Con il progetto Coach di quartiere lo sport gratuito all’aperto diventa motore di inclusione sociale, rigenerazione urbana e cittadinanza attiva.
Un parco cittadino e un gruppo di bambini che gioca. Potrebbe sembrare una normale scena di quartiere, in realtà è un progetto strutturato e lungimirante, che mira a portare attività sportive gratuite nei parchi, coinvolgendo giovani coach volontari e bambini.
Si chiama Coach di quartiere, ed è un’idea semplice ma potente: trasformare lo spazio pubblico in luogo di benessere e relazione, grazie allo sport gratuito e accessibile per tutti.
Sport, gioco e inclusione a cielo aperto
Nato nel 2020 dall’esperienza dell’associazione L’Orma e dell’ideatore Claudio Massa, Coach di quartiere è un progetto che offre attività sportive gratuite per bambini dai 6 ai 13 anni, nei parchi e nelle piazze dei quartieri urbani. A guidarle sono giovani volontari, i coach, che ricevono una formazione dedicata per diventare punti di riferimento positivi.
L’idea alla base è tanto semplice quanto efficace: offrire a bambini e famiglie un’alternativa allo sport competitivo, rafforzare i legami di comunità e valorizzare gli spazi verdi delle città. Tutto questo, a costo zero per le famiglie.
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Una rete che cresce, un impatto che si misura
Coach di quartiere è nato nel 2020 per contrastare l’isolamento sociale, intensificato dalla pandemia. In quattro anni, l’iniziativa è cresciuta molto, coinvolgendo oltre 900 bambini, 350 giovani coach e decine di scuole, associazioni, fondazioni e comuni.
Oggi il progetto è attivo in diverse città, tra cui Milano, Bergamo, Lodi, Modena e Legnano, con l’obiettivo di arrivare presto anche a Roma e Cagliari.
Nel solo territorio del Legnanese, tra il 2022 e il 2025, hanno partecipato più di 320 bambini, affiancati da 130 coach volontari. Le attività si svolgono regolarmente nei parchi, con circa 16 ore settimanali di sport e gioco strutturato.
Ma non si tratta solo di numeri. Uno dei punti di forza del progetto è la misurabilità del suo impatto sociale: i dati raccolti mostrano, infatti, un aumento del benessere percepito nei quartieri, una maggiore partecipazione da parte delle famiglie e un significativo coinvolgimento di bambini che prima non praticavano alcuna attività sportiva.
I coach: giovani che crescono aiutando a crescere
Cuore del progetto sono proprio loro, i coach. Ragazzi e ragazze tra i 16 e i 25 anni che si mettono in gioco per accompagnare i più piccoli. Alcuni sono studenti, altri lavorano, altri ancora sono alla ricerca di un’occasione per ripartire. Tutti ricevono una formazione basata su educazione sportiva, comunicazione e gestione del gruppo.
Attraverso questa esperienza, molti scoprono passioni nuove, rafforzano competenze relazionali e sviluppano un forte senso di cittadinanza attiva. Alcuni, dopo un po’ di esperienza sul campo, diventano playmaker, cioè figure professionali che coordinano le attività e affiancano nuovi volontari.
Coach di quartiere, un modello replicabile e contagioso
Uno degli aspetti più interessanti di Coach di quartiere è il suo modello scalabile. Si basa, di fatto, su una logica di “franchising sociale”, che permette a comuni, fondazioni e enti del territorio di replicare il progetto con il supporto del team centrale. Un modo innovativo di fare welfare: leggero nei costi, forte nell’impatto, capace di creare valore sociale e ambientale a partire da risorse già presenti.
Educazione e sostenibilità, il ruolo degli studenti per un futuro verde
Il progetto è sostenuto da bandi, fondazioni, crowdfunding e dal coinvolgimento delle comunità locali. In questo modo non resta confinato a un’iniziativa isolata, ma diventa patrimonio del quartiere, sostenibile e potenzialmente contagioso.
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