Riscaldamento globale: l’obiettivo 1,5° C rischia di essere rapidamente fuori portata

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Riscaldamento globale: l’obiettivo 1,5° C rischia di essere rapidamente fuori portata ultima modifica: 2018-03-19T08:00:56+00:00 da Alessandra Varotto
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Il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) ha rilasciato in questi giorni una bozza del sommario dello Special Report on Global Warming of 1,5°C (la relazione finale sarà resa disponibile a ottobre di quest’anno), in cui si evidenzia come la probabilità di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C rischia di diventare rapidamente al di fuori della nostra portata.

Per gli scienziati, la tendenza verso il riscaldamento globale è chiara

Il 2017 è stato, ancora una volta, uno degli anni più caldi mai registrati. Secondo le dichiarazioni rilasciate dalla NASA in una recente conferenza stampa, sarebbe il secondo più caldo di sempre dopo il 2016, seguito a ruota dal 2015. Ciò significa che i tre anni più caldi, da quando sono iniziate le misurazioni nel 1880, sono gli ultimi tre. Tali risultati confermerebbero, per la NASA, la tendenza al riscaldamento globale a lungo termine del nostro Pianeta. Tendenza causata principalmente dall’attività umana, attraverso l’emissione in atmosfera dei gas serra.

Nonostante il 2017 sia stato leggermente più fresco rispetto al 2016, per gli scienziati della NASA la tendenza verso il riscaldamento globale non potrebbe essere più chiara: i sei anni più caldi di sempre si sono verificati fra il 2010 e il 2017, mentre i 18 più caldi sono stati tutti registrati dopo il 2001.

E non è finita qui. Nel 2017 il riscaldamento globale ha contribuito al rapido scioglimento delle calotte polari, sia nell’Artico che nell’Antartico.

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Il riscaldamento globale sta causando il rapido scioglimento delle calotte polari. Nella foto, un confronto fra la superficie ghiacciata dell’Artico nel 1984 e nel 2016. Fonte immagine: NASA.

L’Antartide, in particolare, ha raggiunto il suo minimo storico, con una copertura di ghiaccio di quasi 400.000 km2 in meno (più della superficie dell’Italia intera) rispetto al precedente record negativo, registrato nel 1986. Nell’Artico invece la copertura dei ghiacci è stata superiore soltanto a quella del 2016.

Il Dr. Walt Meier del NASA Goddard Space Flight Center spiega in un video, pubblicato in copertina, come il ghiaccio marino abbia subito dei cambiamenti fondamentali dal 1979 (anno in cui sono iniziate le misurazioni satellitari) ad oggi. «Il ghiaccio artico non si è ridotto soltanto in termini di superficie negli ultimi anni, ma sta diventando sempre più giovane e sottile».

L’impatto del riscaldamento globale è già evidente

Secondo il sommario dell’IPCC e i dati della NASA, il clima ha già subito un riscaldamento globale medio di almeno 1°C rispetto alla precedente era preindustriale. Questo fa sì che siamo già oltre la metà rispetto all’ambizioso obiettivo fissato nell’accordo sul clima di Parigi del 2016 di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Secondo gli scienziati, continuando al ritmo attuale si giungerà ad un aumento medio della temperatura di +1,5°C intorno al 2040 (e in alcuni Paesi, fra i quali l’Italia, quasi certamente prima).

Le conseguenze del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici stanno tuttavia già impattando sugli ecosistemi e sulle popolazioni: dall’aumento degli eventi meteorologici estremi allo scioglimento dei ghiacci (con conseguente progressivo innalzamento del livello del mare), dal rischio siccità alla riduzione della resa dei raccolti, fino ad arrivare all’estinzione di numerose specie animali. Fenomeni già in atto, che tenderanno ad estremizzarsi e diventare sempre più catastrofici se non riusciremo a contenere il riscaldamento globale medio entro 1,5°C. E che avranno effetti ancora più acuti sulle popolazioni più povere, sempre più minacciate da carestie, fame, e conseguente incremento dei conflitti e delle migrazioni.

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Fame, carestie, conflitti e migrazioni sono fra gli effetti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. Fonte immagine: Pixabay.

Contro il riscaldamento globale urgono azioni ampie e immediate

Per poter contenere il riscaldamento globale medio entro 1,5°C, dovrebbero essere attuati tagli ben più rapidi e profondi alle emissioni di gas serra rispetto a quelli realizzati finora, a partire da subito e coinvolgendo tutti i settori. Più i tagli delle emissioni sono in ritardo, infatti, più ampia sarà la quota di CO2 da rimuovere dall’atmosfera e più difficile sarà quindi raggiungere l’obiettivo prefissato.

La pubblicazione del sommario dell’IPCC lancia pertanto un vero e proprio allarme, rivolto ai decisori politici e a tutti noi: poiché le emissioni di gas serra mondiali non diminuiscono adeguatamente (nel 2017 sono addirittura aumentate) e i livelli auspicati di rimozione della CO2 dall’atmosfera sembrano essere difficilmente realizzabili, c’è a questo punto un’alta probabilità che il mantenimento del riscaldamento globale medio entro la soglia di +1,5°C diventi rapidamente impraticabile.

Questo significa che potrebbe non essere sufficiente lavorare per ridurre i cambiamenti climatici, e che bisognerà iniziare a pensare – in fretta – a come i nostri sistemi sociali, agricoli e produttivi possano adattarsi per convivere con essi.

Una sfida epocale, a cui dovremo rispondere e della quale non potremo dire di non essere stati avvertiti.

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Appassionata di sostenibilità, comunicazione e innovazione, ha conseguito un dottorato in Social Marketing for Sustainability presso l’Università degli Studi di Padova e la University of Exeter (Uk), e un master in comunicazione digitale allo IUSVE di Venezia con una tesi sul digital storytelling della CSR nel settore food. Collabora con diversi enti ed aziende in qualità di communication project manager. TEDx speaker, nel tempo libero ama studiare e visitare luoghi nuovi vicini e distanti, dove fare lunghe passeggiate all’aria aperta godendo della gioia e della meraviglia che la natura è in grado di suscitare.

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