Fare la scarpetta ha i suoi risvolti positivi, uno tra questi è che con essa non si spreca cibo. Una campagna cinese cerca di diffonderla tra la popolazione
Ricordate la vostra nonna che non vi faceva alzare finché non avevate spazzolato tutto nel piatto? Che con gli avanzi della cena preparava nuovi piatti per i giorni successivi? Per alcuni di voi sarà un ricordo tenero, per altri agghiacciante: in ogni caso, la vostra nonna ci vedeva lungo. Il problema dello spreco alimentare è infatti sempre più pressante, superando facilmente il miliardo di tonnellate annue: in concreto, quasi un terzo della produzione. E allora riscopriamo la scarpetta come abitudine contro lo spreco di cibo.
E non si tratta solamente di una non corretta distribuzione delle risorse, con metà del mondo obesa e l’altra metà affamata: sprecare cibo vuol dire sprecare anche le risorse che sono servite ad ottenerlo, come acqua, terreno ed energia. Vuol dire smaltirlo in qualche modo, più o meno sostenibile, ma comunque producendo ulteriori gas serra.
Un recente rapporto della FAO ha evidenziato che il 54% degli sprechi alimentari avviene “a monte”, cioè nella fase di produzione, raccolta e immagazzinamento; il restante 46% avviene invece “a valle”, nella fasi di trasformazione, distribuzione e consumo. Lo spreco a livello produttivo si evidenzia maggiormente nei Paesi in via di sviluppo, mentre nei Paesi a medio e alto reddito, maggiore è lo spreco al dettaglio.
Più si va avanti nella catena e più grave diventa il problema dello spreco: se infatti il prodotto va buttato quando è pronto al consumo, di esso verranno sprecate tutte le fasi precedenti, dalla produzione alla distribuzione, con notevoli costi ambientali che si aggiungono a quelli di smaltimento del rifiuto. Risulta dunque fondamentale un’inversione di tendenza da parte di tutti gli anelli della catena alimentare, dalla materia prima al consumatore finale: bastano semplici misure da parte di tutti per poter ottenere notevoli vantaggi da ogni punto di vista, etico, energetico, ambientale.
Il consumatore finale non può quindi nascondersi dietro a ragionamenti comodi del tipo “tanto la colpa è delle aziende, io non posso farci molto”: tutti siamo vittime e carnefici, tutti siamo colpevoli e “giustizieri”.
Basterebbe ridurre gli acquisti presso la grande distribuzione, prediligendo l’acquisto diretto dal produttore: riducendo i passaggi di cibo si riducono i tempi di deperimento e si tagliano nettamente tutti i canali di distribuzione che amplificano l’impatto energetico e ambientale del prodotto, che venga consumato oppure buttato. Senza contare che in questo modo limiteremmo notevolmente il consumo di imballaggi, un’ulteriore boccata d’aria fresca per il nostro Pianeta.
Basterebbe comprare quello che serve, man mano, e destinare alla dispensa alimenti di cui siamo certi della lunga conservazione.
Basterebbe non farsi allarmare dalla data di scadenza impressa sui prodotti confezionati, che nella maggior parte dei casi è un suggerimento di consumo e quindi non un obbligo (se non lo si rispetta non si rischia l’intossicazione!).
Oltre all’ambiente, ne guadagnerebbe pure il nostro portafoglio.
Una “chiamata alle armi” questa ancor più impellente in clima di Expo 2015, data la comunanza di temi ed intenti. A ben vedere anche la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (dal 22 al 30 novembre 2014) abbraccia queste tematiche: l’allarme è stato sentito, e gli impegni verso la soluzione del problema sono concreti.
Clean Plate è la campagna contro lo spreco di cibo che in Cina invita a fare la scarpetta
Le iniziative si stanno diffondendo in tutto il mondo, come ad esempio in Cina, uno dei Paesi maggiormente coinvolti: qui infatti, dopo le terribili e ancora recenti carestie (risalgono a una sessantina di anni fa), lo spreco di cibo in alcuni ambienti è diventato una sorta di status symbol; senza contare che la Cina si trova a sfamare il 21% della popolazione mondiale, utilizzando il 6% delle risorse idriche e il 9% delle terre coltivabili disponibili sul Pianeta.
In questo clima di urgenza, è nata la campagna cinese “Clean Plate”, attraverso la quale personaggi di spicco e gente comune hanno inondato il web con foto di piatti puliti.
L’impegno della popolazione è quindi fondamentale affinché le iniziative messe in atto si diffondano e riescano concretamente a portare soluzioni notevoli al problema.
E allora… Riscopriamo la scarpetta, non solo come atto godurioso, ma anche come amica dell’ambiente!
Elogio della scarpetta contro lo spreco alimentare
ultima modifica: 2014-11-15T08:30:50+01:00
da Veronica Ottria
Laureata in Comunicazione, un Master in Comunicazione per la Sostenibilità, una dose infinita di dilemmi etici.
Con i bambini piccolissimi ha trovato la sua dimensione: baby-sitter da sempre ed educatrice di prima infanzia da poco.
Bacchettona della raccolta differenziata, fissata con la cosmesi naturale, attenta lettrice di etichette, esploratrice di erbe, vegetariana, legge molto, cucina e cuce ancora di più... Una donna all'antica, insomma!
Ama soffermarsi sulle piccole cose, scoprire odori e gusti nuovi, i flashback improvvisi, le facce delle persone, i bambini e gli animali: quell'empatia che con loro è così naturale.
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