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Barriere coralline a rischio, il 2018 è l’anno per salvarle

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Barriere coralline a rischio, il 2018 è l’anno per salvarle ultima modifica: 2018-02-12T08:00:04+00:00 da Valentina Tibaldi
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Esanimi e bianche come la neve. Cosa sta succedendo alle barriere coralline del mondo? Negli ultimi trent’anni la metà dei coralli del pianeta è morta a causa del surriscaldamento e dell’acidificazione degli oceani. Una situazione tanto drammatica da spingere l’International Coral Reef Initiative, insieme a Nazioni Unite e WWF, a proclamare il 2018 Anno Internazionale delle Barriere Coralline. 

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Barriere coralline, per salvarle ora o mai più

2018. Si tratta dell’anno “dell’ora o mai più” per salvare i coralli. Ne è convinto Erik Solheim, a capo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. “Abbiamo una piccola finestra in cui possiamo agire per salvare le barriere coralline” ha dichiarato dalle Isole Fiji, durante il lancio dell’Anno Internazionale delle Barriere Coralline. “L’Onu, il Wwf e Paesi come le Fiji stanno chiamando il mondo a fare i passi necessari a risolvere il problema quest’anno“. D’altro canto proprio l’UNEP ha inserito il monitoraggio e la tutela delle barriere coralline fra i sei temi ambientali prioritari su cui concentrare l’attenzione nel 2018.

Barriere coralline, il caso giapponese

Circa il 50% della maggiore barriera corallina in Giappone, nell’area di Sekisei, a sud dell’arcipelago, era completamente sbiancata alla fine del 2017. Lo rivela il ministero dell’Ambiente nipponico, che definisce preoccupante la situazione. “Le temperature medie dei mari rimangono alte, così come la percentuale dei coralli sbiancati, e non possiamo essere ottimisti sul loro recupero” ha affermato il portavoce del ministero, riferendosi agli ecosistemi che versano in condizioni critiche e non mostrano segnali di guarigione. Una ricerca compiuta nel corso del 2017 dal Ministero dell’Ambiente aveva rivelato lo sbiancamento del 30% dei coralli nei pressi dell’isola di Okinawa, lungo le isole Amami nella prefettura di Kagoshima, il 10% in più della precedente rilevazione.

Il caso australiano

Nei primi mesi dell’anno scorso, uno studio shock pubblicato sulla rivista “Nature” allertava sullo stato di (scarsa) salute della Grande Barriera Australiana. La più larga struttura corallina esistente sulla Terra è stata infatti vittima di uno sbiancamento senza precedenti a causa di un temporaneo aumento della temperatura del mare fino a 4 gradi. Parlando, cioè, in numeri e percentuali, si è assistito a uno sbiancamento del 90% dei coralli e alla morte di più del 20%.

barriere coralline pesce

Ora, sessanta milioni di dollari australiani (circa 39 milioni di euro) finanzieranno programmi di ricerca e sviluppo per il recupero del reef. Fra questi, cinque milioni saranno destinati a sistemi di allarme per prevenire ulteriori sbiancamenti dei coralli e ad assicurare i necessari interventi di gestione.

Secondo i gruppi ambientalisti, si tratta di una decisione insufficiente e troppo comoda.Se fosse sinceramente interessato alla nostra preziosa barriera corallina” ha affermato Nikola Casule, attivista di Greenpeace Australia, riferendosi al Primo Ministro Turnbull, “si impegnerebbe seriamente a combattere il cambiamento climatico invece di impegnarsi in soluzioni fantasiose che ignorano il vero problema“.

L’Australia è uno dei maggiori esportatori di carbone nel mondo e gli australiani sono fra i più alti emettitori pro capite di anidride carbonica. Nel 2016, il dipartimento dell’Ambiente del Paese avrebbe fatto pressione sull’UNESCO per cancellare il capitolo riguardante lo stato attuale della Grande Barriera Corallina, dopo aver promesso di spendere due miliardi di dollari per attuare misure per proteggerla e gestirla. Il tutto per evitare danni al turismo. Quanto sono seri, dunque, i propositi formulati?

I nemici del corallo

Acerrimi nemici delle barriere coralline, oltre all’aumento delle temperature e all’acidificazione degli oceani, sono anche la pesca indiscriminata e l’inquinamento, soprattutto da plastica. Problemi che, purtroppo, attualmente sono tutt’altro che in via di risoluzione.

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Tempi duri, quindi, per le barriere coralline del mondo. Auguriamoci politiche concrete ed efficaci, che consentano di godere della loro bellezza mozzafiato per molto, molto tempo a venire.

Barriere coralline a rischio, il 2018 è l’anno per salvarle ultima modifica: 2018-02-12T08:00:04+00:00 da Valentina Tibaldi
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Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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