22 Agosto 2026

Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, qual è l’impatto ambientale e cosa contestano comitati e associazioni

Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 porto

Ieri, 21 agosto, si sono aperti i Giochi del Mediterraneo Taranto 2026. La ventesima edizione della manifestazione sportiva ha preso ufficialmente il via e la città pugliese dei due mari si trova davanti a una domanda che va oltre le medaglie e le infrastrutture sportive: quale sarà il bilancio ambientale dell’evento e quale eredità lascerà dopo il 3 settembre?

I Giochi coinvolgono 26 Paesi mediterranei e oltre 4.000 atleti, con competizioni distribuite tra Taranto e altri centri della Puglia.

Ed è proprio l’idea di “legacy”, cioè l’eredità destinata a rimanere sul territorio dopo la conclusione dell’evento, a rappresentare uno dei punti centrali del dibattito.

Taranto 2026 nasce con una promessa di sostenibilità

Il progetto ufficiale dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 presenta la manifestazione come un’occasione di rigenerazione urbana e sviluppo territoriale. Il Comitato organizzatore dichiara di aver adottato un modello regionale e sostenibile basato soprattutto sulla valorizzazione e modernizzazione delle infrastrutture esistenti.

Tra gli obiettivi dichiarati ci sono la riduzione dell’impatto ambientale, la mobilità sostenibile e il coinvolgimento delle comunità locali. Il piano prevede inoltre che gli impianti continuino a essere utilizzati dalla popolazione anche dopo i Giochi.

La stessa impostazione era alla base del progetto originario elaborato da ASSET, l’Agenzia regionale strategica per lo sviluppo ecosostenibile del territorio: utilizzare oltre 40 impianti già esistenti, distribuendo le gare in numerosi comuni, e limitare la costruzione di nuove strutture.

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Un’impostazione coerente con uno dei principi più importanti quando si parla di grandi eventi sportivi: riutilizzare ciò che esiste invece di costruire nuove infrastrutture destinate a diventare successivamente inutilizzate o difficili da gestire.

Ma proprio qui emerge una delle prime contraddizioni sollevate negli ultimi anni.

Nuove infrastrutture e consumo di risorse: il nodo della legacy

Nel marzo 2025 Elio Sannicandro, direttore generale di ASSET, ha pubblicato sul sito dell’agenzia regionale un’analisi molto critica sull’evoluzione del progetto.

Secondo Sannicandro, alcune modifiche apportate al Masterplan originario avrebbero compromesso la coerenza ambientale ed economica dell’idea iniziale. Tra gli esempi citati ci sono la trasformazione del progetto della palestra polifunzionale della Salinella e l’aumento dei costi legati alla riqualificazione dello stadio Iacovone, passati secondo ASSET da 18 a 62 milioni di euro.

Il problema ambientale, in questo caso, non riguarda soltanto il cemento utilizzato per costruire o ristrutturare un impianto. Un grande evento deve infatti essere valutato lungo tutto il suo ciclo di vita: materiali, energia, acqua, manutenzione, trasporti e utilizzo futuro delle strutture.

La domanda è quindi semplice: gli impianti resteranno realmente utilizzati e sostenibili anche quando gli atleti e gli spettatori saranno andati via?

Il Comune ha già consegnato, ad esempio, il nuovo Parco Urbano della Salinella, realizzato con un investimento superiore a 5 milioni di euro e presentato come uno spazio destinato a rimanere a disposizione del quartiere.

È questo il tipo di eredità che potrebbe trasformare un grande evento sportivo in un investimento ambientale e urbano duraturo.

Il Villaggio Mediterraneo sulle navi: la questione ambientale più controversa

Uno degli aspetti più particolari di Taranto 2026 è anche quello che ha suscitato maggiori perplessità sotto il profilo ambientale: gli atleti vengono ospitati su due navi ormeggiate nella Stazione Navale Mar Grande.

La Aroya, arrivata a Taranto il 16 agosto, può ospitare migliaia di persone. A questa si è aggiunta la Romantika, portando la capacità complessiva del Villaggio Mediterraneo a circa 4.500 posti letto.

La scelta è stata motivata dagli organizzatori con ragioni logistiche e di vicinanza agli impianti.

Ma l’idea non è nuova nel dibattito ambientale. Già nel marzo 2025 ASSET aveva espresso “fortissime perplessità” sull’ipotesi delle navi da crociera, sostenendo che la presenza contemporanea di migliaia di persone avrebbe potuto determinare un impatto significativo su un ecosistema marino considerato fragile e richiedere specifici monitoraggi ambientali.

Oggi la questione non è più teorica: le due navi sono effettivamente ormeggiate a Taranto e costituiscono il Villaggio Mediterraneo.

Questo rende particolarmente interessante capire, a consuntivo, quanta energia verrà utilizzata, come saranno gestiti i rifiuti e le acque reflue, quali saranno i consumi idrici e quale sarà l’impatto complessivo della permanenza delle navi nel porto.

Sono dati che, al momento, non risultano presentati in un vero e proprio bilancio ambientale pubblico dei Giochi.

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Ed è probabilmente questo uno dei principali punti da monitorare nei prossimi mesi.

Mobilità: la grande sfida invisibile dei Giochi

Un altro elemento fondamentale dell’impatto ambientale di un evento sportivo è rappresentato dagli spostamenti.

Atleti, tecnici, volontari, giornalisti e spettatori devono raggiungere impianti distribuiti non soltanto a Taranto, ma in altri comuni pugliesi. Il piano ufficiale individua proprio nella mobilità sostenibile uno dei pilastri ambientali di Taranto 2026.

È una scelta importante perché, per i grandi eventi, il trasporto può rappresentare una delle principali fonti di emissioni indirette.

Per questo il vero test della sostenibilità non sarà soltanto vedere qualche navetta elettrica o alcune iniziative di mobilità durante le gare. Sarà capire come si sposteranno quotidianamente migliaia di persone per due settimane e quali emissioni produrrà l’intero sistema di trasporto.

Rifiuti e decoro urbano: l’operazione PuliAmo Taranto

Sul fronte dei rifiuti, il Comitato organizzatore ha promosso il 1° agosto PuliAmo Taranto, una giornata di volontariato realizzata insieme a BioDesign Foundation e all’associazione SiAmo Taranto.

Volontari e componenti del Comitato hanno raccolto rifiuti nel Parco Cimino e nell’area dello stadio Iacovone.

L’iniziativa è interessante perché coinvolge direttamente realtà associative locali e cittadini. Ma mostra anche quanto il tema del decoro urbano sia centrale nell’avvicinamento a un evento internazionale.

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Secondo SiAmo Taranto, durante la pulizia sono emerse criticità concrete, tra cui la presenza di rifiuti e la carenza di cestini in alcune zone vicine alle fermate degli autobus.

Una giornata di raccolta dei rifiuti, naturalmente, non può essere considerata una misura sufficiente per rendere sostenibile un grande evento. Può però diventare un punto di partenza se inserita in una strategia permanente di prevenzione, raccolta differenziata, riuso e riduzione dei rifiuti.

E le associazioni? Più che contro i Giochi, contro un modello di sviluppo

Non emerge una vera e propria mobilitazione ambientalista strutturata e specificamente contro lo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo. Le principali critiche ambientaliste e civiche rivolte alla vigilia dell’evento riguardano piuttosto il modello di sviluppo di Taranto e il rischio che i Giochi diventino una vetrina capace di nascondere problemi ambientali ancora irrisolti.

È il caso del manifesto “Ora definisci Taranto”, promosso nel luglio 2026 da un ampio cartello di associazioni, comitati, cittadini e lavoratori.

Tra i firmatari figurano Genitori Tarantini, Terra Jonica, Coordinamento Cittadino Lido Azzurro, Comitato Quartiere Tamburi, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Comitato Qualità per la Vita, Rete Difesa Fiume Tara, A.N.T.A., Comitato Donne e Futuro per Taranto Libera e PeaceLink.

Il documento mette al centro ambiente, salute, lavoro, paesaggio e partecipazione, chiedendo che le decisioni sul territorio siano sottoposte a valutazioni rigorose e a un maggiore coinvolgimento della cittadinanza.

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E proprio alla vigilia dei Giochi, i promotori hanno sottolineato che non sarebbero sufficienti interventi di facciata: secondo il coordinamento, il rilancio della città dovrebbe passare soprattutto da bonifiche, decontaminazione, messa in sicurezza delle aree compromesse e valorizzazione del mare, del fiume Tara e del patrimonio paesaggistico.

Una posizione che non equivale a una contestazione dei Giochi in sé, ma pone una questione più profonda: quale Taranto resterà dopo Taranto 2026?

La città dell’acciaio davanti a una nuova narrazione

Il tema ambientale assume un peso particolare perché Taranto arriva all’appuntamento sportivo internazionale con una delle più complesse eredità industriali d’Italia.

Alla vigilia dell’inaugurazione, anche i rappresentanti dei lavoratori dell’ex Ilva hanno rilanciato la richiesta di una svolta capace di tenere insieme salute, ambiente e occupazione, sottolineando la necessità di superare il modello produttivo legato al carbone e accelerare la decarbonizzazione.

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È una questione che va oltre i Giochi, ma che inevitabilmente finisce per intrecciarsi con la loro narrazione.

Taranto 2026 vuole infatti presentare al Mediterraneo un’immagine diversa della città: non soltanto acciaio e industria pesante, ma mare, sport, cultura, paesaggio e rigenerazione urbana.

La sfida ambientale è fare in modo che questa nuova immagine non sia soltanto comunicazione.

Il vero bilancio ambientale arriverà dopo il 3 settembre

I Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 hanno quindi due facce.

Da una parte c’è un’organizzazione che dichiara di voler puntare sulla sostenibilità: riuso delle infrastrutture, riqualificazione urbana, mobilità sostenibile, coinvolgimento delle comunità e una legacy destinata a durare oltre l’evento.

Dall’altra ci sono le perplessità espresse da ASSET sulle modifiche al progetto originario, le questioni ambientali legate alle navi del Villaggio Mediterraneo e un movimento civico che chiede che la trasformazione di Taranto non si limiti alle opere visibili prima dell’inaugurazione.

Per capire davvero l’impatto ambientale dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, dunque, non basterà osservare ciò che accade nelle prossime due settimane.

Serviranno dati.

Quanta CO₂ sarà stata emessa? Quanta acqua sarà stata consumata? Quanti rifiuti saranno stati prodotti e quanti recuperati? Quale sarà stato il consumo energetico degli impianti e delle due navi? Quale sarà il bilancio della mobilità? E soprattutto: quante delle infrastrutture realizzate continueranno a essere utilizzate dalla comunità tra cinque, dieci o vent’anni?

È su queste risposte che si misurerà la vera sostenibilità di Taranto 2026.

Perché un grande evento sportivo può certamente essere un acceleratore di rigenerazione urbana. Ma la sua eredità più importante non dovrebbe essere la fotografia di una città trasformata per due settimane. Dovrebbe essere una città migliore anche quando le luci degli stadi si saranno spente.

[Immagine di copertina @ Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto]

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