26 Novembre 2015

Il glifosato: una minaccia da non sottovalutare

Pesticidi, erbicidi, organismi geneticamente modificati, Monsanto: sono tutte parole che, purtroppo, ormai conosciamo bene. Ma nonostante gli effetti preoccupanti, per non dire terrificanti, che questi prodotti (e coloro che li producono) hanno sull’ambiente e sulla salute, umana e animale, non sembra fermarsi né l’utilizzo, né la produzione.

Anzi, è di pochi giorni fa la pubblicazione da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare di una valutazione sul glifosato, uno degli erbicidi più usati al mondo.

Secondo l’Efsa «è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo» e l’agenzia si limita a proporre «nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui di glifosato negli alimenti».

roundup

C’è qualcosa che non torna. Facciamo un passo indietro. Inventato negli anni Settanta da John Franz, un chimico che lavorava per la multinazionale Monsanto, il glifosato è un erbicida totale non selettivo, che uccide in maniera indiscriminata quasi qualunque pianta.

Conosciuto con il nome commerciale “Roundup”, è utilizzato in agricoltura e in ambienti urbani, e il suo successo è dovuto principalmente al fatto che – a detta di chi lo produce – è una sostanza molto meno tossica per l’uomo e molto più degradabile degli erbicidi più usati all’epoca della sua introduzione.

La Monsanto ha sempre sostenuto che fosse biodegradabile al 100% e addirittura inoffensivo per l’uomo e per l’ambiente: peccato che sia stata condannata prima negli Usa e successivamente in Francia per pubblicità ingannevole.

Pochi mesi fa, inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”: può provocare il cancro, portare a sterilità, aborti, malformazioni genetiche e intervenire a livello endocrino, alterando il sistema riproduttivo femminile e maschile.

glifosato
Foto di Pablo Ernesto Piovano

Come se non bastasse, non mancano le testimonianze dei danni che questa sostanza può causare. Tra gli esempi più recenti, il reportage del fotografo argentino Pablo Ernesto Piovano, realizzato per documentare la condizione della popolazione del suo paese che lavora o vive nei pressi dei campi coltivati a soia ogm dove si usano dosi massicce di diserbanti.

El costo humano de los agrotóxicos, questo il nome del reportage, è una denuncia senza appello alla Monsanto. Racconta i dettagli di una storia di morte e devastazione: la terra argentina coltivata a ogm rappresenta ormai il 60% del totale e solo nel 2012 sono stati spruzzati 370 milioni di litri di pesticidi tossici su 21 milioni di ettari di terreno. In 10 anni, i casi di cancro nei bambini sono triplicati, mentre i casi di malformazioni riscontrate nei neonati sono aumentate del 400%. Incalcolabili, invece, i casi di malattie della pelle e i problemi respiratori riscontrati senza motivo apparente nei giovani come negli adulti.

glifosato Monsanto
Monsanto, ora basta! Manifestazioni contro la multinazionale in tutto il mondo

È chiaro che c’è ancora molta confusione sull’argomento o forse – solo – troppi interessi contrastanti. La storia si ripete inesorabile: gli interessi economici di Stati e multinazionali sono più potenti del buon senso e con questo loro potere incontrastato – tanto da condizionare un organismo come l’Efsa – l’umanità che “non conta” e il pianeta stesso stanno pagando un prezzo troppo alto, senza ritorno.

Anche la Commissione europea deve pronunciarsi sul glifosato: l’utilizzo è autorizzato fino al 30 giugno 2016. E dopo? La società civile si è già espressa: speriamo che la Commissione europea, e i governi di tutto il mondo, si rendano conto degli effetti di questo prodotto e soprattuto si mettano una mano sulla coscienza, prima ancora che sul portafoglio.

Annalisa Audino

Laureata in Culture Moderne Comparate e giornalista pubblicista, legge, scrive, ama le passeggiate in montagna, ma anche andare in moto. Visita mostre, ascolta musica e non ne ha mai abbastanza di imparare. Adora le cose fatte in casa e cerca di vivere in modo sostenibile. Attualmente è impiegata presso l'Ufficio Comunicazione di Slow Food.

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