L’inquinamento atmosferico è sempre più dannoso e causa più di 8 milioni di morti all’anno, l’Unep fissa in un decalogo le cose da sapere sul tema
“Gas di scarico delle auto. Fumo di fabbrica. Foschia da incendi boschivi. È probabile che, indipendentemente da dove vivi sulla Terra, tu sia esposto a qualche forma di inquinamento atmosferico quasi ogni giorno. Le conseguenze di questo inquinamento possono essere debilitanti e mortali. Un importante studio ha rilevato che l’inquinamento atmosferico ha causato 8,1 milioni di morti premature solo nel 2021”. Si è pronunciato così il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) in occasione della scorsa “Giornata internazionale dell’aria pulita per i cieli azzurri”, che promuove soluzioni per l’inquinamento atmosferico ed il cui tema di quest’anno è stato “Corsa per l’aria”, in omaggio anche al crescente sostegno all’aria pulita da parte delle associazioni sportive.
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“Proprio come gli atleti, abbiamo tutti bisogno di aria pulita per muoverci, dare il massimo e prosperare. L’aria pulita favorisce la salute delle persone, la resilienza delle comunità, la solidità delle economie e un pianeta più sano”, ha commentato Steven Stone, vicedirettore della Divisione industria ed economia dell’Unep.
Per celebrare al meglio la ricorrenza su accennata, l’Unep ha pubblicato un vero e proprio decalogo, in cui spiega perché l’inquinamento atmosferico globale è così dannoso, elencando al contempo le azioni possibili da mettere in campo per porvi un freno.
Il decalogo
L’inquinamento atmosferico si presenta in molte forme
L’Unep chiarisce che ci sono due tipi di inquinamento, interno ed esterno. “L’inquinamento dell’aria interna deriva principalmente dalla combustione di legna, carbone vegetale, escrementi animali e altri cosiddetti ‘combustibili solidi’, utilizzati da miliardi di persone in tutto il mondo per cucinare. Quando questi combustibili vengono incendiati, rilasciano particelle microscopiche di polvere, fuliggine e carbonio nero, note collettivamente come particolato fine”.
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L’inquinamento esterno è invece provocata da tutta un serie di fonti (fabbriche, veicoli a motore, incendi boschivi, tempeste di polvere ecc.) che danno origine a numerosi inquinanti, tra cui i più preoccupanti sono: il PM10 ed il PM2,5, ovvero tipi di particolato fine derivati dai processi di combustione delle fonti fossili; il monossido di carbonio, un gas inodore proveniente in genere dalla combustione di legna, cherosene e carbone vegetale; l’ozono troposferico (O3), un gas reattivo e fortemente ossidante dal caratteristico odore pungente, che negli strati atmosferici più vicini alla superficie terrestre si configura come un inquinante fotochimico di origine secondaria, prodotto dalle trasformazioni chimico-fisiche fra i precursori in presenza di alte temperature e forte irraggiamento solare; il biossido di azoto (NO2), un gas irritante per l’apparato respiratorio e per gli occhi, che deriva prevalentemente dai processi di combustione (centrali termoelettriche, riscaldamento, traffico veicolare) e contribuisce allo smog fotochimico ed al fenomeno delle piogge acide, ed infine il biossido di zolfo (SO2), un gas incolore, dall’odore pungente ed irritante, che si forma nel processo di combustione per ossidazione dello zolfo dalle stesse fonti elencate in precedenza, caratterizzandosi come inquinate primario e principale responsabile delle piogge acide.
L’inquinamento atmosferico è ovunque
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il 99% degli individui presenti sulla Terra respira aria inquinata.
L’inquinamento atmosferico è terribile per la salute umana
“Le particelle di dimensioni inferiori a 10 micron, note anche come PM10, possono penetrare in profondità nei polmoni, causando infiammazione e danneggiando il rivestimento delle vie respiratorie. Il PM2.5 è ancora più problematico. Queste particelle sono sufficientemente piccole da entrare nel flusso sanguigno, dove possono colpire ogni organo del corpo. L’inquinamento atmosferico è stato collegato a una serie di gravi problemi di salute, tra cui polmonite, malattie cardiache, ictus, cancro ai polmoni e mortalità neonatale”, spiega l’Unep.
L’inquinamento atmosferico può essere mortale
Il rapporto “State of Global Air 2024”, già citato in precedenza e redatto dall’Health Effect Institute (HEI), ha rilevato che l’inquinamento atmosferico ha causato 8,1 milioni di decessi a livello globale nel 2021, diventando il secondo fattore di rischio di morte, perfino anche per i bambini sotto i cinque anni d’età. Nello stesso anno, infatti, oltre 700.000 decessi di bambini under cinque sono stati collegati all’inquinamento atmosferico, una cifra che rappresenta il 15% di tutti i decessi globali per tale fascia d’età.
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L’inquinamento atmosferico può rendere impossibili passatempi popolari, come praticare sport
Alti livelli di inquinanti, ad esempio di PM2,5, compromettono la salute degli atleti in tutto il mondo. In questi anni l’inquinamento atmosferico ha messo a rischio lo svolgimento di numerosi eventi sportivi globali, come ad esempio i Mondiali di cricket disputatisi nel 2023 in India, dove la pessima qualità dell’aria di Delhi ha provocato la sospensione di partite e l’annullamento di allenamenti.
Alcuni organismi mondiali dello sport hanno deciso di passare quindi all’azione, è il caso ad esempio di World Athletics, la federazione mondiale di atletica leggera che promuove l’iniziativa “Running for clean air”, con l’installazione in alcune città selezionate di dispositivi per il monitoraggio della qualità dell’aria, focalizzati in particolar modo sull’esposizione dei praticanti attività fisica.
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“L’iniziativa di World Athletics ‘Running for Clean Air’ si dedica alla lotta all’inquinamento atmosferico nelle aree urbane, utilizzando le maratone cittadine come potente piattaforma. Misuriamo la qualità dell’aria e condividiamo i dati nell’ambito di una più ampia campagna di sensibilizzazione. Con oltre un milione di partecipanti in tutto il mondo ogni anno, le maratone rappresentano un’opportunità unica per valorizzare le comunità di podisti esistenti, innescare trasformazioni positive nelle città e aumentare la consapevolezza sui problemi della qualità dell’aria”, comunica World Athletics.
L’inquinamento atmosferico alimenta la crisi climatica
Le sostanze inquinanti all’origine delle varie malattie hanno pure un ulteriore effetto negativo, poiché intrappolano il calore in prossimità della superficie terreste accentuando così il riscaldamento globale e quindi il cambiamento climatico.
Gli studi scientifici confermano infatti che la mitigazione di questi pericolosi inquinanti climatici di breve durata (SLCPs), quali il metano, l’ozono troposferico, il black carbon ed alcuni idrofluorocarburi, potrebbe evitare un riscaldamento globale medio di 0,6° C entro il 2050 e di oltre 0,84° C nell’Artico entro il 2070. Porli a freno sarà dunque fondamentale per il rispetto degli accordi internazionali sul clima.
Ridurre l’inquinamento atmosferico può salvare vite umane e contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SGDs)
“I 17 obiettivi rappresentano il modello dell’umanità per un futuro migliore e molti di essi si basano sulla riduzione dell’inquinamento atmosferico”, scrive l’Unep.
Sono almeno quattro i target che possono essere correlati alla qualità dell’aria. La salute pubblica (SDG3) migliora con la diminuzione dello smog, che può anche contribuire a ridurre la povertà (SDG1) perché lavoratori più sani e produttivi tendono a perdere meno giornate lavorative. Il già citato ozono troposferico inibisce le colture alimentari e quindi abbattere i livelli di questo inquinante aiuta a contrastare la fame (SDG2), mentre la generale lotta all’inquinamento atmosferico tende a ridurre le disuguaglianze (SDG10), poiché le fasce di popolazione più vulnerabili (bambini, anziani) soffrono maggiormente a causa dell’aria inquinata.
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Per porre fine all’inquinamento atmosferico è necessaria la cooperazione internazionale
Gli inquinanti atmosferici si rivelano particolarmente mobili ed oltrepassano barriere e confini, tanto che l’ozono ed alcune forme di particolato possono spostarsi fino a centinaia o migliaia di chilometri dalla loro fonte.
Negli ultimi decenni molti Paesi in tutto il mondo hanno cercato quindi di unire le proprie forze, stipulando accordi e convenzioni per evitare le peggiori conseguenze dell’inquinamento atmosferico transfrontaliero. Come sottolineano gli esperti, la condivisione di conoscenze, strategie e risorse resta l’arma migliore per provare a fermare un “nemico” comune, “dall’Asia occidentale al Sud-est asiatico, fino al continente africano e persino all’Artico, sempre più regioni stanno affrontando questa emergenza comune, in particolare integrando il monitoraggio, la segnalazione e la condivisione di conoscenze, esperienze e buone pratiche. Tuttavia, è necessario fare di più per garantire che questi accordi siano attuati in modo efficace e che tutti i paesi abbiano le risorse per sviluppare conoscenze, strumenti, osservazioni da terra e dati per ridurre l’inquinamento atmosferico”, sottolinea l’Unep in una recente nota sull’azione comune contro l’inquinamento.
L’inquinamento atmosferico è evitabile
Seppur non esista una soluzione universale per contrastare un fenomeno come l’inquinamento atmosferico che si presenta in molteplici forme, i vari Paesi possono adottare misure semplici ed economiche per la lotta allo smog, che l’Unep riassume così:
- creare sistemi di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico solidi per informare le politiche basate sui dati e i sistemi di allerta precoce;
- sfruttare dati globali e dati scientifici affidabili per prendere decisioni volte a proteggere la salute umana;
- condividere con il pubblico dati sulla qualità dell’aria in tempo reale, in modo facilmente comprensibile;
- limitare le emissioni provenienti da fonti note di inquinamento attraverso leggi e regolamenti;
- mappare i benefici economici derivanti dalla lotta all’inquinamento atmosferico, che spesso superano di gran lunga i costi;
- rafforzare le istituzioni preposte alla lotta all’inquinamento atmosferico.
Anche i singoli individui e le aziende possono far molto in tal senso, mentre un recente rapporto redatto dalla Banca Mondiale ha rivelato che politiche integrate riguardanti vari settori (riscaldamento, cucina, trasporti, agricoltura e rifiuti) potrebbero dimezzare il numero di persone esposte in tutto il mondo a livelli pericolosamente elevati di inquinamento atmosferico.
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Le Nazioni Unite stanno lavorando duramente per contrastare l’inquinamento atmosferico
Si tratta di uno sforzo portato avanti da tempo, che coinvolge Paesi, città e comunità aiutate ad affrontare questa pericolosa minaccia. Molte sono le iniziative già avviate in partnership, quali la “Climate and Clean Air Coalition” e “BreatheLife”, mentre l’“Approccio comune per un pianeta libero dall’inquinamento” “è stato concepito per aiutare gli organismi delle Nazioni Unite ad affrontare collettivamente le sfide dell’inquinamento attraverso i rispettivi mandati, ottenendo così un impatto maggiore, con l’obiettivo di garantire un ambiente pulito, sano e sostenibile per tutti sulla Terra”, conclude l’Unep.
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