Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è stato approvato dal CIPESS, Italia Nostra critica questa decisione giudicandola impropria, avventata e pericolosa
Lo scorso 6 agosto il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è stato approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione Economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS), ovvero dall’organo collegiale del governo destinato a valutare ed approvare progetti strategici di investimento pubblico.
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Tale decisione ha suscitato allarme e contrarietà in larga parte del mondo politico e della società civile: Italia Nostra, ad esempio, l’ha ritenuta impropria, avventata e pericolosa, “un progetto che definire ‘definitivo’ costituisce una vera e propria mistificazione. Tante infatti sono le incognite, le criticità tecnico-strutturali e sismiche legate a quest’opera. Criticità che non possono non far dubitare sulla sua fattibilità. Un azzardo che rischia di trasformarsi in un disastro economico-finanziario”.
Già il 24 febbraio scorso, la stessa associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale del nostro Paese aveva inviato una nota alla Direzione generale ambiente della Commissione europea, evidenziando le sostanziali criticità riguardanti gli impatti negativi sulle specie protette e sugli ecosistemi individuati nel progetto.
Il Ponte Sullo Stretto
Del Ponte sullo Stretto se ne parla ormai da anni, tanto che la prima norma, risalente al lontano 1971, è stata riavviata dal Governo nel 2022.
Il progetto appena approvato prevede di dar vita al ponte a campata unica più lungo del mondo (3.300 metri), sostenuto da due torri di 399 metri di altezza, che ospiterà tre corsie stradali per senso di marcia, di cui una di emergenza, due corsie di servizio e due binari ferroviari con marciapiedi laterali pedonabili. Circa 40 km di raccordi viari e ferroviari (l’80 dei quali sviluppati in galleria), collegheranno il ponte – dal lato Calabria – all’autostrada del Mediterraneo e alle stazioni ferroviarie di Villa S. Giovanni e Reggio Calabria, mentre dal lato Sicilia alle autostrade Messina-Catania e Messina-Palermo, nonché alla nuova stazione di Messina.
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“Si tratta di una infrastruttura strategica per lo sviluppo del Mezzogiorno e dell’intera Nazione, e di preminente interesse nazionale per il completamento delle reti transeuropee di trasporto. Ha una valenza trasportistica che si può apprezzare in connessione con il parallelo sviluppo delle nuove reti di trasporto nel Mezzogiorno, quali la alta velocità e alta capacità ferroviaria da Salerno a Reggio Calabria, e la velocizzazione e adeguamento tecnologico per le tratte ferroviarie in corso di costruzione o di progettazione, in particolare in Sicilia con la Palermo-Catania, Palermo-Messina, Catania-Siracusa”, si legge nella nota del Governo.
La contrarietà di Italia Nostra
Di parere opposto Italia Nostra, per cui ci troveremmo di fronte ad “un progetto con penali miliardarie a carico dello Stato, che fagocita risorse importanti sottratte ai fondi di sviluppo e coesione destinate alle regioni del Sud Italia. E che, inesorabilmente, devasterebbe due territori, in Sicilia e in Calabria. Insomma: un’opera inutile e dannosa, che non risolve affatto i problemi del trasporto pubblico nelle regioni del Sud e che rischia di assurgere a manifesto, a simbolo delle incompiute. Un progetto paesaggisticamente insostenibile, con effetti devastanti sull’ambiente, sui delicati ecosistemi della straordinaria area dello Stretto di Messina”.
La stessa associazione critica pesantemente il processo che ha portato alla recente approvazione del progetto, ricordando che in Francia, ad esempio, la legge Barnier del 1995 ha istituito il débate public, ovvero un percorso partecipativo non vincolante sui progetti d’infrastrutture nazionali, mentre in Svizzera la realizzazione delle grandi opere viene sempre preceduta da referendum nazionali o cantonali.
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Lo scorso 9 agosto Italia Nostra ha partecipato al corteo “No Ponte” che si è tenuto a Messina. “Ancora una volta noi di Italia Nostra, cittadini, movimenti, associazioni, comitati e forze politiche abbiamo espresso il nostro netto dissenso nei confronti di un progetto tanto velleitario quanto inutile e dannoso. Un progetto ancora indefinito e pieno di incognite, i cui lavori, comunque, se dovessero iniziare, rischierebbero di sfregiare per sempre uno dei paesaggi più straordinari del nostro Paese e inciderebbero pesantemente, e per anni, sulla qualità della vita degli abitanti dello Stretto”, ha commentato Leandro Janni, presidente CR Sicilia di Italia Nostra.
“La costruzione del ponte di Messina – al di là delle criticità tecniche su cui si sono ripetutamente espressi competenti professionisti dei vari settori – si presenta innanzitutto come urgente occasione di riflessione su quale sia l’idea di progresso che anima le attuali scelte politiche. La costruzione del ponte sullo Stretto è questione innanzitutto culturale”, ha ribattuto Annalisa Raffa, presidente Italia Nostra Messina.
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Italia Nostra ha espresso dunque tutta la sua contrarietà alle decisioni calate dall’alto, giudicate scriteriate e irrazionali, sottolineando la necessità di procedere verso un’ecologia integrale che riconosca la connessione profonda tra la dimensione umana e il mondo naturale. “Siamo fermamente contrari al progetto della costruzione del Ponte sullo Stretto perché la realizzazione di quest’opera faraonica, oltre ad essere dannosa e di grande impatto ambientale, significherebbe inevitabilmente distruggere l’ecosistema e la bellezza di un paesaggio unico, divenuto luogo simbolo della biodiversità”, il commento di Angela Pipitò, presidente Presidio Nebrodi di Italia Nostra.
Il “ponte cartolina” non sarebbe dunque altro che “un miraggio di sviluppo legato ad una visione di turismo deteriore che saccheggia, violenta, distrugge”, spiega Raffa, mentre Guglielmo Maneri, presidente di Italia Nostra Milazzo, ha riferito che il ponte non è utile per la zona tirrenica della Provincia di Messina, “perché il transito veicolare e ferroviario dovrà comunque raggiungere il centro città e poi percorrere altri 10 km per raggiungere il ponte aggravando così i disagi. In compenso vengono dirottati fondi indispensabili per infrastrutture sostenibili e messa in sicurezza del territorio. Unica certezza cantieri e poi cantieri nell’intero territorio. Offensive poi le presunte ‘finalità militari’ finalizzate solo ad aggirare garanzie di sicurezza e Piani paesaggistici”.
Impatti negativi su ecosistemi e specie protette
Nella nota già citata in cui invitava la Commissione europea ad esprimere un parere sul progetto, Italia Nostra aveva rilevato in quest’ultimo alcune criticità derivate dall’impatto sugli ecosistemi individuati come perimetri di zone di rilevante interesse naturalistico della Comunità Europea. L’associazione si era dimostrata quindi particolarmente preoccupata per l’impatto sulle componenti ambientali e per le inosservanze della direttiva Habitat (92/43/CEE), strumento di politica attuativa per la rete Natura 2000. Di conseguenza, la nota chiedeva il “non accoglimento alle autorità competenti chiamate alla promulgazione del parere”, motivandolo sulla base delle varie problematiche emerse dallo studio degli atti.
Il progetto interferisce infatti su ben otto Siti di interesse comunitario (SIC), appartenenti alla rete Natura 2000. Tra questi figurano aree di grande valore come i Monti Peloritani, la dorsale Curcuraci, Antennamare e l’area marina dello Stretto di Messina, la Costa Viola, i fondali di Punta Pezzo e Capo d’agri, i Fondali di Scilla, Capo Peloro-Laghi di Ganzirri, la Riserva Naturale del fiume Alcantara e Capo dell’Armi.
Si tratta di aree caratterizzata da una notevole varietà di specie e di habitat, tanto che il progetto del Ponte rischierebbe di avere pesanti ricadute sui flussi ecologici. “Di notevole importanza per l’equilibrio macroregionale è il sistema idrogeologico che avviene nelle modalità dei riflessi marini sulle molteplici interrelazioni ai sistemi di falda ed al loro supporto geologico. Sono stati censiti almeno 24 tipi di Habitat; 79 specie riferibili all’art. 4 della Direttiva 2009/147/CE, ‘Direttiva Uccelli’ ed altre 133 categorie floro faunistiche”, chiarisce Italia Nostra.
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Le preoccupazioni espresse da Italia Nostra non sono rimaste isolate. La Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale (CTVIA) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), infatti, nella sua relazione del 13 novembre scorso metteva in luce le numerose “disattenzioni” nelle valutazioni ambientali e di incidenza del progetto (VIA, VAS e VIncA) ricadenti sul sistema Natura 2000, identificando un “altissimo livello di criticità” superabile solo con un corposo e importante sistema di compensazione-mitigazione. In pratica però tali opere non risultavano progettate, né programmate o valutate nella loro effettiva realizzabilità.
Vista la mancata progettazione delle misure di mantenimento o ripristino degli habitat, per Italia Nostra le procedure della direttiva Habitat dovevano quindi considerarsi disattese. In dettaglio, la CTVIA aveva rilevato 15 note sulle valutazioni d’impatto relative a biodiversità, vegetazione, flora e fauna, oltre ad altre 66 sulle valutazioni di incidenza (VIncA).
Sulla base di queste conclusioni, nella nota di Italia Nostra rivolta alla Commissione europea si giungeva alla conclusione della necessità di ulteriori approfondimenti ed integrazioni nella documentazione riguardante le misure previste per gli impatti sui siti della Rete Natura 2000 e sugli ecosistemi rinvenuti dalla direttiva Habitat.
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Italia Nostra non è l’unica associazione ad essersi mossa. Lo scorso 4 agosto Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF hanno presentato un nuovo reclamo all’Unione europea, ad integrazione di quello già inviato il 27 marzo, poiché per superare l’impasse dell’impatto ambientale del Ponte, giudicato certo, documentato e ammesso dagli stessi proponenti l’opera, “è stata avviata una procedura speciale che consentirebbe comunque la realizzazione del Ponte secondo condizioni precise fissate dalle norme comunitarie, condizioni che però non sono state rispettate”. Più in dettaglio, “la Commissione VIA VAS ha evidenziato gli impatti ambientali che il Ponte produrrebbe e, quindi, per poter procedere all’autorizzazione del progetto nonostante questo incida sui siti Natura 2000, ha prescritto la procedura di autorizzazione in deroga che però prevede tre condizioni ineludibili: l’assenza di alternative rispetto al progetto che produce impatti, la presenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico che lo giustifichino, e interventi ambientali compensativi che bilancino gli impatti che provoca. Secondo Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF tali condizioni non sussistono. Inoltre il modo in cui si è tentato di dimostrare la sussistenza di questi requisiti è stato strumentale per eludere il parere che altrimenti si darebbe dovuto chiedere all’Unione Europea”.
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Per quanto riguarda i motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, il Governo ha fornito valutazioni economiche sul rapporto costi benefici dell’opera, sostenendo inoltre che il Ponte avrebbe un interesse strategico anche per motivi di sicurezza militare, sanitaria e di protezione civile: tutti aspetti fortemente criticati dalle organizzazioni che hanno presentato il reclamo. In presenza di tali motivazioni, però, la procedura viene esentata dal parere comunitario.
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