movies Save the Planet – Voices from East” di CinemAmbiente – Bando europeo #FrameVoiceReport!

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