Sponsorizzazioni fossili nel calcio: il report Football Ignites the World accusa la FIFA per il caso Saudi Aramco e traccia la via dell’UE per vietarle
I grandi eventi calcistici globali muovono passioni, miliardi di persone e, inevitabilmente, fiumi di denaro legati al marketing. Tuttavia, l’edizione della Coppa del Mondo FIFA 2026 passerà alla storia per un primato tutt’altro che lusinghiero: è stata definita la più inquinante di sempre.
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Per restare coerenti con questo la Fifa ha deciso di eleggere Saudi Aramco, colosso mondiale del petrolio, come “Major Worldwide Partner”.
In piena crisi climatica conclamata, la scelta della massima organizzazione calcistica di dare una visibilità planetaria a un gigante dei combustibili fossili è stata duramente contestata dagli attivisti, poiché accusata di legittimandone il business agli occhi dei tifosi e sollevando profonde questioni etiche e ambientali.
Il rapporto Football Ignites the World
A fare luce sulla questione, e a proporre la defossilizzazione del calcio, è il dossier intitolato Football Ignites the World (Il calcio incendia il mondo), curato da un consorzio di associazioni in prima linea per i diritti umani e la sostenibilità: FairSquare, Reclame Fossielvrij, Fossil Free Football e Badvertising.
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Il rapporto lancia un duro atto d’accusa contro lo sfruttamento dello sport più popolare del pianeta come strumento di promozione per le industrie più inquinanti del mondo e lo fa citando i nomi delle aziende coinvolte, come Saudi Aramco.
La leadership dell’Europa nella “defossilizzazione” dello sport
Nel rapporto si dà molto peso al ruolo che l‘Europa potrebbe avere nel processo di defossilizzazione dello sport. Proprio per questo motivo, il 30 giugno questo rapporto è stato oggetto di discussione in sede europea.
L’Unione europea, secondo quanto affermato nel report, possiede la reputazione, l’integrazione politica e i meccanismi normativi adatti per fare da apripista nella transizione ecologica dello sport, seguendo l’esempio di oltre 50 città europee (comprese alcune realtà in Italia) che hanno già bandito la pubblicità fossile.
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Le tre possibili soluzioni per defossilizzare il calcio e lo sport presentate dal report
Il documento programmatico traccia tre strade legislative per raggiungere l’obiettivo.
La prima è la Fossil fuel advertising directive: una direttiva modellata sullo storico divieto della pubblicità del tabacco del 2003, volta a vietare le sponsorizzazioni di aziende fossili.
La seconda è l’European Sports Act, ossia l’introduzione di una legge quadro europea sullo sport per imporre standard minimi vincolanti di governance e trasparenza agli organi di controllo (come Uefa e Fifa), con l’istituzione di un’Agenzia europea per lo sport incaricata di vigilare sul rispetto dei criteri ambientali.
Infine, la Revisione della Direttiva AVMS, ovvero la modifica della Direttiva sui servizi di media audiovisivi per estendere il divieto di trasmissione di spot contrari alla tutela dell’ambiente, oscurando di fatto i marchi fossili dalle emittenti televisive e dalle piattaforme on-demand.
Agire subito, il conto alla rovescia verso il 2030
Nessuna delle tre opzioni è priva di ostacoli politici, ma gli esperti concordano sul fatto che l’opinione pubblica e i media stiano mostrando un’attenzione senza precedenti su come il cambiamento climatico stia riscrivendo le regole del gioco.
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I quattro anni che separano dai Mondiali di calcio FIFA 2030 possono sembrare un tempo lungo, ma nel settore dei grandi contratti pubblicitari equivalgono a veramente pochissimo tempo. Se l’Europa vuole salvare i valori dello sport e proteggere il pianeta, il momento di agire è adesso.
[Foto di Michal Jarmoluk © Pixabay]
