19 Luglio 2014

L’Italia e l’ambiente bellico, quali le conseguenze?

armi conseguenze ambiente
Le conseguenze delle armi e delle guerre sull'ambiente

Armi e conseguenze sull’ambiente e sui civili, l’Italia gioca un ruolo fondamentale. Chi stiamo armando? A quando il disarmo mondiale?

Missili su Gaza uccidono quattro bambini palestinesi. In questi giorni, come in molti altri, l’uomo è straordinariamente abile e preciso nell’abbattere i suoi simili. La guerra è uno dei giochetti preferiti dai politici di molti paesi, per cui il portafogli e l’espansionismo sono molto più importanti del popolo. Bisogna interrogarsi sulle conseguenze della guerra sui civili e sull’ambiente.

Dittatori! Assassini! Pazzi! Questo si sente esclamare da noi Italiani, convinti che il nostro paese, pur con tutti i suoi difetti, sia immune dal colore “oro e cachi” dei campi di battaglia.

Guerra in Ucraina, un disastro ambientale dalle pesanti conseguenze

Molti di noi sono anche piuttosto critici rispetto alla posizione di Israele ed auspichiamo tutti una soluzione pacifica in Medio Oriente. Tutti?

Mai come in questo caso la definizione “retorica” è calzante: l’Italia, in effetti, è il primo fornitore di armi di Israele, almeno tra i paesi UE. Un primato di cui solo in questi giorni si sente parlare, grazie a un appello coraggioso della Rete per il disarmo.

E non è finita: l’Italia resta tra i primi 10 paesi esportatori di armi al mondo, superando Regno Unito e Paesi Bassi.

armamenti italia

Cosa c’entra tutto questo con i temi ambientali e con le pratiche ecosostenibili?

Presto detto: la guerra è il modo più efficace e veloce per distruggere le risorse di un qualsiasi stato e di ogni pianeta.

Uranio impoverito, bombe H, bombe atomiche ed armi di distruzione di massa non hanno solo conseguenze sul genere umano attuale, ma compromettono l’ambiente, le sue risorse e la possibilità di parlare di “sviluppo sostenibile”.

Un esempio di questo lo possiamo trovare in Hiroshima e Nagasaki, dove le radiazioni hanno distrutto completamente il territorio e fatto ammalare di cancro oltre 400 mila persone.

Inoltre, lo smaltimento delle scorie nucleari rimane un problema senza soluzioni definitive, e le armi non sono certo dei rifiuti facilmente smaltibili: le armi chimiche siriane vengono trattate nel mare Mediterraneo – con tutte le conseguenze ambientali che questo comporta-, prima di giungere al porto di Gioia Tauro.

Qualcuno, poi, dovrebbe calcolare quanta energia comporta produrre armi e tecnologie avanzate dal punto di vista bellico.

Se non per etica, almeno dal punto di vista economico dovremmo chiedere ai nostri politici di non parlare di “operazioni per la pace” e di non fare appelli nei confronti di Israele, dato che i primi ad approfittare delle opportunità belliche, disinteressandoci totalmente del clima e delle nostre risorse, siamo noi.

Infine, un paio di consigli: il primo è di non perdere il cortometraggio “Footprints of War” che parla proprio dell’impronta ambientale del mondo bellico.

Footprints of War, tracce di guerra tra passato e presente

Inoltre, ricordiamoci che non siamo senza strumenti: la Rete Disarmo e numerose ONG del settore segnalano quali istituti bancari e aziende finanziano il mercato delle armi, anche presentando appelli in proposito.

Alcuni potrebbero obiettare che il settore delle armi, in Italia, è prospero, ed occupa un gran numero di addetti. Qualcuno ha mai analizzato la possibilità di impiegare le persone specializzate in altri settori, come ad esempio le energie rinnovabili o la valorizzazione delle realtà locali e delle aree di forte degrado?

A quel punto l’investimento non sarebbe solo nell’immediato, e certamente non controproducente.

Un paese che investe nella guerra chiamandola “operazione di pace”, che parla di grande cultura e valorizzazione delle risorse naturali, ma imputa alla crisi mondiale il mancato investimento in questi campi, dovrebbe riflettere su quale futuro sta garantendo alle prossime generazioni.

[Foto Pixabay]

Silvia Faletto

25 anni, vive a Torino, dove studia geografia e lavora presso la scuola del Cottolengo con bambini meno fortunati di lei.
Orgogliosamente eporediese (abitante di Ivrea, per i neofiti), la battaglia delle arance è un nervo scoperto del suo carattere: a coloro che la definiscono "poco ecologista" è in grado di rispondere argomentando il contrario!
Ama andare in montagna, nuotare, viaggiare, conoscere ed aiutare gli altri.
Curiosa ed attenta al mondo, odia i pregiudizi ed il "è impossibile!".
Ritiene che l'esperienza e il confronto siano il fondamento della civiltà e della cultura, e per questo... Fa molti errori.
Ama scrivere, sorridere e prova ogni giorno a lasciare il mondo un po' migliore di come l'ha trovato.
Oltre a lavorare a scuola e studiare all'università, parla 4 lingue ed è un' europrogettista.
Ultimamente si sta appassionando alla fotografia.
Il suo motto? "la geografia salverà il mondo!".

1 Comment Lascia un commento

  1. “Il mondo non lo abbiamo ereditato dai nostri padri, ma lo abbiamo in PRESTITO dai nostri figli”.

    Permettimi questa riflessione da ex civilista delle biblioteche…

    Un abbraccio!

    Alessia

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